Scegliere il proprio percorso dopo il diploma è, a tutti gli effetti, il primo vero progetto ingegneristico della vita: richiede visione, metodo e capacità di immaginare il futuro prima che si realizzi. Per gli aspiranti ingegneri della Campania, questa scelta si inserisce in un panorama accademico tra i più ricchi e storici d’Italia. Ma cosa significa, oggi, studiare Ingegneria all’ombra del Vesuvio? Significa soprattutto accedere a una palestra di flessibilità mentale che non ha nulla da invidiare ai grandi politecnici internazionali.
Lo dimostrano le storie di tre ingegneri laureati presso l’Università Federico II che, partendo da differenti percorsi accademici (Ingegneria Elettronica, Ingegneria Meccanica e Ingegneria Informatica), hanno saputo costruire solide carriere manageriali ed imprenditoriali, muovendosi dalla Puglia fino alla culla dell’innovazione mondiale, la Silicon Valley, senza mai spezzare il cordone ombelicale con la propria terra d’origine.
La competenza ‘acceleratrice’. Il viaggio verso il successo comincia sempre dall’acquisizione di un metodo. Spesso i ragazzi temono la mole teorica dei primi anni dei percorsi di Ingegneria: matematica, fisica, geometria – montagne di teoremi che sembrano distanti dal mondo del lavoro. Ma la verità è che quella teoria si trasforma nel più potente ‘acceleratore di carriera’ esistente, dona la lucidità necessaria per governare la complessità.
A testimoniarlo è Antonio Visconti, fondatore e CEO di Sobereye inc e Sobereye Italia che, dal suo osservatorio californiano, evidenzia la fiducia trasmessa dal percorso accademico napoletano: “Ingegneria mi ha fornito basi scientifiche solide e un metodo per analizzare e risolvere problemi complessi. Soprattutto, mi ha dato fiducia nell’affrontare sfide nuove e incognite senza paura”.
Giuseppe Grauso, fondatore e CEO di LMA e IWT, spiega che il rigore matematico si traduce direttamente in capacità decisionale sul campo: “Frequentare corsi di Ingegneria mi ha permesso di acquisire metodologie di analisi per affrontare con successo le problematiche che ho incontrato in ambito lavorativo”.
Tuttavia, il metodo da solo non basta se privato del fattore umano. Gianfranco Palmiero, Fondatore e CEO di Gam Engineering e Flyber, ricorda come il vero segreto risieda nella capacità di vivere l’accademia a 360 gradi: “Il vero segreto? La partecipazione attiva alla vita universitaria e il dialogo continuo con colleghi e professori”. Un’attitudine al confronto che diventa indispensabile quando si varcano le porte delle aziende, dove i calcoli lasciano il posto alle relazioni.
Oltre l’arido cliché.
Esiste un vecchio stereotipo duro a morire: l’idea che Ingegneria sia una scelta arida, fatta di solitudine, formule polverose e isolamento sociale. Niente di più lontano dal vero. Nelle dinamiche aziendali contemporanee, l’ingegnere è un ‘catalizzatore’ di relazioni, un leader capace di ascoltare e fare sintesi. Palmiero ribalta la prospettiva, spiegando che l’isolamento non è una condanna del percorso, ma una scelta individuale da evitare: “L’aridità e l’isolamento sono figlie di una mancanza di focus e della mancata interazione con colleghi e professori”.
Gli fa eco Grauso: “Ingegneria non è un percorso arido fatto solo di calcoli e isolamento. È sicuramente un percorso difficile che è possibile superare con applicazione e caparbietà”. L’ingegneria moderna si configura così come un’attività corale, dove la vera forza sta nell’unione di menti diverse, un concetto espresso chiaramente da Visconti: “In azienda ho capito che l’ingegneria è soprattutto collaborazione: trasformare problemi complessi in soluzioni utili, ascoltando clienti, team e partner”.
La resilienza meridionale come scuola globale. Il legame con il territorio d’origine non è un vincolo, ma un vantaggio competitivo straordinario. La Campania e l’intero Mezzogiorno sono palestre di vita in cui l’assenza di certezze immediate costringe a sviluppare una flessibilità fuori dal comune, un ‘quid’ in più apprezzato a livello globale. Palmiero difende con orgoglio le potenzialità dei talenti locali: “La Campania Felix costituisce il miglior terreno per la coltivazione di talenti che il mondo ci invidia sin dai tempi del 700 napoletano”.
Questa visione è pienamente condivisa da Grauso, che ricorda l’eccellenza e l’attrattività dei poli industriali della regione: “Laurearsi in Campania e nel Mezzogiorno è un valore aggiunto”. Chi impara a fare impresa o a fare il manager in contesti storicamente complessi acquisisce una marcia in più, una resilienza che Visconti descrive come una risorsa preziosa per scalare i mercati internazionali: “Crescere in un contesto dove nulla è scontato insegna resilienza, creatività e capacità di trovare soluzioni. Le difficoltà superate diventano competenze preziose per affrontare sfide imprenditoriali più grandi”.
Le rotte del futuro, governare l’IA. Per i ragazzi che si iscrivono ad Ingegneria, le opzioni sono tantissime: dall’informatica all’automazione, dalla meccanica all’elettronica. Ma quali sono i macro-trend reali da osservare con attenzione? I confini delle discipline si stanno fondendo e la differenza la farà la capacità di interpretare il cambiamento.
Grauso suggerisce di non perdere di vista l’aspetto organizzativo, pur considerando i settori di frontiera: “Ingegneria Gestionale riveste ancora un ruolo primario per chi aspiri ad una carriera manageriale. Biomedica, ma anche Aerospaziale sono sicuramente percorsi che prenderei in considerazione”. In un mondo dominato dai dati, le competenze legate alla digitalizzazione saranno un pilastro perenne, come sottolinea Palmiero: “In un mondo sempre più interconnesso ed automatizzato ci sarà sempre spazio per ragazzi curiosi e intraprendenti”.
La vera rivoluzione, tuttavia, non sarà nell’uso passivo delle nuove tecnologie, ma nella capacità di guidarle. Visconti pone l’accento sulla centralità del pensiero umano applicato alle macchine: “L’IA è il macro-trend da mettere al centro, in ogni disciplina. Ma la vera competenza sarà il pensiero critico: saper formulare problemi, valutare risultati e usare l’IA nel lavoro quotidiano diventerà essenziale”.
I tre mentor concordano su un punto: l’università richiede determinazione, ma anche l’intelligenza di non isolarsi. Il segreto è mantenere dritta la barra del timone senza lasciarsi scoraggiare dai fallimenti momentanei, l’ammonimento di Grauso è un manifesto alla tenacia: “Cosa non fare: abbattersi alle prime difficoltà o nel caso di un esame non superato. La caparbietà e il desiderio di raggiungere i propri obiettivi sono le armi vincenti”.
Palmiero esorta invece a vivere il tempo dell’università come una stagione di crescita totale, non solo accademica: “Evitare di chiudersi, investire sul confronto, sano, con tutti, studenti e professori”. Trasformare l’errore in una formidabile opportunità di crescita, la sintesi affidata alle parole di Visconti, che trasforma l’errore in una formidabile opportunità di crescita: “Gli errori sono inevitabili, ma diventano preziosi se li trasformi in apprendimento. L’attitudine su cui investire è la resilienza: non scoraggiarsi, imparare e guardare sempre avanti”.
Luca Genovese
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