Diritto Privato, non spaventa né appassiona

Nella rosa delle discipline del primo anno di Economia, il Diritto Privato esce un po’ dai canoni. A detta degli studenti, non ha il rigore e la logica della Matematica e non suscita l’interesse dell’Economia Aziendale per i suoi risvolti concreti. Non spaventa quanto la prima, non appassiona quanto la seconda, ma è una materia articolata, con un programma lungo, ricco, che spiega l’intero corpo delle norme che regolano i rapporti di lavoro e le relazioni sulle quali si basa la nostra società. Per tutte queste ragioni, suscita fra gli studenti reazioni contrastanti, dividendoli essenzialmente fra chi studia per conto proprio seguendo poco o nulla le lezioni e chi, invece, non perde una lezione per il timore di non riuscire più a collegare fra loro tutti gli elementi del testo, da integrare rigorosamente, insistono i ragazzi, con il Codice Civile. C’è anche chi preferisce, in prima battuta, leggere le dispense (riassunti estremamente sintetici del libro) o le ‘compense’ (riassunti con i commenti del docente). Come Mario Aprea, matricola ad Economia Aziendale: “Studio dalle dispense, perché è un esame molto teorico. Non c’è niente di complicato da capire, devi solo imparare”. “Studiare in questo modo non ha senso, soprattutto se ci si approccia alla materia per la prima volta. È meglio affrontare gli argomenti in modo ampio e poi fare i riassunti. Il libro, poi, è praticamente la sbobinatura del Codice Civile – ribatte Valeria Diamare, matricola ad Economia e Commercio – Le lezioni sono interessanti, anche se trovo inutili i passaggi in cui si raccontano le vecchie norme ed i vecchi modi di gestire un rapporto giuridico. All’esame, che verte sulle norme vigenti, non si chiedono. Sicuramente, invece, sono molto importanti gli esempi, anche se ci sono delle norme così surreali che prevedono casi assurdi, come quello in cui si ipotizza che un terreno durante un’alluvione si stacchi e si unisca ad un altro”. Per Francesco Bonifacio, iscritto anche lui ad Economia e Commercio, la memoria è essenziale: “si deve capire e memorizzare, ma la comprensione dipende da quanto appreso in precedenza. Non è possibile suddividere gli argomenti in sezioni, si deve necessariamente cominciare dall’inizio. Anche il professore ci ha detto che non dobbiamo ricordare tutto, ma capire. Sono molto importanti gli esempi perchè associano la norma alla realtà e permettono di ricordare come si applicano le leggi. Si può studiare da soli solo se si sono avute delle esperienze sul campo, altrimenti si deve seguire”. 
Prima si comprende,
 poi si ricorda
Alcuni studenti sottolineano l’eccessiva prolissità di alcuni passaggi. Come Antonio Barone, studente ad Economia e Commercio: “il libro si dilunga in maniera eccessiva sui diritti generali – dice – È una difficoltà concreta:  non si capisce perché ci vogliano tutte quelle parole”. “Preferisco studiare da sola. A lezione i concetti presenti sul libro vengono integrati con molti esempi, ma dopo un po’ si perde il filo, perché si usano troppi giri di parole. Credo sia per questo che in aula ci sono poche persone”, aggiunge al riguardo Teresa, primo anno di Economia Aziendale. Clemente Bellitto, studente ad Economia e Commercio, ha già studiato Diritto al Liceo Psico-Pedagogico e quindi sente di avere già una certa dimestichezza con il metodo: “grazie anche ad una brava insegnante, anche se a scuola ho affrontato il Diritto di Famiglia legato più ad aspetti sociali e familiari. Il libro è un po’ prolisso, ma con il Codice Civile accanto si individuano i risvolti pratici. Prima si comprende, poi si ricorda”. Maria Chiara Ferretti si è iscritta ad Economia e Commercio dopo un anno a Giurisprudenza, dove “Diritto Privato è l’esame più importante. Anche al quinto anno, prima di dare un voto, controllano quello avuto in questo esame. In aula il professore asseriva che avrebbe bocciato chiunque si fosse presentato prima di nove mesi, perché per lui era il tempo minimo per essere sufficientemente pronti. Tempi di studio a parte, la differenza sostanziale che noto ad Economia è la necessità di seguire per avere un riscontro con la realtà”. “Abbraccia la vita quotidiana, dalle cose più semplici alle più dettagliate. È complessa per questo, ma non servono particolari ragionamenti. Le norme sono quelle, non c’è niente da cambiare o su cui ragionare, devono essere solo attuate”, commenta Giovanni Esposito, matricola ad Economia e Commercio. Rita Cicatiello confessa di non essersi ancora ‘soffermata molto’: “il Diritto tratta aspetti interessanti come la famiglia e il matrimonio. Soprattutto richiede un linguaggio specifico”. “È più semplice affrontare altre materie, perché il Diritto porta via molto tempo, perché devi integrare gli articoli agli argomenti da studiare. Un conto è portare 500 pagine, metà delle quali sono esercizi, un conto è invece memorizzarle tutte. Molti preferiscono dare Matematica ed Economia Aziendale a gennaio e febbraio e rimandare Diritto ad aprile”, questa la strategia di Mario Muggione, studente di Economia Aziendale. Per Giuseppe Di Nardo, primo anno di Economia Aziendale, “le integrazioni con il codice sono utili, ma occorrerebbero più esempi sulla vita economica e giudiziaria”. “E’ utile perché si riferisce a tutto quello che facciamo nella vita quotidiana ma anche impegnativa perché il quantitativo di leggi è ingente”, conclude Fabio Cancelliere, studente di Economia Aziendale.
  
Simona Pasquale
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