“Hanno cambiato le regole di gioco, a gioco in corso”

“A Lingue, culture e istituzioni dei Paesi del Mediterraneo le iscrizioni calano per la cattiva organizzazione del corso di laurea, non certo perché c’è sovraffollamento nelle aule o perché c’è un esame difficile da superare, come invece sostiene il suo presidente, il prof. Francesco Lazzari”. Una dichiarazione perentoria quella di Anita Magno, siciliana di Messina giunta in quel di Napoli “perché il Corso mi attraeva tantissimo. Peccato che non abbia affatto soddisfatto le aspettative, perché col passare degli anni è stato completamente snaturato e oggi mi ritrovo con una laurea triennale, conseguita lo scorso novembre, che mi ha dato una formazione a metà”. 
Eppure la Facoltà di Lettere aveva visto bene quando cinque anni orsono decise di inserire Lingue, culture e istituzioni dei Paesi del Mediterraneo nel suo borsino di lauree triennali: sin da subito, infatti, il Corso cominciò ad attrarre un numero crescente di studenti, forte dell’unicità della sua offerta formativa che consente di studiare contemporaneamente alcune delle tredici lingue dell’area del Mediterraneo e discipline tipiche della scienza politica e delle relazioni internazionali. Si arrivò così al boom di iscritti di un paio d’anni fa, ben 223 rispetto ai 64 iniziali. Nel 2005/06, poi, l’improvvisa battuta d’arresto, con un calo del 30% nelle immatricolazioni (passate a 155) che ha in parte vanificato il tentativo della Presidenza di fare proseliti arricchendo il Corso con tre nuovi laboratori e lezioni on line per i neoiscritti. Intervistato da Ateneapoli lo scorso dicembre sul perché della diminuzione degli studenti, Francesco Lazzari, presidente del Corso, ci parlò di “due ordini di ragioni diverse: carenza di docenti di lingue e un corso d’Inglese un po’ troppo impegnativo”.
Letteratura araba
da autodidatti!
Disorganizzazione cronica: questo, invece, l’unico motivo della contrazione secondo Anita ed i colleghi di cui si fa portavoce. A sostegno della sua affermazione, Anita cita diversi episodi. “Il nostro piano di studi prevedeva due laboratori d’Inglese da quattro crediti ciascuno, l’uno al secondo anno, l’altro al terzo. Ebbene, questi corsi non sono mai stati attivati, nonostante le nostre reiterate richieste. Poi il colpo di scena: i due laboratori si sono trasformati in un’annualità d’Inglese, che è un esame molto più teorico delle prove laboratoriali. Insomma, ci hanno cambiato le regole del gioco mentre il gioco era in corso”. Situazione che si è ripetuta con l’esame di Storia contemporanea del Mediterraneo, un fondamentale del secondo anno. “Devo essere onesta – racconta Anita – ho scelto Lingue, culture e istituzioni dei Paesi del Mediterraneo principalmente per questa disciplina. D’improvviso, però, al secondo anno ho scoperto che era stata sostituita con Storia contemporanea”. Per Anita e i suoi colleghi il culmine è stato raggiunto con la questione del corso di Letteratura araba, “che avremmo dovuto seguire al terzo anno, ma che invece non è mai partito. Ci siamo così formati da autodidatti, malgrado Arabo sia la nostra prima lingua”.
“Ci sentiamo 
disorientati
più che formati”
Vane le proteste degli studenti, avanzate a più riprese nel corso degli anni. “La rappresentanza studentesca è stata totalmente assente, per cui abbiamo agito da soli. A gruppetti di quindici ci siamo rivolti al Preside, all’epoca il prof. Giovanni Cerri, e ai vecchi presidenti di corso di laurea, tra cui Luigi De Matteo, ma ognuno di loro faceva da scaricabarile. Inutile dire che questo continuo cambio di presidenza ha contribuito a danneggiarci. Né è stato più proficuo il rapporto con l’ufficio di Presidenza, i cui impiegati ci hanno sempre trattato con estrema arroganza”. “Insomma – tuona Anita – c’era d’aspettarselo, perché siamo state vittime di una disorganizzazione disastrosa che ha indotto validissimi docenti come Marina Giaveri, inizialmente coordinatrice del Corso, Ambrogio Borsani e Gabriella Moscati Steindler ad abbandonare il progetto. Col passar del tempo, infatti, i piani di studio sono stati modificati, l’offerta didattica si è impoverita e ci siamo ritrovati con una laurea triennale diversa dal disegno originale. In altre parole, più che formati ci sentiamo disorientati perché non abbiamo ben capito per quale tipo di lavoro abbiamo studiato”.
Delusi e amareggiati, i circa cinquanta laureati triennali del Corso hanno fatto cerchio e tutti – tranne tre – hanno deciso di abbandonare Lettere e iscriversi ad una Specialistica di un’altra Facoltà. “Il punto è che la Specialistica in Relazioni culturali e sociali nell’area del Mediterraneo non è coerente con la nostra triennale, perché prevede il solo curriculum economico rispetto ai tre contemplati nel percorso di primo livello. Personalmente, ho preferito la Specialistica in Scienze delle lingue, storia e cultura del Mediterraneo e dei Paesi islamici della Facoltà di Studi Arabo-Islamici, Facoltà che mi sembra molto più organizzata e corredata di un ufficio di Presidenza molto più cortese ed attento alle esigenze degli studenti”. 
Paola Mantovano
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