Un anno di lavoro, secoli di storia restituiti alla città: il cantiere che emoziona Caivano

Nel cuore di Caivano, tra le navate e le stratificazioni storiche della chiesa di San Pietro Apostolo, il restauro è diventato molto più di un intervento conservativo: si è trasformato in un’esperienza educativa, culturale e sociale capace di coinvolgere studenti, istituzioni e territorio.

A raccontarlo è il prof. Pasquale Rossi, Presidente del Corso di Laurea in Conservazione e Restauro dei Beni culturali dell’Università Suor Orsola Benincasa e responsabile scientifico del progetto CARE (Cultura Architettura Restauro Educazione). “Quando è stato emanato il decreto Caivano del Governo Meloni ed è stato nominato commissario straordinario il dott. Fabio Ciciliano – spiega il docente – hanno chiesto la collaborazione dell’università e il nostro Rettore, il prof. Lucio d’Alessandro, ha voluto fortemente la nostra presenza sul territorio, soprattutto attraverso la scuola di restauro”.

Da qui la nascita di un progetto di manutenzione straordinaria e recupero delle opere d’arte della storica chiesa cittadina, trasformato in un vero cantiere didattico aperto anche agli studenti delle scuole superiori attraverso i percorsi PCTO.

Il progetto ha permesso di intervenire sul monumento di Marino De Li Paoli, vescovo di Acerenza, e sulle pareti laterali della cappella del Crocifisso. Proprio qui, dopo un’attenta analisi, sono emerse interessanti pitture murali che, secondo le indicazioni del parroco don Giuseppe Esposito, potrebbero rappresentare i Sette Dolori della Madonna. Un ritrovamento che restituisce ulteriore valore storico e artistico alla chiesa, edificio dalle origini medievali e profondamente trasformato nel corso dei secoli tra Rinascimento, Barocco e Ottocento.

“È stato un bel cantiere dove anche i ragazzi delle scuole hanno partecipato attraverso la guida dei nostri docenti e degli studenti del Corso di Restauro”, racconta il prof. Rossi. Un’esperienza concreta che ha consentito ai giovani di osservare da vicino tecniche e procedure del restauro: dalla pulitura dei monumenti marmorei alle operazioni di integrazione e conservazione.

“È stata soprattutto un’esperienza virtuosa”

“È stata soprattutto un’esperienza virtuosa – aggiunge – perché in questo modo possiamo trasmettere la passione per l’arte ma soprattutto la difesa dell’identità culturale del posto”. Ed è proprio questo uno degli aspetti più significativi dell’iniziativa: aver avvicinato i giovani a un patrimonio spesso ignorato o poco conosciuto.

In un territorio come Caivano, troppo frequentemente associato soltanto alle emergenze sociali, il progetto ha acceso i riflettori sulla ricchezza culturale dell’entroterra campano. “È bello che questa iniziativa sia stata realizzata proprio qui – sottolinea il prof. Rossi – perché i ragazzi hanno avuto l’opportunità di apprezzare opere presenti sul loro territorio che spesso neanche si conoscono”.

Interventi come questo assumono quindi un doppio valore: educativo da un lato, conservativo dall’altro. Dopo un anno di lavoro, iniziato nel marzo 2025, il progetto si è concluso con una giornata pubblica particolarmente sentita. “È stato un momento molto emozionante – racconta il docente – c’erano le istituzioni, il sindaco, gli studenti delle scuole e i ragazzi del nostro Corso di Laurea”.

Un’esperienza che ha lasciato il segno anche sul piano umano. Il prof. Rossi ricorda infatti la storia di una studentessa che, dopo aver partecipato al PCTO, ha deciso di iscriversi proprio al Corso di Laurea in Restauro, “questo vuol dire che il nostro lavoro è riuscito ad appassionare giovani che magari non avevano mai preso in considerazione questa vocazione”.

E il percorso non si fermerà qui. L’università, anticipa il professore, continuerà a lavorare sul territorio coinvolgendo anche altri Corsi di Laurea, come Scienze del Servizio Sociale, per rafforzare il legame tra cultura, cittadinanza e benessere collettivo. Una ‘terza missione’ universitaria che a Caivano sta già mostrando il suo volto più concreto: quello di una cultura che non resta chiusa nelle aule, ma diventa strumento di crescita e riscatto sociale.
Lucia Esposito

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Ateneapoli – n.9-10 – 2026 – Pagina 22

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