Donne di scienza: sono più brave ma solo poche arrivano in cattedra

Le donne negli studi sono migliori degli uomini, più propense a collaborare, sanno tenere meglio il gruppo, ma per tutta una serie di ragioni, retaggi del passato, cooptazione e scarsissime attenzioni che il mondo del lavoro in generale presta alla maternità, considerandola un vincolo e non un bene sociale, le donne sono penalizzate nell’accesso alle carriere, anche in campo accademico, alla vita pubblica e ai ruoli istituzionali. Di questo e di molto altro si è discusso il 30 marzo all’incontro Donne di Scienza, organizzato dal Coordinamento Napoletano Donne nella Scienza, un gruppo di ricercatrici e docenti che cerca di sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi delle discriminazione femminile in ambito scientifico e accademico. Moltissimi i partecipanti al convegno nel corso del quale sono state presentate le due mostre sulle scienziate nel mondo e sulle azioni per promuovere la presenza femminile nella ricerca, il cortometraggio della regista Paola Manno sulla nuova emigrazione delle intellettuali italiane in Europa ed i dati sulla presenza delle donne in ambito accademico in Europa, in Italia ed in Ateneo (sul quale il gruppo sta producendo una pubblicazione).
In base ai dati della Commissione Europea sulla presenza delle donne nei settori della scienza e dell’ingegneria, si nota l’evidente differenza che c’è fra l’ingresso all’università e quello alla carriera accademica. “Ci sono più studentesse, più laureate, sono più brave, ma la situazione si inverte quando si passa a valutare la presenza delle donne nei posti di ricercatore, associato e ordinario”, dice Antonella Liccardo, ricercatrice al Dipartimento di Fisica. I dati italiani mostrano che, rispetto all’Europa, sono anche di più le donne che accedono al dottorato. Le italiane quindi si specializzano di più che altrove. Un dato analogo si registra in Portogallo, Cipro, Bulgaria, Estonia e Lituania. “Un elemento su cui riflettere. Dove ci sono maggiori possibilità occupazionali e più attenzione alla maternità, non c’è questa tendenza alla specializzazione”, sottolinea la ricercatrice. Le informazioni prendono in esame il polo scientifico allargato, che include i settori delle scienze, della scienze della vita, dell’ingegneria e dell’architettura. Restringendo il campo alla Federico II, si nota che le laureate eccellenti sono di meno, ma risultano essere migliori e meglio specializzate. Il dato è però fortemente condizionato all’origine. “Alcuni settori, come l’Ingegneria, in particolare il ramo civile, continuano ad essere fortemente maschili”. Medicina rappresenta un caso particolare. Ci sono più donne, sono più brave, si specializzano di più, ma al momento dell’ingresso nella carriera accademica letteralmente scompaiono: solo il 18% diventa ricercatore.
(Si.Pa.)
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