Architettura e cinema, arti dello spazio

Paesaggi lividi e cupi, devastati dall’abusivismo e dalla cementificazione selvaggia fanno da sfondo alla storia intensa che il giovane regista Matteo Garrone propone nel film “L’imbalsamatore”. Sono infatti le torri del Villaggio Coppola il set esterno che Garrone scelse per il suo noir. Quattro anni fa, quando uscì nelle sale cinematografiche, il film fu premiato dal favore del pubblico e della critica.  Oggi pomeriggio alle ore 16.30 (2 febbraio n.d.r) gli studenti della Facoltà di Architettura possono vedere o rivedere “L’imbalsamatore”, terzo appuntamento della rassegna dedicata al rapporto che, nel cinema, si è intrecciato tra architettura e paesaggio urbano. Il 9 febbraio chiude il ciclo “Blade Runner”, il film di fantascienza girato nel 1982 dal regista Ridley Scott. E’ ambientato in una metropoli del futuro, che non esiste e non esisterà mai nella realtà. Anticipa, però, alcune delle caratteristiche delle città attuali, proprio come Leonia, una delle città invisibili partorite dalla fantasia di Italo Calvino, esasperava la tendenza delle moderne metropoli a produrre rifiuti senza controllo alcuno e a immolare alla cultura dell’usa e getta i principi dello sviluppo sostenibile. 
“Architettura e immagine urbana”, questo il filo conduttore della rassegna cinematografica universitaria, è un progetto curato da Paola Ascione e Giancarlo Muselli, due docenti della Facoltà che condividono anche la passione per il grande schermo. Per il professore Muselli, anzi, più che una passione il cinema a un certo punto era diventato addirittura un lavoro. E’ stato proprio lui, infatti, a curare la scenografia del film “L’amore molesto”, girato da Mario Martone. Una pellicola, quella del regista napoletano, che non a caso ha inaugurato la serie di proiezioni ad Architettura, il 19 gennaio, nell’aula Gioffredi di palazzo Gravina. Tanti docenti – Antonio Lavaggi, Claudio Claudi, tra gli altri – e almeno centocinquanta studenti dei Corsi di Laurea in Architettura ed in Scienze dell’Architettura. Troppi, per la capienza dell’aula, il che ha creato per la verità non pochi disagi e difficoltà ed ha fatto sì che qualcuno, scoraggiato dalla bolgia, andasse via prima ancora che cominciassero a scorrere le immagini sullo schermo. Michele, studente fuorisede della provincia di Avellino, è uno di quelli che ha gettato la spugna. “Ero venuto – lamenta – con le migliori intenzioni. Devo però constatare che ancora una volta in questa facoltà le belle idee sono sciupate dalla mancanza di organizzazione e di programmazione. Vuol dire che cercherò altrove il mio credito”.  Tanta affluenza, comunque, ha testimoniato anche quanto sia stata indovinata la proposta della rassegna di film dedicata al rapporto tra cinema e paesaggio urbano. “Voglio credere ed anzi sono convinto – ha commentato durante la presentazione dell’iniziativa il professore Lavaggi – che ad attirare qui tanti ragazzi sia stata solo in parte la possibilità di maturare un credito formativo, seguendo tutta la rassegna e preparando le relazioni che saranno richieste. Mi piace pensare che tanti giovani conservino l’idea di università come luogo capace di offrire opportunità di crescita culturale anche attraverso il cinema, la letteratura, la musica”. Ha aggiunto: “E’ importante anche che oggi si ritrovino studenti di corsi di laurea diversi, nella stessa aula. Serve a contrastare la deriva secondo la quale ogni Corso si ritiene una monade avulsa e slegata dal resto della facoltà”.  Claudio Claudi ha sottolineato, a sua volta: “Non è la prima volta che Architettura promuove iniziative di grande interesse culturale e poi il rapporto cinema-università è consolidato. Basti pensare al cineforum per gli studenti promosso appunto dall’ateneo al cinema Astra”. I professori Ascione e Muselli sono quindi entrati nello specifico dell’iniziativa: “La rassegna intende offrire alcuni esempi del rapporto tra cinema, architettura e arte contemporanea. Città e architettura popolano i racconti del cinema e ne sono spesso protagonisti.  A partire dalla seconda metà del XX secolo, soprattutto con il neorealismo, la città diventa consapevole oggetto di descrizione e materia inesauribile di racconto”. Hanno poi fatto notare agli allievi che li ascoltavano: “Sul piano strutturale e cognitivo architettura e cinema sono accomunate dall’essere entrambe arti dello spazio. Se questa definizione appare evidente per l‘architettura, per il cinema risulta più chiara se si considera che il film costruisce una propria realtà spaziale, non referenziale”.   
Fabrizio Geremicca
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