Scelgo Lettere ma che cosa farò ‘dopo’?

Una Facoltà umanistica che poggia su una solida e rinomata tradizione classica, ma non solo.  Oltre ai Corsi di Laurea come Lettere Classiche e Moderne, Filosofia, Storia, sono infatti ormai consolidati a Lettere della Federico II anche percorsi formativi differenti: Beni Culturali, Archeologia, Lingue. A questi si aggiungono poi i Corsi a numero chiuso di Psicologia, Servizio Sociale e Scienze del Turismo a indirizzo manageriale (in collaborazione con la Facoltà di Economia) per i quali proprio in questi giorni si stanno tenendo le prove di selezione.
Anche le strutture della Facoltà rispecchiano questa doppia tendenza: tra il tentativo di mantenere in uso sedi storiche e monumentali e l’esigenza di rinnovare periodicamente i servizi, adeguandoli alle nuove esigenze degli studenti. Se, infatti, il cuore di Lettere rimane sempre il chiostro di via Porta di Massa, ad accogliere i nuovi arrivati quest’anno ci sono però non poche novità. A partire dalla nuova Biblioteca, il monumentale complesso di S. Antoniello a piazza Bellini, ricco di testi e di spazi per lo studio. E poi, da poco attivata, la connessione wi-fi, nella sede centrale, come in tutte le altre Facoltà della Federico II, e, sempre per restare sul versante informatico, da pochi mesi è stata ristrutturata l’aula multimediale, che contiene adesso trenta postazioni computer per gli studenti. 
Guardando poi alla didattica, i piani di studio di tutti i Corsi di Laurea sembrano avere beneficiato dello snellimento apportato dall’ultima riforma degli ordinamenti, che ha limitato a venti il numero di esami della Triennale: gli esami sono meno, anche se più corposi, e gli studenti sembrano apprezzare il nuovo sistema.
Tutto sembra andare al meglio – o quasi – nella più antica e rinomata Facoltà napoletana, se non fosse per un dubbio insistente e pervasivo che accomuna tutti i suoi studenti: che lavoro farò dopo? Ha ancora senso dedicarsi allo studio della Storia, della Letteratura, della Filosofia, nel bel mezzo della crisi economica globale e con la disoccupazione in crescita verticale? Se la risposta è ovviamente un deciso sì, è però altrettanto comprensibile come molti studenti siano spaventati da un’apparente – e a tratti piuttosto sostanziale – mancanza di prospettive per gli umanisti.
Trovare risposte definitive a questi dubbi è ovviamente impossibile, ma alcune considerazioni di massima e consigli di buon senso rimangono sempre validi. 
La scelta della
Facoltà “equivale 
ad un matrimonio”
“Ad uno studente che volesse iscriversi direi prima tutti gli aspetti negativi sugli sbocchi occupazionali, aleatori. Ma detto questo, l’attuale situazione di precarietà lavorativa coinvolge anche gran parte delle altre Facoltà, e almeno a Lettere i corsi sono organizzati molto bene, il numero degli esami con il Nuovissimo Ordinamento è stato ridotto, lo studio più disteso e meno parcellizzato e i professori molto disponibili – un’ atmosfera che in altre Facoltà non c’è. E’ una scelta, però, che implica una forte passione, considerando le difficoltà del momento: come quando si è innamorati e si chiudono gli occhi davanti a tutti i difetti del partner. Ma non è da escludere che a breve il paesaggio possa cambiare e possano emergere nuovi sbocchi lavorativi: dal settore dei beni culturali a quello dei mezzi di comunicazione di massa”, dice il prof. Antonio Saccone, docente di Letteratura Italiana Moderna e Contemporanea. “Chi ha una preparazione umanistica solida ha anche una forte versatilità e duttilità e può acquisire in seguito tutte le nozioni tecniche necessarie nel campo di lavoro prescelto. Ma perché questo avvenga è importante non accontentarsi di poco, non seguire l’università in maniera passiva puntando al minimo, altrimenti la laurea sarà soltanto un pezzo di carta di poco valore, difficile da utilizzare”, avverte il professore. Per gli stessi motivi “è importante laurearsi in tempo, dato l’alto tasso di concorrenza nelle Facoltà letterarie. Il blocco della Scuola di Specializzazione per l’insegnamento (Sicsi) ha reso ancora più difficile la situazione lavorativa, ma bisogna d’altra parte considerare che la letteratura e gli studi umanistici rimangono sempre utili per l’umanità, per guardare le cose da un altro punto di vista. E’ importante quindi che ci siano persone con queste competenze, ma a patto che sia una scelta di passione e non di riserva, fatta in maniera irresponsabile, non come fosse un parcheggio: un discorso che vale sempre, ma vale a maggior ragione per una Facoltà che al suo termine non offre ponti d’oro”. Infine,  un consiglio: “dopo aver valutato le vostre motivazioni, cercare di capire anche se la passione è ricambiata, cioè se si è effettivamente portati per la materia. In questo può aiutare il test di autovalutazione che si compila al momento dell’iscrizione a tutti i Corsi della Federico II. Più che un fidanzamento, la scelta di una Facoltà equivale, infatti, ad un matrimonio: è importante capire bene le proprie inclinazioni e se si è ricambiati, prima di rischiare di condannarsi all’infelicità. Se può essere d’aiuto, è sempre possibile parlare con i docenti della Facoltà negli orari di ricevimento”. 
“Una formazione 
universale 
alla lunga paga”
“Il primo fattore di scelta è sempre quello di seguire la propria inclinazione augurandosi di trovare piacere nel lavoro: una delle cose più belle nella vita”, afferma la prof.ssa Adriana Pignani, docente di Filologia Bizantina. “Certamente è importante anche il fattore pratico, è pur necessario riuscire a procurarsi il pane quotidiano. Da questo punto di vista la situazione delle Facoltà umanistiche non è certo tra le più rosee. Eppure siamo di fronte ad un tale cambiamento nella società e nel mercato del lavoro che è davvero difficile fare previsioni su come sarà la situazione da qui a cinque anni”, sottolinea la prof.ssa Pignani. 
Proprio per queste incertezze di fondo, “le inclinazioni personali rimangono un fattore fondamentale, perché Lettere non è una Facoltà che prepara subito per un mestiere da esercitare; l’insegnamento, che era l’unico sbocco professionale ‘predestinato’, diventa sempre più difficile. Ma una formazione di base, ‘universale’, come quella fornita a Lettere, alla lunga paga, anche in ambiti diversi da quelli più strettamente letterari. La mentalità di un laureato in Lettere è molto più duttile e ricca di chi ha fatto studi settoriali”, afferma la docente. “Ricordo ancora ad esempio di quando, parecchi anni fa, il Banco di Napoli ricercava solo laureati in Lettere; allo stesso modo oggi nel mondo dell’informatica e dei nuovi linguaggi, anche in paesi più evoluti del nostro come gli Stati Uniti, sfondano quelli che hanno una preparazione letteraria e filologica, perché hanno una prospettiva più aperta e critica. L’uomo ha sempre bisogno delle parole per esprimersi e per pensare: questo non può andare in disuso”, conclude la prof.ssa Pignani. 
L’informatica
e i media
“possono
fornire risposte 
importanti”
Di sicuro “se si cerca una laurea immediatamente finalizzata ad una professione redditizia, Lettere sembrerebbe non garantire questo risultato; la Facoltà invece viene spesso scelta da studenti mossi dal desiderio di leggere il mondo e interpretarlo”, sostiene la prof.ssa Rossana Valenti, docente di Latino nonché di Informatica e Discipline Umanistiche. Eppure il quadro potrebbe essere decisamente migliore anche dal punto di vista lavorativo: “le Facoltà letterarie dovranno fare uno sforzo perché gli spazi, sono convinta, sono molto ampi per i laureati in Lettere rispetto a quelli provenienti da Facoltà concorrenti. La conoscenza della storia e della letteratura sono chiavi importanti per interpretare i mutamenti della società, e i settori dell’informatica e dei media possono avere risposte importanti per i nostri laureati”. Sottolinea: “lavoro da tempo sul rapporto tra l’informatica e le discipline umanistiche. Nell’informatica c’è moltissimo spazio per gli umanisti che vogliano sperimentare nuove tipologie comunicative. Il problema è creare percorsi di formazione e connessioni adeguate per collegare questi due settori apparentemente distanti. Per molto tempo i corsi della Facoltà di Lettere sono stati finalizzati prevalentemente all’insegnamento; oggi, benché l’insegnamento continui ad assorbire, nonostante tutte le difficoltà, soprattutto i laureati in Lettere Classiche, si dovrebbe pensare a realizzare dei percorsi formativi che uniscano i saperi forti tradizionalmente forniti dalla Facoltà con competenze più moderne, come quelle appunto riguardanti l’informatica e diversi ambiti di comunicazione”. 
Secondo la prof.ssa Valenti esistono quindi per i laureati in Lettere ampie potenzialità che andrebbero esplorate o approfondite in settori anche tradizionalmente esterni all’ambito di studi: “la Facoltà ha già cominciato questo percorso, anche sotto la spinta del Nuovo Ordinamento, ma bisogna continuare”. Ma quella che non può essere istituzionalizzata né coltivata è la spinta personale: “se per le altre Facoltà prevale spesso una scelta mirata ad una professione, per Lettere prevale sempre una scelta di passione, di volontà di comprendere la storia, il mondo, se stessi”. 
Tutte le informazioni e i dettagli sui singoli Corsi di studio della Facoltà di Lettere sono consultabili sul sito www.lettere.unina.it. 
Viola Sarnelli
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