Il prof. Montella: biforcazione ad y tra un percorso passante ed uno professionalizzante

La figura dell’ingegnere civile è una delle più classiche. Anche se ognuno con una sua caratterizzazione specifica, i Corsi dell’area Civile ed Ambientale (Ingegneria Civile; Ingegneria dell’Ambiente e Territorio, Ingegneria Gestionale dei Progetti e delle Infrastrutture, Ingegneria Edile, Ingegneria Edile e dell’Architettura -l’unico di durata quinquennale ed a numero programmato-) si occupano tutti di formare esperti nella costruzione e nella gestione delle infrastrutture civili.
E’ sempre molto presente per gli studenti dell’area, come per tutti gli iscritti ad Ingegneria,  lo studio di materie di base come Analisi I e II, Fisica, Geometria, Chimica, Informatica e Architettura Tecnica.
“Per quanto riguarda il primo anno- spiega il professor Bruno  Montella, Presidente di Area- si da molta importanza a tutte le discipline di base. Molti studenti vedono queste discipline, come la matematica, inutili o avulse dal generale percorso di studi che hanno scelto, e quindi possono finire per trascurarle. Devono, invece, capire che la matematica è uno strumento e voler affrontare gli studi ingegneristici senza conoscerla a fondo è come voler misurare un tavolo senza avere il metro.  Anche esami che ad un ragazzo del primo anno possono sembrare inutili sono, invece, essenziali: sono lo strumento indispensabile per poter affrontare gli insegnamenti successivi”.
Se il segreto per superare il primo anno di corso è, dunque, quello di avere solide basi consolidate alle scuole superiori e di non sottovalutare i primi esami, la strada giusta da seguire per i successivi due anni dipende tutta dalle attitudini del singolo. “Dopo un primo anno in comune per tutti i corsi dell’area, anche se ognuno con qualche esame caratterizzante ma equipollente in termini di  crediti,- aggiunge Montella- al secondo anno lo studente si troverà ad un bivio. Secondo il nuovo decreto 270 abbiamo, infatti, previsto una biforcazione ad Y tra un percorso passante ed uno professionalizzante. Nel percorso passante, diretto verso il biennio di specializzazione, saranno affrontate discipline propedeutiche alla specialistica e verrà dato meno peso all’esame di laurea triennale; il percorso professionalizzante, invece, si concentrerà su attività di laboratori, tirocini, a cui verrà dedicato tutto l’ultimo semestre, per formare un ingegnere che abbia anche quelle competenze immediatamente spendibili sul mercato. In questo percorso, dunque, lo studente verrà indirizzato verso l’imparare a fare – ad esempio, attraverso lo studio di programmi come il CAD, gli strumenti topografici come il GPS, o ancora prove di laboratorio, analizzando ad esempio come si rompe o perché si rompe un provino- formando una figura a livello quadro negli impianti civili”.
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