Assenza dei requisiti di merito, l’Adisu chiede la restituzione delle borse di studio

Da un minimo di 1.300 sino ad un massimo di 8.000 euro le cifre richieste a titolo di rimborso dall’Adisu a quegli studenti che, secondo l’ente, nell’anno accademico 2000/01 hanno usufruito di borse di studio pur non avendo i requisiti di merito. “Non è stata colpa nostra – si difendono i ragazzi – ma di un bando di concorso poco chiaro e di informazioni contraddittorie riportate sulla guida dello studente”. E per saldare il conto, l’Adisu dà loro appena un mese di tempo: troppo poco per gli studenti, che, allegata all’ingiunzione di pagamento, si sono ritrovati anche la minaccia d’invio di un’informativa alla Procura di Napoli per eventuali dichiarazioni mendaci. “La situazione sta coinvolgendo migliaia di universitari – afferma Luca Carratore, neoeletto al Consiglio d’Amministrazione dell’Adisu – e purtroppo colpisce ragazzi appartenenti alle fasce economiche più deboli”.
Le verifiche condotte dall’ente –“con un ritardo di ben tre anni”, denuncia Carratore- hanno evidenziato casi variegati, coinvolgendo da un lato studenti che, di fatto, hanno bluffato sul numero degli esami conseguiti (soprattutto gli iscritti al terzo e quarto anno), dall’altro universitari che si reputano vittime innocenti di un’interpretazione non univoca del bando. “Per esempio, ad Informatica – spiega Carratore – in riferimento ai requisiti di merito la guida dello studente del 1999/00 parlava di moduli ed unità didattiche; il bando, invece, di annualità. Gli studenti hanno anche provato a chiedere chiarimenti nelle Segreterie e agli uffici dell’allora Edisu, ricevendo indicazioni sbagliate sulla compilazione delle domande”. 
Oltre mille gli studenti che, dai primi di dicembre e sino a Natale, hanno ricevuto l’avviso di pagamento. “Considerate le festività natalizie, è impensabile che si possa saldare entro i trenta giorni concessi dall’ente. Ed è anche difficile che alcuni studenti possano pagare le cifre chieste a rimborso, poiché ad essere interessati sono soprattutto ragazzi fuorisede appartenenti a famiglie economicamente svantaggiate”, commenta Carratore. Intanto l’Adisu, in caso di inadempienza, trasmetterà la pratica ai suoi legali per il recupero forzoso delle somme. 
Che fare, allora? “La mia idea – afferma Carratore – è di creare uno sportello informativo capace di valutare i singoli casi, distinguendo chi ha volutamente dichiarato il falso da coloro che hanno compilato la domanda in buona fede”. Accertata la colpa, “propongo di rateizzare il rimborso in tempi molto lunghi, da uno a tre anni, anzitutto per chi deve restituire 8.000 euro”. 
E chi è nel giusto? Perché pagare se si ritiene di essere stati fuorviati da indicazioni sbagliate? In questo caso, gli studenti, minacciano di ricorrere contro l’ente. “L’intenzione dell’Adisu – afferma il consigliere – è quella di evitare una pioggia di ricorsi. In ogni caso, si tenga presente che molti studenti, pur avendo ragione, preferiscono rimborsare l’ente anziché adire le vie legali, perché non possono permettersi le spese dell’avvocato”. La situazione, dunque, vive un momento di stasi, in attesa che l’Adisu prenda le sue decisioni. “Comunque – taglia corto Carratore – attuare un recupero forzoso è contro il diritto allo studio ed è paradossale che ad autorizzarlo debba essere proprio quell’organo che è deputato a garantire il diritto allo studio”.
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