Cosa fa il sociologo? Sicuramente non più un mestiere generico

“Sociologia è una Facoltà umanistica incentrata sulle scienze sociali: quelle scienze che studiano cioè le tendenze e i modelli di aggregazione sociale analizzando il ruolo dell’individuo nei rapporti sociali di riferimento, studiando l’evoluzione di questi rapporti”, spiega la prof.ssa Paola De Vivo, docente di Sociologia Economica e dei Sistemi Locali. “Il sociologo si occupa di capire i fenomeni che avvengono in una determinata società, evidenziando gli elementi rilevanti sia sul piano qualitativo e soggettivo che sul piano quantitativo, e interpretandoli attraverso modelli che li spieghino e li rendano prevedibili”, aggiunge. 
Come per tutte le lauree umanistiche, anche Sociologia lascia un dubbio di fondo ai propri iscritti: cosa farò dopo? “Negli ultimi anni la Facoltà ha cercato di sviluppare sempre meglio il servizio di orientamento e di tirocinio”, sostiene la prof.ssa De Vivo, “intervenendo su quello che prima era un punto debole, in maniera tale da cercare di proporre percorsi più professionalizzanti, rafforzando il rapporto con aziende private e istituzioni pubbliche. I nostri laureati lavorano ormai in uno spettro di settori ampio, dalla comunicazione – campo in cui i sociologi hanno cominciato a lavorare molto di più nell’ultimo periodo – alle politiche sociali, settore che va approfondito soprattutto nell’intervento su fenomeni di disagio e di devianza. Ma c’è anche l’area aziendale ed economica, l’organizzazione di impresa e il marketing. E’ stato avviato, quindi, un importante percorso di facilitazione dei laureati nei vari contesti lavorativi che ha permesso di ottenere buoni risultati ma che va ulteriormente ampliato e approfondito”, conclude la docente.
Quello del sociologo, come spiega la prof.ssa Enrica Morlicchio, docente di Sociologia dello Sviluppo e di Politiche Sociali, “non è più un mestiere generico. Si stanno accentuando sempre più le diverse specializzazioni e la formazione di vari profili professionali: dalle politiche pubbliche e sociali alla comunicazione e alle tecnologie digitali. Ma il percorso di formazione parte sempre dallo studio delle materie fondanti: le teorie classiche alla base della sociologia, le metodologie qualitative e quantitative”, chiarisce la docente, allontanando quell’idea ancora ben presente nell’immaginario collettivo secondo la quale il sociologo sia invece una sorta di ‘tuttologo’. 
L’importanza 
delle lingue
Un’altra convinzione da sfatare è quella che Sociologia sia una Facoltà ‘facile’. “Non è così”, sostiene la prof.ssa Morlicchio, “per affrontare questi studi è necessaria una buona preparazione di base dal liceo. Molti sottovalutano la difficoltà dei Corsi, che comprendono un ampio spettro di materie: dalla Storia alla Narrativa, molto usata oggi come spunto per analisi sociologiche. Dall’analisi dei dati riguardanti gli iscritti degli ultimi anni sembra, infatti, che a Sociologia si iscrivano due categorie opposte di studenti. Da una parte una minoranza di ragazzi molto preparati e motivati, con voti alti sia in entrata che durante il percorso; dall’altra una massa indistinta con una preparazione zoppicante, che spesso si trova in difficoltà”, osserva la docente. E’ importante, invece, sempre secondo la prof.ssa Morlicchio, “cominciare da subito a colmare le proprie lacune per mirare ad una preparazione di livello europeo, guardando quindi anche alle lingue: che piaccia o no, una lingua di comunicazione internazionale va perfezionata già nel corso degli studi di base, per non trovarsi a dover ricominciare daccapo più avanti. In questo senso, il Centro Linguistico di Ateneo offre ottime opportunità di sostegno per l’apprendimento delle lingue, ma ci sono anche altre occasioni: dai  viaggi, resi più facili anche grazie ai voli lowcost, alle relazioni affettive a distanza, sempre più frequenti, fino ai film in lingua originale; i contesti in cui migliorarsi non mancano”.
Ma da dove dovranno cominciare i nuovi iscritti? “Le prime materie di studio sono, ovviamente, quelle che riprendono le prime teorie di base, evolutesi poi nel corso del tempo, a partire da quelle di Max Weber, uno dei fondatori della moderna Sociologia – spiega il prof. Giuseppe Di Costanzo, docente di Filosofia della Narrazione e della Comunicazione – Weber ha definito l’agire sociale come orientato verso l’altro e prevedibile su base probabilistica; da questi presupposti partono i fondamenti della ricerca sociologica, declinati oggi in diversi campi di applicazione: dalla comunicazione alla politica, dalla sondaggistica agli studi sui comportamenti criminali e a quelli sulla produzione e sul marketing”. A partire dalle basi teoriche comuni, il sociologo, come già sottolineato da altri docenti, si occupa oggi concretamente “di analisi in tutti i campi sociali, economici e politici; tra questi emergono più che mai i nuovi contesti multiculturali”, evidenzia il prof. Di Costanzo. “Se ha studiato bene”, aggiunge il professore, “un laureato in Sociologia ha il privilegio di essere molto più duttile di altri, in diversi campi professionali; in un sistema sociale come il nostro, caratterizzato da fortissimi mutamenti, è indubbiamente in vantaggio chi ha la capacità di rispondere alle trasformazioni e di mettersi in gioco, abituato a studiare proprio i modi in cui la società si adegua ai mutamenti. Probabilmente per questo il tasso di occupazione dei laureati della Facoltà rimane elevato, anche se a livelli inizialmente non altissimi e in campi non sempre considerati, come quello della gestione del personale o della formazione”.
Viola Sarnelli
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