“Siamo meritatamente un Ateneo virtuoso”

“La Federico II è tra i maggiori Atenei in Italia, sia come dimensioni che come qualità della didattica e della ricerca. È chiaro che tutto è molto legato ai finanziamenti, nota dolente nel panorama nazionale, dove la ricerca è sottofinanziata. Noi siamo meritatamente un Ateneo virtuoso, rientriamo nei criteri di spesa, e questo rappresenta per noi un vantaggio e un orgoglio”, sono queste le parole del prof. Francesco Villani, Presidente della Scuola di Agraria e Medicina Veterinaria.
Purtroppo c’è da dire che, nonostante i conti in ordine, resta una disparità nella distribuzione di punti organico e risorse tra Atenei del Sud e Atenei del Nord. Questo incide sia sulla didattica che sulla ricerca. “Se guardiamo alla ricerca – afferma allora il prof. Piero Salatino, Presidente della Scuola Politecnica e delle Scienze di Base – una Scuola come quella da me presieduta, che si trova ad affrontare svolte epocali dal punto di vista dell’evoluzione tecnologica, soffre del sottofinanziamento alla ricerca che è costitutivo del sistema universitario italiano. Per constatare l’esiguità dei finanziamenti basta vedere quello che avviene in altri Paesi Europei, dove si investe molto di più per la ricerca su grandi temi”. 
Un Centro di
competenze 4.0
Prosegue: “Noi adesso stiamo affrontando quello del paradigma digitale e ci avviamo ad istituire uno dei Competence Center 4.0 sulla base di risorse che il Mise (Ministero dello Sviluppo Economico) ha reso disponibili, poche purtroppo. Ancora, il grande tema dell’intelligenza artificiale o del quantum computing: tutte grandi svolte che ci vedono molto impegnati e sulle quali abbiamo un potenziale di espressione scientifica non secondo a nessun Paese, ma a cui corrisponde una disponibilità di risorse molto limitata e che inevitabilmente ci condiziona”. Del resto, aggiunge, “la ricerca di base è affidata quasi esclusivamente ai PRIN, che vengono banditi non con cadenza annuale e con importi esigui: questo dà la misura della crisi in cui ci troviamo. Il PRIN 2015 aveva un finanziamento di 90 milioni di euro, oggi siamo a 450 milioni circa ma resta comunque limitato soprattutto quando si riferisce all’area tecnico-scientifica, che ha bisogno di investimenti ingenti, di adeguamenti infrastrutturali, apparecchiature, ammodernamenti”.
“Il sistema universitario ha scontato e sconta gli effetti della drammatica crisi economica che ha colpito insieme all’Italia tutto l’occidente – ribadisce il prof. Luigi Califano, Presidente della Scuola di Medicina e Chirurgia – Si è, infatti, commesso l’errore di dimenticare che gli investimenti in ricerca ed alta formazione sono anticiclici e cioè da incrementare proprio nei periodi di crisi. Per quanto attiene alle Università del Sud, un dato incontrovertibile ed innegabile è che queste soffrano le conseguenze di insistere su un contesto socio-economico fragile”.
Il grido di dolore sul finanziamento alla ricerca arriva anche dall’area umanistica, dove la Scuola delle Scienze Umane e Sociali sta definendo, sulla base di poche risorse e tanta volontà, il suo ruolo in Ateneo. “Noi siamo stati in grado di esprimere una potenzialità culturale estremamente forte, non solo direttamente come Istituzione ma anche attraverso le nostre diverse componenti, che hanno offerto un contributo decisivo alle iniziative di terza missione dell’Ateneo – ricorda il prof. Andrea Mazzucchi, Vicepresidente della Scuola delle Scienze Umane e Sociali, citando alcuni lavori – Penso alle attività della Commissione F2 Cultura che ha garantito, con il coinvolgimento massiccio di componenti della Scuola delle Scienze Umane e Sociali, un programma culturale vasto e rivolto non solo ai nostri studenti ma alla città intera. All’interno della Scuola sono nati alcuni esperimenti come la Scuola di Alta Formazione del Manoscritto e del Libro Antico, che mi vede coinvolto in prima persona, e che rappresenta, al di là dell’eccellenza scientifica, un servizio significato ad uno dei luoghi cruciali dell’identità culturale della città che è la Biblioteca dei Girolamini. È una grande sfida di formazione e di cultura che si fa in un luogo cruciale della città”. 
La terza missione in un
“territorio complesso”
Il legame con il territorio e il ruolo di motore nella terza missione rappresentano un elemento centrale comune a tutte le Scuole, nel momento in cui la Federico II si è posta come faro culturale in una realtà cittadina che ha attraversato un momento di carenza di punti di riferimento. “L’Ateneo è riuscito a porsi come punto culturale di riferimento, questo si evince anche dalle tante attività che si svolgono, non limitate all’insegnamento in aule o alle attività di ricerca ma estese a tutta una serie di iniziative che hanno contribuito alla vivacità culturale del territorio”, aggiunge Salatino. “È chiaro – prosegue ancora il prof. Mazzucchi – che per continuare queste attività sono necessari finanziamenti opportuni. L’Ateneo sta facendo il possibile in una situazione di criticità collettiva, perché su ricerca e formazione questo Paese continua a non investire quanto dovrebbe. In questo quadro le università meridionali risentono di una situazione di squilibrio del Paese molto forte. La Federico II all’interno di questa realtà riesce a garantire punte di eccellenza sul piano della ricerca e della formazione che sembrano addirittura stupefacenti, considerate le condizioni nelle quali deve operare. Forse non riusciamo ad essere così attrattivi come le nostre potenzialità vorrebbero perché siamo in un territorio che è percepito come ‘territorio complesso’. Io credo che ogni sforzo vada fatto per mostrare quanto le nostre potenzialità siano in grado di contribuire a superare la situazione di disagio che un’area complicata come l’Italia Meridionale sicuramente ha”.
Si può dire che le Scienze Umane abbiano, in realtà, un ruolo privilegiato nella rinascita di un territorio? La risposta è affermativa, a parere di Mazzucchi. “Anche se è bene ragionare sempre in termini di contaminazione tra le nostre discipline di area umanistica e le scienze dure – tiene ad evidenziare – Poi è chiaro che l’attività culturale dell’Ateneo è fortemente incentrata sulle idee e sulle attività che stiamo elaborando, appunto le attività di F2 Cultura, ma sono tanti i rapporti e le convenzioni con il mondo del teatro, dell’arte, del cinema, della musica, esperimenti interessanti di internazionalizzazione sul tema cruciale del digital humanities. Tutti i Dipartimenti hanno contribuito a queste attività e si può dire che questo ruolo sia uno dei punti di forza della nostra Scuola, anche in prospettiva”.
“Una impostazione troppo frammentata o specialistica può risultare non adeguata oggi, sia in sede di ricerca che di didattica – ricorda il prof. Salatino in tema di interdisciplinarità – La trasversalità è un argomento molto importante e l’intuizione della Scuola Politecnica è stata proprio inseguire questo obiettivo. Bisogna proseguire su questa strada per ottenere risultati ancora più importanti per disegnare un futuro in cui questi principi vengano praticati fino in fondo, alimentando la capacità di innovare i percorsi di formazione e strutturare attività con la partecipazione di gruppi che provengono da storie diverse. La nostra Scuola, grazie alla visione di tanti colleghi, ha portato avanti il suo obiettivo, additato anche nel sistema universitario nazionale come una buona pratica”.
Buona pratica anche per il prof. Califano che vuole appunto “richiamare, tra i tanti, un ruolo fondamentale che la Scuola da me presieduta svolge: quello di punto di incontro e di confronto tra gli specialismi dipartimentali che, senza occasioni dialettiche, rischiano talvolta di portare a forme deteriori di egoismo disciplinare. In particolare – aggiunge – la Scuola di Medicina ha poi la peculiarità di fare da catalizzatore nelle problematiche legate all’assistenza. Su questo versante non posso che essere molto soddisfatto dei risultati raggiunti”.
“Accanto alla visione, molto alta, di Università come fucina di cultura e non di mero erogatore di servizi, va corrisposta tutta una serie di miglioramenti legati alla vita quotidiana dello studente – riflette il prof. Salatino da buon ingegnere – Bisogna porre ancora più impegno per migliorare la qualità delle nostre strutture e i servizi agli studenti. La qualità di questi incide su tutto e dobbiamo prendere atto che c’è ancora tanto da fare sia dal punto di vista organizzativo che strutturale”.
Su questo tema concorda anche il prof. Villani, che ricorda come per la Scuola di Agraria e Veterinaria “tra le strategie da mettere in atto ci sono quelle di offrire un’offerta formativa adeguata e di affiancare a questa una maggiore attività di laboratorio, creando strutture ad hoc dove possano venir messe in pratica le nozioni teoriche apprese in aula. Questa è un’esigenza sempre più pressante per offrire ai nostri laureati una formazione completa. Naturalmente, per far ciò non necessitano solo strutture adeguate ma anche il personale. Noi oggi non possiamo parlare di particolare criticità per quanto riguarda i Dipartimenti, mentre per la Scuola si stanno organizzando gli uffici, per dare a questo Organo di recente istituzione una sua completezza”.
“Mancava alla Scuola di Medicina un’autonomia gestionale delle risorse economiche. Ma – spiega il Presidente – la recente organizzazione dell’Ufficio Contabilità permetterà di rendere più efficace l’azione della Scuola in tema di didattica con l’acquisizione di metodologie innovative. Infatti, un punto importante è quello di mettere a disposizione degli studenti sistemi didattici efficaci al passo con i tempi. Purtroppo manca ancora una riorganizzazione degli spazi per gli studenti ed in particolare una biblioteca dotata di computer a disposizione degli stessi”.
Razionalizzazione è anche la parola chiave per il prof. Mazzucchi che annuncia un “rafforzamento dell’offerta formativa garantendo ai nostri studenti spazi adeguati per un’offerta didattica di eccellenza. La nascita della nostra nuova sede rappresenta un punto di svolta non solo materiale ma anche simbolico che ci permetterà anche una programmazione più efficiente. Abbiamo attraversato senza danni, dietro la guida del prof. Aurelio Cernigliaro, un momento di grande difficoltà legato alla mancanza di una sede e di personale, e oggi la Scuola si appronta a definire il suo ruolo in Ateneo. Sicuramente un nostro punto di riferimento sarà la Scuola Politecnica che in questi anni ha raggiunto un ottimo livello di efficienza”.
Aumentano 
gli immatricolati

Riorganizzazione e razionalizzazione anche perché in molti Corsi, dopo la crisi di immatricolazione degli scorsi anni, si sta assistendo ad un generale ‘ritorno di fiamma’ da parte dei giovani diplomati. “L’aumento del numero di immatricolati è estremamente significativo, e guardando bene i dati si evince non solo la capacità di attrarre studenti dalla nostra area, ma anche da fuori regione – commenta Mazzucchi – Per quanto riguarda i nostri Dipartimenti il numero di incremento delle immatricolazioni diventa particolarmente significativo per Scienze Politiche e Studi Umanistici, e in particolare per il Corso di Laurea Triennale in Lettere moderne, ad esempio, per il quale è stato necessario giungere ad una moltiplicazione dei canali di insegnamento. Il compito della Scuola è provare a garantire a questi studenti condizioni di frequenza che siano le migliori possibili, sia in termini di spazi, che di attrezzature e di aule, garantendo anche ai fuorisede servizi migliori di quelli attuali”.
Il problema del diritto allo studio diventa allora un altro grande tema e una criticità, soprattutto al Sud, come evidenzia il Presidente della Scuola Politecnica: “Non si può negare che questo tema sia una nota dolente nella nostra Regione: non c’è un buon supporto per gli studenti con difficoltà. L’accesso agli studi nella nostra regione è sicuramente condizionato da questo. Bisogna non solo rispondere a questa carenza con migliori servizi, ma insistere su quegli aspetti che riguardano il territorio. Io rinnovo l’appello per la mobilità quotidiana, ad esempio, che condiziona molto i nostri studenti e che rientra nel tema del diritto allo studio. Non bastano le agevolazioni economiche, ci vuole un sistema che permetta agli studenti maggiore vivibilità. Purtroppo queste carenze fanno sì che molti ragazzi scelgano di andare a studiare al Nord. Bisogna dire che per quanto riguarda la Campania gli indicatori di questa migrazione non sono particolarmente negativi, e questo è indice di una credibilità del nostro sistema e di una Regione che sta esprimendo vivacità culturale. Sul piano dell’intero Mezzogiorno è vero che invece oggi c’è la tendenza a collocarsi già dove si pensa ci sarà più lavoro”. Questo – spiega il docente – è un po’ un fraintendimento del ruolo della formazione. “Oxford non si trova in un bacino industriale. È la preparazione che conta e i nostri laureati hanno altissime percentuali di inserimento. Vanno considerati tanti aspetti, tra cui – tiene ad aggiungere – la conoscenza della lingua e le soft skills, temi su cui l’Ateneo e la Scuola si stanno molto attivando”.
La ‘Normale del Sud’
Sul tema delle migrazioni di studenti nelle sedi del Nord Italia (secondo gli ultimi dati del Sole24Ore è uno su 4: ben 157mila ogni anno), anche Califano tiene ad analizzare il dato, osservando che “la nostra Università è in controtendenza dal momento che quest’anno ha registrato un aumento degli immatricolati. Ciò vuol dire che i livelli di eccellenza che si registrano in molte aree sono ben chiari ai giovani che scelgono la Federico II. Un ulteriore aiuto potrà venire da una politica di miglioramento dei servizi agli studenti, quali ad esempio quelli informatici, il reperimento di ulteriori spazi studio, lo sviluppo delle possibilità di residenzialità. Versanti sui quali l’Ateneo è già molto impegnato. Per l’area medica noi puntiamo, ad esempio, sul recupero della residenza situata in prossimità delle Biotecnologie che potrebbe essere estremamente importante per i nostri studenti”. Un altro strumento nelle mani dell’Ateneo è “la nascita della Scuola Superiore di Alta Formazione, la cosiddetta ‘Normale del Sud’ per la quale è stato previsto in Finanziaria un consistente finanziamento. Si tratta di un progetto che potrà contribuire molto alla crescita culturale di tutto il territorio. La Scuola può diventare uno straordinario acceleratore per la formazione di eccellenza ed un luogo di incontro per ricercatori di punta di tutto il mondo. Nel campo medico la Scuola di Medicina e Chirurgia di un grande Ateneo come il nostro deve assicurare una preparazione altamente qualificata con mezzi didattici e attrezzature assistenziali all’avanguardia”.
All’allarme sulla futura carenza di medici, ben 45.000 pensionamenti previsti nei prossimi 10 anni, la risposta che può dare l’università, spiega il prof. Califano, non può essere che continuare a lavorare al meglio ed in base alle risorse assegnate: “Non si deve chiedere alle Università quello che esse non possono dare. Ma soltanto di fare sempre meglio ciò che esse possono e devono fare. E cioè offrire una didattica di livello sempre più elevato. Rinforzando, anche con la necessaria integrazione con la rete ospedaliera, le occasioni per i nostri studenti di affiancare la crescita del saper fare all’acquisizione delle irrinunciabili conoscenze di base, oltre che far crescere sempre di più il livello della ricerca scientifica che nella Scuola di Medicina è già elevatissimo, come dimostrano le valutazioni Anvur che in alcune aree ci vedono ai vertici nazionali. Sul piano dell’occupazione dei medici tocca alla politica fare la sua parte. La nostra risposta alla prospettiva di 45.000 pensionamenti nei prossimi 10 anni sarà la formazione di medici di alta qualità. Essendo anche disponibili a recepire un maggior numero di immatricolati purché compatibile con una formazione di qualità. Il resto, lo ripeto, tocca alla politica”.
“L’indirizzo che il Rettore ha impresso in questi anni va perseguito – è l’opinione infine di Mazzucchi – In anni complessi e difficili per la carenza di risorse, si è riusciti a garantire l’eccellenza nella didattica e nella ricerca. È stata fatta, considerando l’esiguità delle risorse, una politica di reclutamento attenta e di qualità, riuscendo ad attrarre anche figure di grandissimo prestigio”. “Ovviamente – è il parere anche del prof. Califano – per continuare su questa via sono opportuni investimenti sul personale docente, sulle strutture e le infrastrutture”. “Rispetto ad un passato di stallo totale, – fa eco il prof. Salatino – oggi sembra vedersi uno spiraglio, anche se, come dicevamo, con diverse discrepanze. Si è attivato un minimo di turn-over. Continua ad essere una criticità, soprattutto nel Mezzogiorno, dove il rapporto studenti/docenti è ancora molto squilibrato, però si è messo in movimento qualcosa. Ricordo la mia esperienza di Preside, in un momento in cui l’università era completamente bloccata, per cui sia le progressioni che i nuovi inserimenti erano con il contagocce. Adesso, anche grazie alla nostra capacità come Ateneo, siamo riusciti a raccogliere risultati importanti in termini di premialità”. “Il completamento della sede di San Giovanni, per esempio, – ricorda ancora il Presidente della Scuola di Medicina – è stata una scelta illuminata e fruttuosa in ogni direzione. Uno sforzo analogo deve adesso essere prodotto su altre aree. Penso all’area di Mezzocannone, al completamento di Monte Sant’Angelo, alla sede di Agraria nelle ex officine Fiore, alle esigenze strutturali dell’area medica e veterinaria. Tutte azioni già avviate e da accelerare. Ovviamente, non tutto dipende dall’Università, ma molto è legato alle scelte politiche del governo di aumentare o contrarre i finanziamenti”. “Si vince la sfida – conclude il prof. Mazzucchi – solo se non ci si rinchiude in ottiche municipali e campanilistiche, ma ci si muove verso dimensioni globali. Accanto a questo, bisogna garantire un ricambio generazionale: abbiamo tante forze giovani che dobbiamo essere in grado di mantenere ancorate a questa Istituzione, fondandolo sulla eccellenza del merito, cosa che non è in contraddizione con l’idea di un’eccellenza diffusa”.
Valentina Orellana
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