Alessandro Cecchi Paone in cattedra

Talento – si deve essere portati per quello che si fa, Tecnologia – occorre saper usare e capire la comunicazione multimediale, Tolleranza – la flessibilità e l’apertura mentale sono condizioni imprescindibili. Le tre T per realizzare un buon documentario. Parola del prof. Alessandro Cecchi Paone, stella del piccolo schermo che da anni accende la curiosità e la fantasia di milioni di telespettatori, grazie ai suoi reportage, documentari, viaggi nel tempo. Un talento ed una passione che accenderanno gli animi degli studenti di Scienze della Formazione del Suor Orsola. Il noto conduttore televisivo sale in cattedra ed insegna i trucchi del mestiere a chi il mestiere lo sogna. “Collaboro da dieci anni con il Suor Orsola Benicasa – commenta Cecchi Paone – Da tempo mi dedico alla disciplina di Storia e Tecniche del Documentario con estremo piacere e successo. Quest’anno mi occuperò dei ragazzi prossimi alla laurea, la frequenza al mio corso sarà l’ultimo step, una specializzazione, verso il traguardo finale”. 20 ore di lezione, 50 studenti, 1 punto di bonus da aggiungere al voto di laurea: ‘Documentary International Outlook’ sarà un corso all’insegna della sperimentazione. “Per la prima volta terrò le lezioni interamente in inglese. È impensabile che giovani laureati in Scienze della Comunicazione non sappiano avere un colloquio duraturo in lingua straniera. Per questo sia le mie spiegazioni, sia i documentari ed i filmati che andremo a visionare saranno in inglese”. La conoscenza dell’inglese è di sicuro l’abc di un buon documentarista. Ma la lingua, da sola, non basta. Vi sono doti innate che non possono essere acquisite. “La curiosità e la flessibilità, nel voler conoscere culture e modi di fare diversi da quelli della nostra terra, sono le caratteristiche peculiari di chi voglia fare questo mestiere. Vi deve essere un’adattabilità caratteriale, una grande passione per la mediazione culturale, la volontà nel capire le ragioni dell’altro”. Durante tutta la durata del corso: “Oltre alle tecniche – che possono essere standard o meno – cercherò di tirare fuori da ognuno la capacità di comunicazione. Anche in sede d’esame, andrò a verificare, attraverso il voto finale, l’apertura mentale che sono riuscito a trasmettere. Nessun documentario od esperienza nasce dall’irrigidimento, la tolleranza è di sicuro una delle caratteristiche che cercherò di far risalire”. Inoltre: “A lezione insegnerò ai ragazzi che le info a nostra disposizione si trattano – soprattutto per i documentari che ‘spiegano’ – con estremo approfondimento. La superficialità e la rapidità nel dare la notizia sono cattivi amici di chi voglia cimentarsi in questo campo”. Tante dritte, consigli e qualche ammonimento. Insomma, non sarà facile per gli studenti confrontarsi con questa esperienza. “Credo che il timore, accompagnato ad un forte senso di responsabilità, sia maggiormente il mio – afferma Cecchi Paone – Quando sono in televisione, parlo alle persone adulte, cittadini che magari non hanno mai avuto la possibilità di vedere ed esperire alcune cose”. Con i ragazzi il discorso è diverso: “I giovani, dai 15 ai 25 anni, sono in una fase in cui ogni parola od immagine può diventare formativa. Definisco questo ciclo come di maggiore ‘spugnosità’ dell’intelligenza, del carattere e della persona. Per questo, in ambito universitario, sento maggiormente la pressione nell’insegnare e nel divulgare la scienza”. Già all’opera da mercoledì 12 marzo, il giornalista elargisce altri piccoli consigli: “i giovani devono avere una visione del mondo globalizzato. Andare fuori dall’Italia e vivere più esperienze possibili, poi ritornare e mettere al servizio di tutti le conoscenze acquisite. Oggi più che mai, non si può stare fermi a fissare il proprio ombelico”. Soprattutto, conclude, per chi voglia intraprendere il mestiere di divulgatore è necessario che le conoscenze siano “sperimentate nel proprio vissuto”. Parola di chi, con programmi come ‘Ulisse’ o ‘La macchina del tempo’ (solo per citarne alcuni), ha dato la possibilità a milioni di italiani di appassionarsi alla divulgazione scientifica. Senza ricercare tecnicismi noiosi, ma con uno stile semplice e lineare.
Susy Lubrano
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