Cinese: tanti iscritti, aule piccole e pochi docenti

I corsi di Lingua e letteratura cinese sono fra i più gettonati all’Orientale, ma forse non tutti se ne sono ancora accorti!. A dispetto di un sempre crescente numero di iscritti, infatti, non aumenta il numero di aule e di lettori. Fioccano, allora, le lamentele da parte di studenti e professori.
“Quest’anno ho iniziato più tardi le lezioni in segno di protesta per l’insufficienza di aule – afferma la prof.ssa Maria Cristina Pisciotta, docente di Cinese presso la Facoltà di Lettere – Alla fine ci hanno accontentato ed assegnato le aule più grandi, ma questo è solo un provvedimento provvisorio. Si dovrebbe già pensare a trovare soluzioni per il prossimo anno”. Il trend positivo che ha investito le iscrizioni alla cattedra di Cinese è destinato ad aumentare: “il cinese ha sempre avuto numerosi iscritti -ricorda la docente – ma non così tanti. Quest’anno siamo arrivati ad avere 300 studenti solo per il primo anno, il che rendeva impossibile svolgere le lezioni nelle piccole aule che ci erano state assegnate. Abbiamo suddiviso gli studenti in due classi ma queste andranno ulteriormente smembrate perché anche così sono troppi. Il cinese deve essere spiegato con attenzione e i ragazzi vanno seguiti uno ad uno”.
Accanto al problema aule, quello dell’organico docente. “Una questione storica – sottolinea la prof.ssa Pisciotta- che per la cattedra di cinese si fa ancora più critica se si pensa che abbiamo solo due lettori madrelingua. Non è facile portare avanti accordi su questo punto con la Cina Popolare. Una soluzione si potrebbe trovare contattando cinesi che vivono in Italia, ma il problema, in questo caso, sarebbe nella loro scarsa pratica nell’insegnamento”.
Per ora l’unica soluzione praticabile sembra sia intensificare l’impegno, aggiungendo anche ai contratti dei lettori delle ore straordinarie e lavorando su diversi gruppi di studenti fino a tarda ora.
“Il Cinese all’Orientale sta assumendo un ruolo sempre più importante. Gli studenti sono attratti dalle prospettive occupazionali e quindi scelgono di studiare questa lingua. E’ necessario dunque che le istituzioni ne prendano atto”.
La prof.ssa Pisciotta con la sua collega Marina Carletti, chiede, quindi, una intensificazione della cooperazione con le università cinesi ed una maggiore attenzione del Ministero attraverso un incremento delle borse di studio per la mobilità studentesca.  “Il 7 dicembre, per la prima volta, l’Ambasciatore italiano in Cina, prima di partire per il suo incarico, ha voluto incontrare il Rettore dell’Orientale e i docenti di cinese – spiega la prof.ssa Pisciotta- per chiederci quali problemi ci fossero e quali accordi era necessario portare avanti. Un evento per noi molto significativo. Da parte delle università cinesi c’è una forte propensione agli scambi con la nostra Università, anche nel post-laurea. Il problema è che le borse di studio previste dal Ministero si rifanno ai dati sulle iscrizioni di almeno 5 anni fa, quindi non più veritieri: i 24 posti previsti, adesso non sono più sufficienti”.
Valentina Orellana
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