“Oggi in cattedra siamo noi”

Studenti in cattedra per raccontare le loro esperienze di studio. Facendolo alla loro maniera, con entusiasmo ed allegria. Una giornata assolata per celebrare – a ridosso delle freddolose feste natalizie nella Chiesa di San Marcellino e Festo, all’interno del Chiostro di San Marcellino – gli studenti della Laurea triennale in Scienze Geologiche e della Specialistica in Geologia e Geologia applicata, chiamati ad illustrare la loro avventura da tirocinanti a Città della Scienza innanzi ad un ricco parterre di docenti, colleghi ed amici: roba da brividi. A fare gli onori di casa, Guido Trombetti, Rettore del Federico II, per nove anni alla guida di Scienze e da oltre trenta docente a Matematica, Alberto Di Donato, Preside della Facoltà di Scienze, e la prof.ssa Paola de Capoa, Presidente del Corso di Laurea in Geologia, presenti per tessere le lodi di un Corso che con la riforma va a gonfie vele. 
Lo stage, la grande novità della riforma universitaria. 935 le convenzioni stipulate dalla Federico II, con la media di dieci posti per ciascun tirocinio. “Un’esperienza che va considerata come un corso normale, senza esasperare i toni del dopo”, sottolinea il Rettore. Imparare a divulgare le Scienze della terra, l’attività di stage in cui si sono cimentati gli studenti la scorsa primavera, impegnati, per un totale di 72 ore, nel Science Center di Città della Scienza. “L’acqua a Napoli: amica o nemica” (di Gianluigi Di Paola, Dario Leone, Dario Morante, Katia Nicolella ed Ernesto Romano) e “Il tempo geologico” (di Azzurra d’Atri, Laura Galluccio, Valeria Sbrescia ed Ettore Valente), i temi presentati dagli studenti alla platea di San Marcellino. “Un’emozione indicibile – ammette Ettore Valente, tre anni fa matricola numero uno a Geologia e a luglio 2004 arrivato alla laurea col massimo dei voti – tanto da farmi tremare il microfono in mano”. Per Valeria Sbrescia, una delle prime sei laureate del Corso, “una bella soddisfazione poter raccontare in pubblico il nostro lavoro”. “Attraverso il tirocinio – riferiscono Ernesto Romano e Azzurra d’Atri, laureatisi in Geologia ad ottobre 2004 – abbiamo capito quanto sia difficile trasferire le nostre conoscenze ad un pubblico di non addetti ai lavori”. Prezioso il contributo dei tutor dell’Università e di Città della Scienza, “che ci hanno insegnato alcune strategie di divulgazione”. Un’esperienza valida sotto tanti punti di vista. “Lo stage – secondo Dario Leone, laureando in Geologia – è importante perché aiuta a mettere in pratica ciò che s’impara a lezione. Siamo stati dei fortunati rispetto ai laureati tradizionali che non hanno potuto sfruttare questa chance”. 
Secondo Luigi Cerri, tutor di Città della Scienza, “i ragazzi sono stati in gamba. Notevole la loro preparazione teorica. Il loro compito è stato duro, dal momento che non è semplice comunicare le Scienze della terra ad un pubblico vario. La specificità di questa disciplina rispetto alle altre, infatti, è che, per via del tempo, non si può riprodurre il processo geologico in laboratorio ”.    
Non è mancato, tuttavia, qualche piccolo incidente di percorso. Ammette Ernesto Romano: “non è stato semplice far coincidere corsi, studio, preparazione della tesi ed attività di tirocini, anche se molti docenti ci sono venuti incontro. Senza dimenticare che andavamo a Città della Scienza due volte alla settimana per otto ore al giorno: impossibile studiare a casa”. Un appunto a qualche collega: “molti studenti vivono l’esperienza di stage più come un modo per ottenere i tre crediti finali che come una forma d’interesse e crescita personale”.
“Valorizzazione del patrimonio geologico di Poggiodomo” (di Maurizio Capuano e Azzurra d’Atri) e “La geofisica per la salvaguardia delle aree urbanizzate” (di Raffaele Castaldo, Ilaria Corcione e Cosimo Salvati), gli altri elaborati discussi in pubblico: brillanti tesi di laurea rivedute e corrette per la manifestazione, ma distinti dagli stage svolti dagli altri studenti. “La nostra tesi  è una elaborazione di un sito web per valorizzare il patrimonio geologico di Poggidomo” (comune perugino dove gli studenti di Geologia si recano per attività di campo, ndr), chiosa Maurizio Capuano, laureatosi ad ottobre 2004. Che muove una critica: “è assurdo che abbiamo dovuto svolgere il nostro lavoro in Umbria, con la strada spianata grazie al Centro di educazione ambientale, mentre in Campania, regione che offre molto da valorizzare, c’è poca disponibilità da parte delle autorità”.
Geologia, dunque, punta sui suoi laureati, prodotti di un esperimento normativo che annovera sostenitori e denigratori. “Il Corso di Laurea in Scienze Geologiche – dichiara la prof.ssa de Capoa – è cresciuto molto negli ultimi anni, realizzando un’attività di assistenza agli studenti molto mirata. Positivo il risultato finale: l’80% dei nostri allievi ha concluso in tempo il primo ciclo di studi. L’obiettivo è stato raggiunto grazie alla collaborazione dei docenti e alla vivacità degli studenti”. In effetti Geologia, Corso con un centinaio di immatricolazioni all’anno, già da luglio ha laureato i primi studenti triennali, cui ne sono seguiti tanti altri nei mesi successivi. “A seconda del partito cui ci si è iscritti (favorevoli o contrari alla riforma universitaria) – sostiene il Rettore Trombetti – i dati dicono che stiamo andando bene”. Voce fuori dal coro quella del Preside Di Donato: “il nuovo ordinamento ci ha sottoposti ad uno sforzo enorme per rimodulare i corsi. E non è detto che ci siamo riusciti”. “Proviamo ad utilizzare i laureati triennali per migliorare l’offerta didattica. Bisogna rendere i corsi più funzionali, senza per questo abiurare la qualità”, la sua proposta.
Il Corso, grazie al sostegno finanziario dell’Ateneo, ha creato una stabile impalcatura su cui costruire una didattica efficiente e lungimirante. I tre laboratori di San Marcellino ne sono un esempio lampante, mostrati con una visita guidata alla platea. “Siamo orgogliosi dei nostri laboratori – afferma Olga Iossa, responsabile tecnico – perché consentono di acquisire conoscenze che gli studenti possono usare in campi diversi. Restiamo aperti sino alle 19.30 e i locali sono utilizzati non solo per la didattica, ma anche da allievi che si auto-esercitano”. Geoinformatica, Cartografia e Fotogeologia e Rilevamento e Rappresentazione del Territorio: laboratori con strumenti d’avanguardia, come gli stereoscopi necessari in Fotogeologia per visualizzare immagini tridimensionali del territorio. “Nei primi due gli studenti apprendono le nozioni e in quello di Rilevamento le mettono in pratica. Questo laboratorio, infatti, è una struttura intrapolo destinata alla didattica avanzata per tesisti e dottorandi delle Facoltà di Scienze, Architettura ed Ingegneria, con plotter e Gis, i sistemi informativi geografici, cioè software complessi dedicati alla cartografia digitale”, afferma la prof.ssa Nicoletta Santangelo, responsabile scientifico.
Un Corso strategico quello di Geologia, in cui la Federico II crede e vuole investire molto. “È strategico – spiega Trombetti – perché il territorio campano, con i suoi fenomeni di natura vulcanica e idrogeologica, esige la creazione di professionalità mirate”. Entro tre anni, quindi, la costruzione di una grande struttura nell’area occidentale del complesso di Monte Sant’Angelo dove si trasferirà l’intera Facoltà di Scienze e, con essa, Scienze Geologiche. A breve, inoltre, gli allievi di Geologia potranno utilizzare il complesso storico di Castelvetere (Avellino) per le attività di campagna, gruppi di studi e convegni, dotato di mini-appartamenti e una sala conferenza.
Sulle note di “Ironic” di Alanis Morisette, cantata dalla voce potente di Laura Galluccio, e di “Alba Chiara” di Vasco Rossi, intonata da tutti gli studenti saliti in cattedra, gli allievi si sono congedati da un pubblico che, da loro, adesso si aspetta grandi cose. Ad majora.
Paola Mantovano
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