Architettura programma il nuovo anno: le prove di ammissione potrebbero svolgersi a livello locale

Numeri confermati, ma potrebbe cambiare la tipologia della prova. Ad Architettura, nonostante l’emergenza sanitaria assorba ormai da oltre due mesi gran parte delle energie dei docenti e degli amministrativi, che stanno gestendo ed utilizzando le piattaforme informatiche necessarie a garantire la continuità della didattica, si guarda anche al prossimo anno accademico, con la speranza che si possa quanto prima tornare alle lezioni ed ai laboratori in aula. “Abbiamo inoltrato al Ministero dell’Università – dice il prof. Michelangelo Russo, che è il Direttore del Dipartimento – la richiesta relativa alle immatricolazioni per il 2020/2021. Architettura avrà 250 posti disponibili al primo anno. Idem Scienze dell’architettura. La novità, ma ancora non è certo, è che le prove di accesso potrebbero svolgersi a livello locale e potrebbero essere affidate, anche relativamente alle modalità ed ai contenuti, all’autonomia dei singoli Atenei”. Se sarà così, dunque, non ci sarà più una data unica nazionale e, soprattutto, ogni sede di Architettura deciderà come impostare la selezione, quale quiz proporre agli studenti e con che tipologia di domande. Potrebbe anche capitare che una qualche sede propenda per un semplice colloquio attraverso il quale valutare motivazioni e competenze, piuttosto che affidarsi ai quiz a risposta multipla. Altra ipotesi concreta è che, almeno alla Federico II, si decida di eliminare il blocco del punteggio minimo di venti indispensabile ad accedere. Una mannaia che, a livello nazionale, nell’anno accademico in corso ha fatto sì che siano rimasti scoperti oltre 1300 posti destinati alle immatricolazioni. Ci furono 8000 iscritti alle prove, se ne presentarono 6900 e gli idonei furono solo 5500, a fronte dei 6739 posti disponibili.
Design per la comunità
“Nel prossimo anno accademico – prosegue il prof. Russo – confermeremo naturalmente il Corso di Laurea Triennale in Sviluppo sostenibile e reti territoriali, l’evoluzione della vecchia laurea in Urbanistica. Attiveremo il secondo anno e partirà un altro primo anno, destinato ad un massimo di 180 immatricolati (sarà ad accesso libero). La novità ha riscontrato successo, perché nell’anno accademico in corso si è iscritto il quadruplo degli immatricolati che registrava negli ultimi tempi della sua attivazione la laurea in Urbanistica. Era una evoluzione necessaria e siamo contenti di averla portata a termine. Ci prepariamo, poi, come Ateneapoli ha già scritto, al varo della nuova Laurea Triennale in Design per la comunità, aperta ad un massimo di 120 immatricolati. Insomma, l’offerta formativa si consolida e si aggiorna per rispondere alle mutate esigenze ed alla crisi che negli ultimi anni, in tutte le sedi italiane di Architettura, ad eccezione forse che nei Politecnici di Milano e Torino, ha determinato un certo calo di domande di iscrizione al primo anno”. Prosegue, intanto, la didattica online. “È in corso una sperimentazione molto intensa sulle piattaforma online che coinvolge anche i laboratori. Io sto conducendo Progettazione urbanistica e sto sentendo tutti i colleghi per un bilancio della esperienza a distanza. Ho riscontri positivi, tutti gli studenti sono sempre presenti e molto attenti. Con Microsoft Teams, piattaforma collaborativa, ci si scambia file, si scrive su lavagne interattive e tutto sommato stiamo riuscendo a sopperire in maniera abbastanza virtuosa a questa complicata situazione di emergenza sanitaria. Ognuno di noi sta lavorando anche con sessioni in parallelo in cui guardiamo diversi temi degli studenti e poi con riunioni plenarie. Nei prossimi giorni farò un punto con i colleghi per un bilancio e per capire come programmare la fase post estate. Probabilmente potremo svolgere una didattica un po’ in presenza ed un po’ in piattaforma. Magari i corsi monografici sulla piattaforma e corsi laboratoriali parte in sede e parte da remoto. Potremmo fare incontri per piccoli gruppi in aule o sopralluoghi esterni. Questi ultimi ora sono fermi, suppliamo al momento con simulazioni di sopralluoghi attraverso Google Earth sulle piattaforme digitali. Gli studenti scattano anche foto, riportano i luoghi, li descrivono, li rappresentano e li disegnano ed è molto innovativo, ma naturalmente speriamo tutti di poter tornare quanto prima ai sopralluoghi in carne ed ossa”.
Di didattica online si sta discutendo – naturalmente sempre da remoto – anche tra i rappresentanti delle Scuole di Architettura in Italia, una Consulta dei Direttori. “Stiamo ragionando – dice il prof. Russo – e ci stiamo scambiando opinioni e pareri sull’andamento della didattica a distanza specie per quanto concerne la parte laboratoriale. Abbiamo anche un decreto ministeriale che ci è arrivato oggi e ci consente appunto di espletare i laboratori da remoto”. Il Dipartimento resta sostanzialmente quasi deserto. Piccoli gruppi si incontrano in biblioteca, uno per stanza ed uno per dieci metri quadrati nei laboratori, e conducono alcune ricerche, previa autorizzazione e con ogni forma di cautela. “Proprio ieri – riferisce Russo il sei maggio – sono stato in Dipartimento ed ho apprezzato l’ottimo lavoro che ha condotto l’Ateneo con il servizio prevenzione e protezione. C’è un sistema di segnaletica molto accurato, ho visto vari dispensatori di gel igienizzanti e sono disponibili i primi stock di mascherine e guanti. Poi stanno attrezzando gli ingressi dei vari plessi universitari per la misurazione della temperatura corporea di chiunque entri. Per garantire la sicurezza l’Ateneo ha contingentato le presenze per plessi. A Forno Vecchio il limite è di trenta persone in contemporanea al giorno”.
Fabrizio Geremicca
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