Consigli utili per due esami “impossibili”, Commerciale e Procedura Civile

Tre consigli utili per due esami impossibili: li forniscono ai loro colleghi, in vista dell’imminente sessione estiva, gli studenti che hanno già vissuto l’esperienza di confrontarsi con discipline del calibro di Diritto Commerciale e Procedura Civile. Piccoli suggerimenti in una sorta di vademecum per prendere di petto le prove. “Diritto Commerciale o si ama o si odia profondamente – dice Massimo Russo, studente al V anno – Io l’ho odiato fin dalla prima pagina, eppure ho superato l’esame con 25, al primo appello. Il mio consiglio è quello di studiare bene e non lasciarsi prendere dall’ansia. Il motto in questi casi è: provare sempre e comunque, anche se non si è sicuri. Una volta che ci si siede di fronte al docente, o la va o la spacca”. Però “occorre informarsi se il professore boccia a
statino. Se la bocciatura non verrà registrata, consiglio di tentare. Al massimo si può fare scena muta su qualche argomento, nulla di più. Per questo, meglio sfidare la sorte, magari è il vostro giorno e con un po’ di fortuna le cose potrebbero girare nel verso giusto”. Il secondo suggerimento concerne il metodo di studio. “Commerciale è una disciplina che contempla molteplici tecnicismi – afferma Adele Esposito, studentessa al IV anno – Per non confondersi è utile imparare i concetti chiave. Solo dopo aver studiato per bene quelli, si può scendere nel particolare”. Meglio pochi elementi introdotti con gradualità. “Il segreto è rendere semplice ciò che non lo è, interagendo con il manuale un poco alla volta. Quando si ha una visione precisa degli Istituti principali, si può procedere nell’ampliare le proprie conoscenze, soffermandosi sulle minuziosità. In sede d’esame bisogna partire cosi: risposte chiare, precise e mirate. L’argomento, in linea generale, lo si può esaurire anche in un secondo momento, quando si è già data l’idea a chi ci sta esaminando di essere dentro la materia”. Terzo passaggio da mettere in atto per risultare vincenti: il modo di presentarsi all’esame. “Bisogna trovare il giusto mix fra sfrontatezza e umiltà – commenta Mirko Dionato, studente al V anno – Mai presentarsi all’esame tremando, si dà l’idea di essere insicuri. Meglio sembrare decisi e convinti, il primo impatto è fondamentale e incide in modo significativo sul giudizio altrui”. Di certo, continua lo studente, “per essere sfrontati occorre aver studiato. Però in tanti, pur essendo preparati, si lasciano scoraggiare. Invece, è necessario rispondere alle domande con un tono pacato e tranquillo, mai dimesso. Scandire bene le parole, non soffermarsi a lungo sullo stesso concetto, esibire la padronanza dei termini, cambiare registro al momento opportuno costituiscono delle strategie che portano al successo. Io ne sono la prova: 26 al primo colpo”. Tre suggerimenti utili anche per la disciplina più formativa e allo stesso tempo ‘angosciante’ del percorso universitario dei giuristi: Procedura Civile. “Un esame che non si prepara in un mese – sottolinea Marzia Scotto, studentessa al V anno – Per questa ragione consiglio di riservare un semestre solo alla preparazione di questa prova. Non si può pensare di studiare e memorizzare il programma in breve tempo, si rischierebbe di mettere tutte le informazioni in un calderone e di non saperle gestire. Quindi, armatevi di pazienza e
senso di responsabilità”. La fretta potrebbe portare a risultati scoraggianti: “Gli Istituti, specie per questa materia, bisogna sedimentarli. Non è facile acquisire in tempi brevi tutti i passaggi del processo civile. Chi ha intenzione di sostenere l’esame con un voto non troppo basso, deve mettere in conto il tempo che ci vuole. E poi è opportuno preparare la materia in via esclusiva, senza interferenze di altre prove, pur se di esami complementari”. Il secondo
consiglio viene da Giovanni Della Ragione: “Imparare per bene le sentenze. È questo il vero segreto
della riuscita della prova. Durante il colloquio con il docente, è conveniente far sempre riferimento ad esempi pratici, integrandoli con la teoria. Questo il connubio perfetto per dare la sensazione non solo di sapere le cose, ma di averle di sicuro capite”. Perché, secondo Giovanni, “è indispensabile dar prova di non recitare una litania imparata a memoria. Agli esami miei colleghi sono stati mandati via perché avevano preparato il discorso come
una poesia. Invece, meglio soffermarsi sugli argomenti, prendersi le pause al momento giusto, dare la sensazione di ragionare sulle risposte. Si deve rispondere centrando l’argomento, ma è opportuno sviluppare il discorso come una sorta di dialogo, facendo partecipi gli assistenti. Rivolgersi a loro con sicurezza vi aiuterà ad ottenere la promozione. Mostrarsi sicuri è un ottimo biglietto da visita”. Terzo ed ultimo suggerimento: accettare qualsiasi voto, anche a costo di rovinare la media. “Questo è un esame che non si può rifiutare -dichiara Angelica Valenti – Anche un 20 è preferibile al dover ripetere la prova e riaffrontare lo stress psicologico”. Ripetere l’esame può essere un’arma a doppio taglio: “può andar bene come male. Nel secondo caso si entra in un circolo vizioso dal quale poi diventa complesso venirne fuori. Questa materia più tempo passa e più diventa dura affrontarla. Quindi meglio un
compromesso sul voto che uno stop al percorso universitario”. Sarebbe auspicabile, sottolinea la studentessa, affrontare la prova subito dopo il corso, “quando le spiegazioni del docente sono belle fresche. Sconsiglio lo studio solitario a casa. Meglio formare un gruppo di studio e confronto per non angosciarsi. In compagnia i momenti di sconforto sono superabili e si arriva all’esame con la sensazione di avere degli alleati”.
Susy Lubrano
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