Carlo Lizzani, regista-scrittore, racconta al Suor Orsola il suo viaggio nel secolo breve

Classe 1922. Scrittore, giornalista, regista, attore, sceneggiatore e produttore cinematografico, vincitore di due David di Donatello e un Nastro d’Argento. Grand’Ufficiale dell’Ordine e Cavaliere di Gran Croce al merito della Repubblica Italiana. E’ il ritratto di Carlo Lizzani, uomo di grande cultura che ha attraversato la storia del nostro Paese conferendole un’impronta inconfondibile con lo stile tollerante e sarcastico delle sue opere. Ha voluto raccontare un po’ di se e della sua storia nel corso dell’incontro a lui dedicato giovedì 8 maggio presso il Suor Orsola. L’incontro, intitolato “Nel secolo breve”, prende spunto dall’ultimo libro pubblicato dall’autore “Il mio lungo viaggio nel secolo breve” presentato alla scorsa Biennale di Venezia dove si racconta con una spontaneità disarmante. “A chi mi chiede cosa sia per me il cinema rispondo semplicemente: un lungo ozio senza un attimo di tregua”, dice il regista italiano che, come un fiume in piena, racconta la sua vita. “Non avrei mai pensato di fare l’attore, ma, come spesso accade, le cose succedono quasi per caso. Il cinema mi ha aiutato a capire la storia del mio Paese, analizzando i singoli microcosmi ho potuto toccare con mano la realtà. Il neorealismo che da sempre è presente nelle mie opere mi ha accompagnato già nell’età adolescenziale. Due sono i libri che mi hanno segnato la vita: ‘La storia della letteratura’ di Francesco De Sanctis e ‘Le memorie’ di Lorenzo da Ponte, libro scoperto in gioventù e che mi ha mostrato le bellezze del mondo dello spettacolo. Ho sempre sognato di poter girare un film che racchiudesse l’emblema di questo libro, purtroppo non ci sono ancora riuscito”. Lizzani ama definirsi più uomo di penna che di set ma nel suo curriculum troviamo film e amicizie che farebbero impallidire i più noti registi oltreoceano. Riso Amaro, Achtung! Banditi!, Cronache di poveri amanti, Celluloide alcuni dei film in cui ha rivestito il ruolo di attore o regista vantando collaborazioni con Marcello Mastroianni, Silvano Mangano, Gina Lollobrigida, Peppino de Filippo, Ugo Tognazzi, Alberto Sordi, Ettore Scola, Roberto Rosselini, Pasolini, Visconti, Moravia. “Il cinema conserva un fascino ed un’attrattiva che è propria di ogni evento culturale- continua l’autore- Il cinema stesso può essere costruttore di realtà come soggetto e supporto della realtà stessa e poi è principalmente terreno di domande. Era senso comune dell’epoca dire che il neorealismo producesse film brutti; in realtà questa corrente metteva allo scoperto le risposte più crude alle domande che spesso si fanno ma di cui si teme una risposta”. Da uomo di spettacolo non può mancare un commento sulla televisione italiana “la peggiore europea, se non del mondo, con pochi programmi culturali che annaspano nel marasma generale”. 
Il libro, autobiografico, attraversa più di sessant’anni di storia con intrecci politici e cinematografici. Ne emerge un ritratto di un uomo di sinistra che rimpiange i vecchi leader del passato ma che volge comunque uno sguardo positivo al presente. “Il passato nel libro non appare deformato, è solo il mio punto di vista, un lungo viaggio che mi ha dato la possibilità di guardarmi in fondo e di capirmi.  Mi sono riappacificato con me stesso”. “Ho iniziato questo lavoro all’età di vent’anni, prima collaborando con riviste come ‘Cinema’ e ‘Bianco e Nero’, poi sono entrato nel mondo del cinema nel 1946 sceneggiando ‘Il sole sorge ancora’ di Aldo Vergano. Ho vissuto, ma mi sarebbe piaciuto ad esempio viaggiare di più, imparare più cose sulle altre culture e farle mie”. 
La platea è rapita dal carisma di Lizzani. Il prof. Giuseppe Galasso, professore emerito di Storia Medievale e Moderna presso la Federico II, appare quasi commosso nell’aver presentato una figura così autorevole. “Ho avuto la fortuna di conoscere Carlo Lizzani alla Biennale di Venezia del 1973-racconta- Un grande uomo di cinema, un amico di cui potersi fidare, di una lealtà disarmante, dotato di grande senso pratico e di coraggio. La Biennale all’epoca veniva da una profonda crisi e lui con coraggio, da direttore della sezione cinema, cominciò a rilanciarla. Nel 1980 fece ripristinare i premi che erano previsti nel passato. E’ un onore averlo qui come ospite”. Il suo libro “ scritto con raro equilibrio, offre la visione di un uomo che si è riappacificato con se stesso e ha il dono di capirsi e capire gli altri”.
Susy Lubrano
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