Caso Manferlotti, alcune studentesse scrivono in difesa del professore

Un deprecabile episodio, – l’aggressione di uno studente, alla 13esima bocciatura, ad un docente – spia, comunque, di un malessere diffuso tra gli iscritti al vecchio ordinamento del Corso di Laurea in Lingue che hanno affrontato in questi anni l’esame di Lingua e Letteratura Inglese 3 con il prof. Stefano Manferlotti. Come testimoniano i tanti racconti che abbiamo raccolto in Facoltà e le telefonate dai toni accorati – in qualche caso, disperati – giunte in redazione. “Sono stata bocciata per anni, volevo cambiare Università a causa di questo esame; alla fine ho trovato il coraggio di rivolgermi alle istituzioni, anche con l’aiuto di un altro docente, ma sono tuttora in cura da uno psicologo”. “Sono bloccata da più di due anni sull’esame”. “Mi vergogno a dire che sono stata bocciata sette volte”. Qualcuna delle dichiarazioni pubblicate sullo scorso numero di Ateneapoli. Bocciature imputabili alla difficoltà oggettiva dell’esame, “alla severità del docente, che può essere del tutto giustificata”. Ma anche ad un clima tutt’altro che rilassato durante le prove “che ha convinto la maggior parte di noi, soprattutto quelli che lo ripetono da più tempo, che non ce l’avremmo mai fatta a superarlo”; “l’atteggiamento del docente era spesso umiliante, tendeva a sminuire chiunque sollevasse una questione, come se ti mettesse delle ‘orecchie d’asino virtuali’ per renderti ridicola davanti a tutti”. Concludevano gli studenti: “non vogliamo che ci venga regalato l’esame, ma vorremmo un trattamento più umano”. 
Nello stesso articolo abbiamo dato voce al prof. Manferlotti. Il quale ha sottolineato “stiamo parlando di un esame del terzo anno, di una materia qualificante e di lacune nella preparazione davvero gravi”. E poi ha fornito qualche cifra: “dei duecento iniziali sono rimasti una trentina di studenti. Con tutti sono sempre stato prodigo di consigli, spiegazioni e orientamento metodologico. Il vero problema è che, essendo del vecchio ordinamento, non possono giovarsi di corsi di recupero che sarebbero utilissimi”. Il professore comunque da gennaio afferisce al Corso di Laurea in Lettere Moderne – dove insegna Letterature Comparate -. 
Abbiamo richiamato alla memoria il caso perché ci sono giunte diverse lettere di studentesse in difesa del prof. Manferlotti, i cui testi pubblichiamo di seguito. A queste lettere, che meritano pari dignità delle versioni molto diverse e molto severe espresse, pur se nell’anonimato, sullo scorso numero, rispondiamo che le proteste di cui davamo notizia hanno trovato l’attenzione del Preside e del Presidente di Corso di Laurea. Dunque, non è il caso di sminuire la questione, pur riconoscendo l’elevato valore scientifico del professore.
***
“Scrivo questa mail in riferimento all’articolo pubblicato dal vostro giornale n. 3 ANNO XXV-20 febbraio 2009 (n.469 num. cons.) per esprimere la mia opinione riguardo al prof. Stefano Manferlotti. Sono laureata in Lingue e letterature straniere, ho sostenuto gli esami di lingua e letteratura inglese con il prof. Manferlotti e gli sono grata per tutto ciò che mi ha insegnato. Gli esami del professore sono sicuramente difficili da superare ma credo che con lo studio e l’impegno si possa arrivare al risultato sperato. Ritengo che il prof. Manferlotti sia un uomo dal grande spessore e dalla profonda umanità.
Distinti saluti
Annalisa della Valle”
“Sono una studentessa di “Lingue e Letterature Straniere”, Vecchio Ordinamento, presso la Federico II, nonché allieva del professore Stefano Manferlotti. Questa mattina ho letto sul vostro giornale, n. 3 anno xxv- 20 Febbraio (n. 469 num. cons.), l’articolo in merito allo studente bocciato 13 volte da Manferlotti. Ebbene, credo sia giusto lasciar parlare anche chi, come me, ha sostenuto e superato gli esami scritti di Inglese III e IV, direttamente la prima volta. Ho studiato molto e seriamente e non ho avuto problemi, per cui, in base alla mia esperienza col professore, mi sento di dire che è un docente serio, scrupoloso, obiettivo e soprattutto disponibile nel dare indicazioni e spiegazioni. Le sue valutazioni sono strettamente connesse al nostro grado di preparazione, dopotutto, saremo dei laureati in Lingue e Letterature Straniere, e se avremo imparato qualcosa in più sarà solo merito del nostro professore che ci ha dato tanto. 
Grazie per l’attenzione 
Annalisa Di Guida” 
“Gentile Direttore,
ho letto con stupore le pagine dell’ultimo numero di “Ateneapoli” dedicate all’esame del prof. Manferlotti. Se non ho capito male, un gruppetto di pessimi studenti (quale altro nome si può dare a chi per dieci volte non supera un esame?) si lamenta perché un docente, verificandone ogni volta la crassa ignoranza in una prova scritta (verba volant, scripta manent!), li boccia. A suo tempo io questo esame l’ho superato tranquillamente, e come me decine e decine di ragazzi. Evidentemente ci eravamo preparati come si deve. Lo sa tutta l’Università che il prof. Manferlotti è un docente di altissimo livello. Non dimenticherò mai le sue straordinarie lezioni. Sono onorata di averlo avuto come Maestro e sono sicura di non  essere la sola a pensarla così. La ringrazio per l’attenzione e la autorizzo fin d’ora a pubblicare questa lettera.
 Cordiali saluti,
 Barbara Porzio”
“Salve,
sono una studentessa del corso di laurea di Lingue e letterature straniere V. O., ho deciso di scrivere alla vostra redazione perché, dopo aver letto l’articolo relativo all’aggressione subita dal Prof. Manferlotti, vorrei lasciare la mia testimonianza: il Prof. Manferlotti non è affatto così terribile e il clima che si respira all’esame non è così spaventoso come dicono. Al contrario, il Professore è una persona molto disponibile ed aperta al dialogo e al confronto con i suoi studenti. E’ vero l’esame è difficile ma non impossibile, l’importante è studiare tanto e bene. Io l’ho ripetuto due volte ed è stato giusto così.
P. S. Mi piacerebbe che pubblicaste anche la mia testimonianza perché non  venga infangata la dignità di una persona che per molti rappresenta un solido punto di riferimento.
Distinti saluti
Loredana Di Marzo”
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