Giurisprudenza cerca la convergenza su un solo nome

Il decano Paolo Tesauro non ha ancora indetto le elezioni del nuovo Preside e la Facoltà non sembra aver ancora trovato un accordo sul nome verso il quale far confluire il consenso unanime, com’è da tradizione a Giurisprudenza Federico II. Dall’inizio dell’anno ad oggi si sono fatti i nomi di Fernando Bocchini, che proprio attraverso un’intervista ad Ateneapoli ha manifestato la sua disponibilità a ricoprire l’incarico; di Sandro Staiano, che con una lettera ufficiale aveva comunicato pubblicamente la medesima disponibilità, ritirandola però dopo poco a causa di vicende personali; di Lucio De Giovanni, Mario Rusciano, Andrea Amatucci, questi ultimi meno espliciti nel dichiarare la loro volontà di ricoprire l’incarico. Il prof. Mario Rusciano, docente di Diritto del lavoro e presidente della Commissione didattica, ha peraltro recentemente inviato una lettera al decano, e per conoscenza a tutti i membri del Consiglio di Facoltà, per chiedere la convocazione di una Conferenza durante la quale discutere il profilo e il futuro della Facoltà. Il professore ritiene che “soltanto attraverso un simile confronto la Facoltà medesima potrà, prima, ridefinire la propria identità storico-culturale, proiettandola nel futuro, e, poi, individuare il primus inter pares, cui affidare la custodia e lo sviluppo di tale identità”. Perché il preside, come il prof. Rusciano precisa ad Ateneapoli, non è una docente che va a conquistare una posizione di potere, bensì un primus tra docenti sul suo stesso piano, che ritengono di affidargli un compito perché ha dimostrato di avere la possibilità, il tempo, la voglia, l’entusiasmo di portare avanti. “I docenti, a parte il limite del tempo definito (l’eletto preside che era docente a tempo limitato deve abbandonare questa forma e optare per il tempo pieno, ndr) sono tutti eleggibili. E bisogna accertare i contenuti di un progetto prima di parlare delle persone. Voi giornalisti cadete nell’errore di cercare subito dei nomi, ma la priorità per noi è di individuare la direzione, condivisa, che la Facoltà deve prendere”. Per Rusciano i contenuti del progetto ruotano intorno a una “domanda di formazione senza precedenti dei nostri studenti”. Ci spiega: “bisogna elevare il livello dello studio, stimolare la sensibilità degli studenti in tutti i modi, valorizzare il merito e rafforzare i rapporti tra il mondo universitario e il mondo professionale post-lauream”. Ma lei sarebbe disponibile a lavorare per la realizzazione di questi obiettivi ricoprendo la carica di Preside? “Siamo al servizio della Facoltà”, è la risposta. Dal clima che si respira in Facoltà pare di capire che questa sarebbe anche la risposta degli altri docenti di cui si parla come probabili candidati alla presidenza. Se lo chiede la Facoltà unanimemente, si accetta. E’ questo il punto: si vogliono evitare candidature contrapposte. Il nome del prof. Andrea Amatucci, 70 anni, già preside (giovanissimo, a soli 35 anni) della Facoltà di Scienze Politiche e due volte Pro-rettore, studioso apprezzato a livello internazionale, è venuto fuori proprio perché si cercava una personalità autorevole e di esperienza nel caso in cui non ci si riuscisse a mettere d’accordo su nessuno. E il prof. Bocchini avrebbe affermato l’intenzione di ritirare la propria candidatura qualora Amatucci scendesse effettivamente in campo, sia per evitare candidature contrapposte che per un attestato di stima nei suoi confronti. Giurisprudenza cerca la coesione attorno al nome del candidato preside, ma non l’ha ancora trovata. Tra l’altro, l’autocandidatura, come scrive il  prof. Rusciano, “potrebbe prestare il fianco a più di un rischio, specie a quello di creare spaccature innaturali, fondate cioè non su legittime ed utili divergenze culturali e/o gestionali, bensì su personalismi, opportunismi, veti incrociati, talora persino pettegolezzi”. “E invece”, si legge ancora nella sua lettera, “mai come oggi, la Facoltà ha bisogno, da un lato, della massima coesione e, da un altro lato, di confronti chiari tra i suoi componenti”. Diversi docenti hanno già risposto alla comunicazione del presidente della Commissione didattica, dicendosi in sintonia con il suo pensiero.
Sara Pepe
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