Dalle bomboniere al Pronto soccorso

Nelle difficoltà, rimboccarsi le maniche e ripartire. E pazienza se la carta d’identità dice inequivocabilmente che sei più vicino ai cinquanta che ai venti.    Devi ripartire perché te lo chiede la famiglia che hai creato nel tempo. Devi ripartire perché te lo impone quella famiglia d’origine che conosce i tuoi sogni e confida nelle tue capacità. È un’araba fenice Gennaro Spiezia che, ripartendo dalle ceneri, si è messo in discussione ed è tornato tra i banchi. Dall’oggi al domani, lui, informatico in un’azienda di bomboniere e articoli da regalo, vede il suo contratto di lavoro passare da full-time a part-time. Era il 2012. Gennaro, classe 1965, di anni ne aveva 47. La scossa arriva da Sergio, suo fratello minore, all’epoca specializzando di Medicina Interna. A sua insaputa lo iscrive ai test di ammissione al Corso di Laurea di Infermieristica, alla Federico II: “mi pagò anche la tassa. Lo venni a sapere in prossimità delle vacanze. Gli dissi: ‘Sergio, come ti è venuto in mente?’. Mi rispose che era un’occasione che non potevo perdere. Andai a fare il test convinto di non superarlo, invece…”. Invece passò 15 giorni “legato alla sedia. Rispolverai concetti su tutte le materie scientifiche”. Definisce “una mazzata” l’esito positivo: “pensavo fosse difficile coniugare lo studio al lavoro”. A quel punto entra in scena la famiglia che Gennaro ha messo in piedi: “nello stesso anno mio figlio passò i test a Medicina. Tornavo a casa da lavoro e lo vedevo studiare. Pensai: ‘possibile che un ragazzo studia così tanto e io, che ho la responsabilità di portare avanti la famiglia di cui lui fa parte, non debba impegnarmi?’. Così, nonostante la stanchezza, mi mettevo sui libri. È stato impegnativo, ma il lavoro ha dato i suoi frutti”. Tre anni dopo, nel novembre 2015, alla prima sessione utile, è arrivata la laurea con 105 su 110. Ha discusso una tesi sulla “malattia da virus ebola, allora molto attuale”. Relatrice la professoressa Annamaria Iannicelli, Direttore delle attività didattiche professionalizzanti a Infermieristica, con la quale i precedenti parlavano di una bocciatura prima e di un 18 poi. Masochismo? No, “perché in quelle occasioni la valutazione era stata giusta. C’è stato un confronto diretto che mi ha aiutato a capire come muovermi”. Dopo la tesi, una nuova collaborazione: “in qualità di coautore mi sono occupato della stesura di quattro capitoli di un manuale di infermieristica. È stato un onore per me”. Dal primo settembre è al Santa Maria di Loreto Nuovo, più noto come Loreto Mare. Lavora al Pronto soccorso: “non avrei mai voluto in vita mia, ma adesso penso che non saprei fare altro”. Perché? “Perché lì tasti veramente il polso della professione di infermiere. Durante la mia carriera ho conosciuto e apprezzato diversi professori che ci hanno insegnato innanzitutto l’approccio alla professione. Tutto il Corso di Laurea sta lavorando per portare Infermieristica a un livello di professionalità vicina a quella dei medici. Se le Istituzioni si renderanno conto che questa è una professione che ha una sua dignità, autonoma rispetto a quella dei medici, la Sanità potrà trarne ampio beneficio”. 
La storia di Gennaro, per ora, è arrivata qui, in attesa delle prossime pagine: “ho imparato che la vita non deve essere scandita dai ritmi anagrafici. C’è sempre un’opportunità, se si vuole”. Nelle difficoltà, rimboccarsi le maniche e ripartire. 
Ciro Baldini
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