Archeologia, ultimo traguardo: il rimborso spese per le attrezzature di scavo

Si terranno nelle mattine di lunedì 23 e mercoledì 25 settembre nell’aula 1.1.di Palazzo del Mediterraneo i prossimi incontri destinati all’orientamento organizzati dai rappresentanti degli studenti. Anche in estate molti i traguardi raggiunti nelle iniziative proposte dagli stessi e di cui si è diffusa notizia nel corso dell’ultima riunione di luglio del Senato Accademico. In particolare, importanti novità giungono per il Corso di Civiltà Antiche e Archeologia: Oriente e Occidente, incardinato presso il Dipartimento di Asia, Africa e Mediterraneo e prossimamente oggetto di visita da parte dei Cev (Commissioni di Esperti della Valutazione). È previsto, infatti, all’interno del regolamento didattico del Corso, la partecipazione a uno scavo archeologico, riconosciuta come attività di tirocinio. In realtà, però, “il tirocinio comporta per ogni studente che vi prende parte costi extra dovuti ai trasporti per raggiungere i luoghi d’interesse e all’acquisto delle attrezzature di sicurezza indispensabili per le attività: strumenti necessari, come il trowel o le scarpe antinfortunistiche, previste per legge”, spiega Alessandra Di Giuseppe, studentessa del Corso di Laurea Triennale e rappresentante degli studenti. Una discussione avviata già nell’ottobre scorso e che nel secondo semestre si è concretizzata in un piano d’azione mirato al miglioramento fattivo del Corso. “A luglio è entrata in porto, dopo una mozione approvata dal Senato, e sulla quale era già avvenuto un confronto diretto nel Consiglio degli Studenti e in seguito nel quadro del Dipartimento, una riforma finalizzata allo stanziamento di fondi per il rimborso delle attrezzature”. Tuttavia, questa iniziativa avrà efficacia solo per scavi-scuola situati sul territorio nazionale. Sarà prevista, ad esempio, per ogni studente che partecipa al sito di Cuma (e con ISEE fino a 21.000 euro) un rimborso di 50 euro. Il punto focale: “attività previste obbligatoriamente dal percorso didattico non possono prevedere costi a carico degli studenti che già pagano delle tasse”. Ciononostante, “vorremmo estendere la questione ad altre campagne di scavo previste nell’offerta formativa”. Molte di queste sono, però, localizzate all’estero: un dato che impedisce a molti studenti di partecipare, poiché “non tutti hanno la disponibilità economica per affrontare gli spostamenti e questi non possono essere supportati dai fondi del Dipartimento”. L’obiettivo delle rappresentanze studentesche è “introdurre dei correttivi per adeguare la struttura del Corso ad altri a indirizzo archeologico presenti in Italia”, affinché Archeologia possa dirsi “una realtà non elitaria, bensì inclusiva e aperta a tutti”. Una conquista che fa ben sperare in ulteriori migliorie. “Per metterci al pari occorre apportare delle modifiche sul piano di studi e sulle tempistiche degli esami”. Si è già discusso a giugno con la Commissione di Alta qualità di una modifica del piano di studi. “Bisogna riequilibrare la disposizione dei corsi tra primo e secondo semestre”, sia sul triennio che sul Corso di Laurea Magistrale. Questo perché “la proporzione attuale prevede la maggior parte dei corsi sul secondo semestre. È impossibile sostenere nella sola sessione estiva quasi sei esami, anzi così facendo il fuori corso diventa la regola”. In effetti, la collocazione degli esami, con sole due date per sessione (di cui la seconda, da regolamento, deve tenersi ad almeno 15 giorni dopo la prima), non favorisce una più equa gestione delle date da parte dello studente. Di conseguenza, “dare più di due esami in una sessione diventa impossibile”. Anche perché, dal momento che a inizio giugno sono fissate le prove scritte di Lingua, gli esami tendono a slittare verso la metà del mese. “Noi studenti di Archeologia non abbiamo le lingue nel nostro piano di studi – possiamo inserirne una come esame sovrannumerario – e non vogliamo che questa limitazione possa inferire sul nostro percorso didattico”. Pertanto, “vorremmo che gli appelli di alcuni esami di Archeologia fossero trasferiti nella prima settimana del mese”. Quanto allo studio delle lingue, “una direttiva proveniente dal Cun da quest’anno prevede la verifica delle competenze di lingua inglese possedute all’ingresso”. È necessario predisporre delle iniziative, anche attraverso il CLAOR (Centro Linguistico di Ateneo), per migliorare il livello di inglese degli iscritti, soprattutto perché “studi più aggiornati in campo archeologico prevedono una bibliografia in inglese, soprattutto per il versante dell’orientalistica”. Un’ulteriore richiesta riguarda l’impostazione del Corso di Laurea Triennale, suddiviso in due macro-curricula (Occidente e Oriente). “Vorremmo, sulla scorta della specializzazione prevista sul Corso di Laurea Magistrale (con percorsi a indirizzo archeologico, filologico, o specifici per Medio ed Estremo Oriente), attuare delle suddivisioni più settoriali sul triennio”. In questo modo, “chi per esempio sa già di essere interessato all’Estremo Oriente non è vincolato a sostenere esami che non riguardino la Cina o il Giappone”. Un’eventuale modifica non può essere effettuata, però, a livello di Dipartimento perché fa capo all’ordinamento stabilito dal Miur. “Alcuni dei nostri docenti sono molto sensibili rispetto al tema e hanno intenzione di attivarsi per portarlo all’attenzione degli Organi di competenza”. In generale, si assiste a una radicale riorganizzazione e rinnovamento del Corso. “Complice la visita dell’Anvur, abbiamo compiuto notevoli passi in avanti rispetto agli anni scorsi – tra gli ultimi, il sistema di tutoraggio ad personam – e sono sicuramente molti i punti di lavoro su cui ancora intervenire, d’accordo con gli altri rappresentanti, in previsione di quest’anno”.
Sabrina Sabatino
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