Erasmus, in 86 partecipano alla prova di lingua

Appassionata del progetto Erasmus fin da studentessa – “sarei dovuta andare alla Sorbona, ma il mio docente dell’epoca non me lo permise. Mancava poco alla laurea e considerò il viaggio all’estero una sorta di distrazione” – la prof.ssa Francesca Russo, titolare dell’insegnamento di Storia delle dottrine politiche internazionalistiche, è Delegato Erasmus d’Ateneo dal 18 novembre scorso, prima lo era stata, per due anni, della Facoltà di Scienze della Formazione. Il primo impegno della docente “è stato quello di dover uniformare (dopo 7 anni) il progetto Erasmus ai nuovi standard europei. È stato necessario metabolizzare le nuove regole. Più severe, rispetto alle precedenti, per le modalità di partecipazione al progetto”. Infatti l’ammissione è condizionata alla conoscenza dell’inglese pari ad un livello B1. “Con il rifinanziamento del progetto Erasmus – lo stanziamento è aumentato del 40 per cento rispetto al passato – l’Europa ha imposto regole molto più rigide. Prima, il livello linguistico degli studenti non era vincolante per la partecipazione. Ad oggi, il B1 è uno step intermedio della lingua, non abbordabile da tutti”. Per uniformarsi alla normativa, l’Ateneo, di recente, ha sottoposto gli studenti che avevano presentato richiesta di partecipazione all’Erasmus ad un esame in lingua inglese: “abbiamo dovuto verificare con un colloquio che la barriera linguistica non fosse così insormontabile. Tempo fa, questa prova veniva svolta solo dopo aver fatto il colloquio motivazionale”. Su 86 studenti che hanno sostenuto l’esame, 77 sono risultati idonei: “i nostri esami sono stati concentrati solo su colloqui orali. Abbiamo evitato – almeno per ora – la parte scritta, che sicuramente avrebbe dato maggiori difficoltà. D’altronde in sede Erasmus occorre prima di tutto parlare, per sostenere esami e, perché no, anche per divertirsi”. Il divertimento, la crescita personale sono per la prof.ssa Russo gli ingredienti di un’esperienza Erasmus: “durante il periodo di permanenza all’estero, i ragazzi devono anche divertirsi e soprattutto stare bene. La lingua si apprende con l’esperienza, vivendo quotidianamente il contesto che si va ad abitare”. Nelle mete preferite dagli studenti qualcosa sta cambiando. La Spagna, regina incontrastata degli ultimi anni, vacilla sotto i colpi di nuove realtà. “Per effetto della crisi, e per prepararsi a nuove esperienze lavorative estere – commenta la docente – gli studenti preferiscono andare in Paesi dove si parla inglese. La Spagna è sicuramente il Paese più affine al nostro modo di vivere, tuttavia si sente l’esigenza di fare un qualcosa di concreto per il futuro. Anche la Germania, nell’ultimo periodo, sta riconquistando terreno”. Altro segmento relativo agli scambi culturali che sta molto a cuore alla prof.ssa Russo è quello della possibilità di mettere in piedi “alleanze strategiche tra Università Europee che discutono e stringono accordi in merito ad un tema; una mobilità selettiva, che terrebbe impegnati i ragazzi per brevi periodi. In questo modo, si consentirebbe la partecipazione anche a chi ha poche risorse economiche”. Le Action Two and Three Erasmus parlano di progetti su cui lavorare in accordo, fra Università: “Si sceglie un tema e se la proposta convince si hanno dei finanziamenti per portare avanti il tutto. Questa branca dell’Erasmus è ancora poco attiva nel nostro Paese. Spero di incentivarla durante il mio mandato”. Il problema delle mancate partenze resta, sempre e solo, di ordine economico. “Alcuni studenti, partiti da qualche tempo, devono ancora ricevere la retta che finanzia in parte il soggiorno. Qualcosa non va nella nostra burocrazia, visto che i fondi sono arrivati, ma non sono stati elargiti con tempestività. Purtroppo, chi sa di non potersi mantenere difficilmente prepara le valigie”. Per questo, conclude, “mi impegnerò nel richiedere di velocizzare i pagamenti. Spero di poter dare vita – qualora avessi ulteriori finanziamenti – ad un nuovo bando Erasmus per luglio”. 
(Su.Lu.)
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