A lezione si scoppia

“Ad Ingegneria forse stanno effettuando qualche esperimento sui danni che l’effetto serra provoca all’organismo umano!” La  battuta che circola tra gli iscritti ad Ingegneria Elettronica rende bene il clima di profondo disagio che regna tra gli studenti, costretti a seguire le lezioni del corso di Calcolatori 1 in condizioni indegne. L’aula è la CA2, al biennio. Capienza prevista: 150 persone. Media degli studenti presenti il lunedì, il martedì ed il giovedì dalle 10.30 alle 12.30, quando il professor Umberto Villano tiene il corso: oltre 250 ragazzi. Con i primi caldi la temperatura sale, anche perché l’impianto di aria condizionata, che pure sarebbe previsto, resta spento. Gli effetti sono quelli che un osservatore qualunque può constatare la mattina di lunedì 8 maggio, alle 11.00. Studenti in piedi, altri addossati ad una delle finestre semiaperte per respirare una boccata d’aria, altri addossati l’uno all’altro nei posti a sedere, visi pallidi e sudaticci, un continuo sventolio di carte, quaderni e quanto altro possa servire a sfuggire all’effetto calura. La concentrazione? In queste condizioni è già tanto riuscire a rimanere due ore in aula senza scappare. Anche perché, come se non fossero sufficienti il caldo umido e la cappa, a rendere ardua la frequenza al corso ci si mettono una serie di disservizi difficili da giustificare, in una università in cui non passa giorno senza che qualcuno faccia riferimento ai modelli europei. ”E’ un corso sovraffollato perché lo frequentano non soltanto quelli in corso, ma anche molti studenti che avrebbero dovuto dare l’esame tempo addietro”, sottolinea il professor Umberto Villano, supplente alla Federico II ed associato all’ateneo beneventano. “Ricordo che lo scorso anno, tra gli allievi, c’era una matricola più anziana della mia. Significa che quella persona era addirittura al sedicesimo anno fuoricorso. Ecco che ci si trova a seguire in questa situazione, tutt’altro che ideale. Certo, almeno l’aula potrebbe essere tenuta in condizioni migliori. Si potrebbero sistemare uno schermo ed un videoproiettore, in maniera che i ragazzi non siano costretti ad interpretare i lucidi direttamente dalla parete sulla quale li proietto. In fondo uno schermo costa davvero poco”. Una pausa, poi una battuta indicativa: “il videoproiettore, invece, è una cosa futuribile, una di quelle che si vedono nelle Università serie”. Per non parlare della lavagna, rotta ormai da mesi e non ancora riparata. Giace lì, nel mezzo dell’aula, testimone muta dell’ordinaria amministrazione che diventa utopia. “Ricordo che una volta è venuto in aula un omino con un metro per prendere le misure – riferisce il docente- Da allora non abbiamo saputo più nulla. Io, durante le mie lezioni, non ne ho bisogno,. So però che altri docenti -Spirito, Langella- si sono ripetutamente lamentati. Agli studenti io posso dire soltanto due cose: portatevi una bombola di ossigeno, perché dopo un po’ il caldo ed il sovraffollamento rendono l’aria malsana; osservate un’igiene scrupolosa, così, anche sudando molto, evitiamo il cattivo odore”. 
Insomma, si ride e si scherza, ma il problema e serio. Anche perché, come in tutti gli ambienti sovraffollati, il rispetto della normativa in materia di sicurezza va regolarmente a farsi benedire. Il che, in una facoltà di Ingegneria, è ancor meno ammissibile che altrove. Lo sanno bene gli studenti, i quali escono dall’aula alquanto stremati ed al limite della sopportazione. “Io vengo da Nola per seguire le lezioni in queste condizioni- racconta per esempio Giuseppina, 25 anni- Lo scorso anno era esattamente la stessa storia”. Le fa eco Dario De Filippi: “io ho seguito l’anno scorso, poi non ho potuto sostenere l’esame per motivi di propedeuticità. Le condizioni erano esattamente identiche a quelle che siamo costretti a tollerare quest’anno: gente seduta sulla finestra, corridoi tra una fila di banchi e l’altra ostruiti da persone costrette a sedersi per terra, inesistenza dell’attrezzatura minima e dell’aria condizionata. L’anno scorso sono sopravvissuto; ho ceduto soltanto all’ultima lezione, si era in estate, quando sono dovuto uscire di fretta perché stavo per sentirmi male”. Il discorso si sposta sulla carenza dei servizi della facoltà. ”L’esempio di quest’aula è solo uno dei più eclatanti. Stamane ho cercato di stampare un certificato utilizzando i terminali allestiti da poco. Ne funzionava uno su due, ma non stampava. Qualche giorno fa, al triennio, funzionava un chiosco informatico su sei”. Torna alla carica Giuseppina: ”vogliamo parlare dei servizi igienici? Vergognosi! Mancano la carta igienica ed il sapone; sono sporchi nove volte su dieci”. Antonio Russolillo, quarto anno ad Ingegneria Elettrica, ripropone la questione delle aule. ”Parliamo del triennio. Le aule C-e-d sono prive di finestre; il ricambio d’aria dovrebbe essere garantito da un impianto di areazione, che però non funziona o comunque è insufficiente. In aula O si sono ritrovati a seguire in trecento, senza poter neanche guardare il professore, perché c’è una colonna in mezzo! Le lezioni più affollate si svolgono in condizioni di disagio fisico, che con i primi caldi si aggravano. Al piano terra un tempo c’era una libreria con rivendita di articoli da cancelleria. L’hanno tolta per fare posto al College Store. Con quale logica? Un mistero. Credo che uno studente in facoltà abbia più urgenza di acquistare un libro od un quaderno, piuttosto che gadgets vari con il marchio dell’ateneo. Al biennio, complici i lavori che si stanno svolgendo, le aule sono diminuite. Poi c’è il problema sicurezza: i furti di telefonini e borse sono all’ordine del giorno. Il malcontento è tanto, ma purtroppo lo studente di Ingegneria spesso pensa soltanto a dare gli esami nel più breve tempo possibile e delega a non si sa bene chi la risoluzione dei problemi universitari. Che puntualmente restano irrisolti e si tramandano di anno in anno”. Interviene Massimo Napolitano, rappresentante degli studenti in Consiglio di Amministrazione, laureando in Ingegneria Meccanica: ”quello dell’aula CA2 è una situazione anomala.  Il professor Villano è giovane e viene per una supplenza dall’Università di Benevento. Non possiamo dirlo con certezza, ma si può presumere che sia stato relegato lì, pur avendo tanti studenti, per non dispiacere a docenti più anziani, ma con corsi meno numerosi, indisponibili a spostarsi. Con il risultato che la lezione si svolge in condizioni di pericolo: studenti seduti sulle cornici della finestra aperta, perché dentro si muore di caldo. Al di là di questa particolare situazione,  è innegabile che i lavori al biennio stiano determinando disagi agli studenti ed ai professori, del resto inevitabili. L’alternativa sarebbe stata quella di chiudere la struttura in attesa che fossero completati, ma non era praticabile”. Chiude Tommaso Chiarini: ”i colleghi purtroppo subiscono e non si attivano per far valere i loro diritti. Sarà che ad Ingegneria siamo abituati dal primo anno a soffrire. Quello degli spazi mancanti è un grave problema. Sono insufficienti, rispetto al numero degli iscritti. Giustamente i docenti non fanno che spronarci a seguire le lezioni: peccato che se tutti ascoltassero diligentemente il loro consiglio la facoltà scoppierebbe”.
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