Accordi per scambi di laureandi con due università cinesi

La Facoltà di Scienze e Tecnologie dell’Università Parthenope avvia un rapporto di collaborazione con due università cinesi. Sono stati infatti firmati un protocollo per progetti congiunti nel campo dell’ambiente, dell’energia e delle biotecnologie con la China Agricultural University di Pechino (in particolare, College of Resources Use) e uno con l’Università Normale di Pechino. Quest’ultima intesa fa parte di un protocollo trilaterale che coinvolge anche l’Università della Florida, in base al quale lo studente potrebbe pagare le tasse a casa propria e frequentare alcuni corsi in una delle università gemellate. “Per gli studenti italiani, ad esempio, pagare le tasse in un’università statunitense sarebbe molto gravoso”, spiega il prof. Sergio Ulgiati, referente dei progetti, “e grazie a questo protocollo otterrebbero un grosso vantaggio economico. Lo stesso dicasi per i ragazzi cinesi che vogliono venire a studiare da noi”. Secondo il prof. Ulgiati, la Cina è oggi “tutto un mondo che si apre a noi”. “Sono stato in Cina qualche mese fa, poco prima che vi giungesse il prof. Magliocca per la Facoltà di Economia (in relazione al viaggio compiuto dal rettore per avviare rapporti con il mondo scientifico e universitario cinese, ndr) e ho avuto un’ottima accoglienza. Ho potuto constatare che stanno crescendo gli investimenti nel campo della ricerca e della formazione, che si sta cercando di recuperare il tempo perduto. C’è un forte desiderio della Cina di aprirsi a nuove prospettive di ricerca. Dunque, tutti ci avvantaggeremo dello scambio, sia gli studenti che i docenti”. La mobilità verso i territori asiatici, e viceversa dai territori asiatici verso l’Italia, riguarderebbe infatti entrambi. Gli studenti che potranno partecipare al progetto saranno però quelli già culturalmente e scientificamente maturi: laureandi, laureati e dottorandi. “Cercheremo di sfruttare tutte le possibilità di finanziamento che abbiamo a disposizione, in modo da creare una sorta di Erasmus asiatico. Il rettore ha anche parlato dell’istituzione di uno specifico ufficio per le relazioni internazionali”. 
Gli scambi con docenti e studenti provenienti dall’estero saranno anche l’occasione per incrementare lo svolgimento di corsi in lingua inglese, che è quella ufficialmente adottata dalla comunità scientifica internazionale, e per sperimentare nuove metodologie didattiche. Si pensa ad esempio a trasmettere sul web le lezioni dei docenti stranieri che saranno ospiti della Parthenope. “Questa idea verrà realizzata nell’ambito di un altro programma di scambio, l’Alfa Support, finanziato dalla Comunità Europea, che coinvolge le università dell’America Latina”, precisa il professore, “e per il quale lavoriamo in sintonia con altri partners europei: l’Università di Graz, con cui abbiamo un accordo Erasmus, quella di Riga e quella di Barcellona. Diciamo che per l’internazionalizzazione ci stiamo muovendo molto sul fronte asiatico e su quello latino-americano”. 
Gli studenti che intendono prendere parte a questi progetti possono farlo informandosi presso i loro docenti di riferimento (relatori di tesi, tutors), oppure chiedendo agli addetti all’ufficio Orientamento e Tutorato. Deve però essere chiaro che si tratta di scambi rivolti a chi è almeno laureando. Per coloro che non sono ancora giunti a questa tappa del loro percorso formativo c’è l’Erasmus. Il prof. Ulgiati ci spiega la differenza. “Con l’Erasmus lo studente va all’estero per frequentare uno o più corsi universitari, avendo così la possibilità di imparare o migliorare una lingua straniera e di sperimentare un periodo di vita e di studio lontano da casa. Nonostante le difficoltà, tornerà sicuramente maturato. Nel caso degli altri programmi di mobilità, pensiamo a persone che partono non per frequentare un corso, bensì per unirsi a un gruppo di ricerca al quale offriranno un contributo, nel frattempo addestrandosi anche. L’obiettivo è quello di arricchirsi reciprocamente, confrontandosi con altri modi di fare ricerca ed uscendo dalla logica della competizione”. 
Sara Pepe
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