Missione solidale in Ucraina, la testimonianza di Gennaro Piccirillo, rappresentante degli studenti

Il racconto nell’ambito dell’incontro ‘Game of War’

“Siamo partiti da Napoli, il 16 marzo, con tre autobus e sei van, dopo circa 27 ore di viaggio siamo arrivati al confine tra Polonia e Ucraina. Sono un attivista della carovana #safepassage in Ukraine di Mediterranea Saving Humans, organizzazione che dal 2018 si occupa di ricerca e soccorso a tutela dei diritti umani”, la testimonianza di Gennaro Piccirillo, figura centrale del movimento studentesco Link Studenti Indipendenti, ex rappresentante degli studenti del Corso di Laurea Triennale in Filosofia e attualmente membro del Consiglio degli Studenti della Federico II, durante la tavola rotonda Game of War, organizzata da Link Napoli il 24 marzo presso la sede del Dipartimento di Studi Umanistici in via Porta di Massa. L’incontro ha visto la partecipazione dei professori Gianluca Giannini, docente di Filosofia Morale, Antonio Pescapè, docente presso il Dipartimento di Ingegneria Elettrica e delle Tecnologie dell’Informazione, Pietro Sebastianelli,che insegna Storia delle Dottrine Politiche, e Mario Cosenza, cultore della materia in Filosofia Morale. “Quando siamo arrivati la sera del giovedì, l’aeroporto di Leopoli era stato bombardato ed il cordone umanitario spostato perché quella tratta non era più percorribile”. Il flusso di migranti era stato deviato a causa dei bombardamenti: “pensavamo di trovare migliaia di persone, ma non ci siamo arresi. Ci siamo spostati verso altri campi per mettere in salvo quante più persone possibili”. Sostanzialmente, “la missione vive di due parti: la prima è quella di sostegno al popolo ucraino, il cui obiettivo fondamentale è portare beni di prima necessità a chi è nei campi e a chi si trova oltre il confine. Poi c’è la fase di ritorno, quella che ci ha visto accompagnare oltre 100 rifugiati qui in Italia”,accolti sia dalle istituzioni che dalle persone comuni. A prendere parte all’iniziativa molti volontari, alcuni con esperienze pregresse. Per Piccirillo, invece, è stata la prima missione. Le sue impressioni: “C’è una grandissima organizzazione nei campi profughi. La condizione umana, invece, è disarmante. Per quanto si possa definire tale la condizione in cui versano attualmente donne e bambini”. Piccirillo racconta l’incontro con una donna del Donbass e una ragazza che proveniva da Kharkiv: “mi hanno riferito che il numero dei morti è elevatissimo. Entrambe erano affrante all’idea che ad essere coinvolti ci fossero anche molti bambini”. L’aiuto reciproco è stato fondamentale per portare a termine la missione: “siamo tornati a Napoli con tre pullman pieni di ucraini. Quello che abbiamo visto in quei giorni ha toccato ognuno di noi. È una realtà difficile da spiegare a parole se non la si vive sulla pelle, ecco perché preferisco tenere il racconto sul piano del ragionamento e non su quello dell’emotività che sembra essere la parte che interessa di più”. Vivere in prima persona i disastri causati dalla guerra “mi ha fatto molto riflettere. Tutto questo attivismo dovrebbe riguardare anche altre aree del mondo e non solo l’Ucraina. L’Afghanistan e la Palestina, ad esempio”. L’accoglienza: “non esistono profughi di serie A e profughi di serie B. Vi assicuro che le persone che non hanno la pelle chiara, gli occhi azzurri e i capelli biondi hanno avuto maggiori difficoltà a lasciare il Paese. Proprio come è accaduto ai cinque studenti ecuadoregni che studiavano a Kiev e che sono arrivati con noi a Napoli”. La solidarietà non ha classi: è il messaggio “che #safepassage porta avanti con le sue missioni. Si tratta di un’idea, un concetto che bisogna tenere sempre bene a mente”.

Milena Franzese

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