Le donne imprenditrici nel settore turistico si raccontano

Donne imprenditrici in un settore dinamico e mutevole come il turismo. È stato l’argomento al centro del convegno, moderato dalla prof.ssa Valentina Della Corte, organizzato dall’associazione studentesca AIESEC, che ha presentato il suo programma di stage e iniziative sul tema, per il prossimo anno, dinanzi alle tantissime studentesse che affollavano l’Aula Azzurra di Monte Sant’Angelo martedì 1° aprile. 
“Finché sono stata all’università è andato tutto bene. I problemi sono cominciati quando sono entrata nel mondo del lavoro” racconta Antonietta Sannino, direttore generale UnicoCampania, ideatrice e amministratore delegato della CitySightSeeing. Ingegnere civile, laureata con lode negli anni ’70, prima donna italiana ad essere nominata dirigente dell’esercizio ferroviario. Nei primi anni ’90 è stata direttore dei lavori della Metropolitana Collinare. “Al mio primo concorso, la commissione, di soli uomini ha fatto di tutto per mettermi in difficoltà. Non avevano nemmeno guardato il mio curriculum, non si erano accorti della lode che mi metteva automaticamente in testa alla graduatoria. Così ho vinto e per tutta la vita ho dovuto rompere le consuetudini. Da quando ho rifiutato il posto d’ufficio che volevano darmi, ‘per agevolarmi e permettermi di fare anche la mamma’, a quando mi sono assunta la responsabilità di redigere la relazione di un grave incidente, a quando nel ’98 ho rifiutato il posto da dirigente più pagato delle Ferrovie, perché avevo capito che avrei dovuto seguire linee che non condividevo”. È a questo punto che nasce l’idea di mettersi in proprio, creando un servizio di trasporto atipico, metà taxi e metà servizio pubblico, non legato alle prenotazioni. Una scommessa vinta, che oggi si è estesa anche alla Penisola Sorrentina. “È vera occupazione, vive degli introiti ed offre la possibilità a tanti giovani di crescere a contatto con un mondo bello come quello turistico. È questo che trasforma una città, in una città turistica”.
La seconda testimonianza importante della giornata è quella di Clelia Santoro. Lucana, laureata in Giurisprudenza, ex promotore finanziario. Sei anni fa ha fondato il ‘Costantinopoli 104’, un albergo nato recuperando un’antica residenza abbandonata del centro storico, che dopo solo quattro anni di vita, ha ricevuto il riconoscimento del Touring Club Italiano, come miglior albergo del Mezzogiorno. “Le condizioni ambientali di questo, come di qualsiasi centro storico, non sono ottimali, ma piacciono ad una clientela di nicchia. Realizzare questa impresa ha richiesto molta fatica e coraggio. È una dimora storica nella quale l’ospite può godere di una raffinata accoglienza e di servizi dalla qualità elevatissima. Questo differenzia l’offerta e, insieme ad un grosso lavoro in internet, aiuta ad essere vincenti in termini di prenotazioni”. Punti di forza, rigidità nelle procedure e lavoro di squadra. “Sono sempre sul campo e questo paga in un’impresa turistica, perché le emergenze ci sono sempre e devono essere risolte immediatamente. Se non premi i tuoi collaboratori e non trasferisci loro le tue conoscenze, non si va avanti”. L’iter burocratico che deve affrontare chi vuole fare impresa, è faticosissimo a causa del difficile accesso al credito e ai finanziamenti erogati solo quando l’impresa è già esistente. Inoltre, non esistono organismi di interfaccia, o una rete di imprenditori del settore. “Insisto molto per crearne nella sezione Turismo del direttivo dell’Unione Industriale. In questo modo la strada sarebbe in discesa, soprattutto perché nel settore turistico c’è davvero la possibilità per le donne di riuscire. Grazie al nostro gusto del bello, alla nostra capacità di guardare il territorio in un modo che agli uomini non verrebbe mai in mente”. 
Le donne 
come risorsa
“Le ragazze sono consapevoli delle lotte che sono state necessarie per delle conquiste che credevamo acquisite e che invece vediamo rimesse in discussione. La Costituzione riconosce a tutti l’uguale diritto di accedere agli incarichi elettivi, ma, nei fatti, lo sappiamo, le cose non stanno così” dice nel suo intervento Valeria Valente, assessore comunale ai Grandi Eventi che mette in guardia dai pericoli che avverte con maggior preoccupazione. Sempre più di frequente si discute delle donne come risorsa, soprattutto al Sud, e il mondo economico ha capito che, assumere donne, moltiplica i consumi. Il timore è che ci si possa dimenticare delle donne come individui che reclamano specificità. Declinare il mondo per due generi e destrutturare i modelli, sono gli imperativi del futuro, “soprattutto perché queste considerazioni economiche vengono da chi è ora al governo, cioè gli uomini. Quella femminista è stata la più grande rivoluzione dell’ultimo secolo, ma siamo ancora nella fase in cui, troppo spesso, le donne si accolgono ma non si riconoscono”. 
“Le aziende devono essere competitive e chiedono a tutti di lavorare sempre di più. Come si può fare?” domanda uno studente. Imparare a dare maggior valore alla qualità del lavoro, piuttosto che al tempo e imparare a fare un reale bilancio costi e benefici, valutando l’importanza dell’apporto delle donne. Questa è la risposta della Valente condivisa anche dalla sua collega, l’assessore provinciale al Turismo Giovanna Martano. Che racconta: “mi sono trovata a fare delle scelte quando una mia preziosa collaboratrice è andata in maternità. Ho dovuto fare i conti con questo disagio e con le mie contraddizioni, ma sapevo che nessun uomo avrebbe svolto il suo lavoro allo stesso modo. Nessun genere è superiore, ma pochissimi uomini, nel corso della loro vita, si sono trovati a dover scegliere tra carriera e paternità. Questa, invece, accade sempre nella vita media di una donna ed è una cosa che dilania l’identità di una persona”. Un segnale di queste difficoltà, è nel confronto tra le persone che usufruiscono del congedo parentale. Ne usufruiscono gli uomini. Le donne, invece, vi ricorrono in percentuali risibili. “Mancano gli asili nido, sia pubblici che aziendali. Il problema è culturale. Si continua a pensare che i figli siano un problema delle donne e non un evento naturale e un valore sociale, che deve entrare nei luoghi in cui agiamo, come bene sia degli uomini che delle donne. È arrivato il momento che le aziende, sia pubbliche che private, scelgano di essere produttive considerando che il mondo è cambiato”. 
“Ho avuto due figlie e non ho mai detto che i miei tempi non andavano bene per il lavoro. I figli sono del padre e delle madre. È quello che ho affermato dal mio primo giorno di lavoro. Non esiste più che si accolli tutto la donna”, conclude l’ing. Sannino. 
 Simona Pasquale
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