Economia al bivio: ridurre i Corsi di Laurea o programmare gli accessi

Unità minima per esame 10 crediti e nuovi progetti di didattica e collaborazioni. Sono queste le indicazioni dei Corsi di Laurea della Facoltà di Economia che si è riunita il 29 novembre, l’ultimo giorno utile per approvare le modifiche agli ordinamenti in vista di una profonda trasformazione dell’offerta formativa, necessaria per far fronte ai requisiti ministeriali sulla sostenibilità della didattica, a fronte di un corpo docente sempre più esiguo. Allo stato attuale, i docenti sono 125, nel 2016 saranno 99. Mantenendo in piedi l’offerta attuale ne sarebbero necessari 127, anche avviando progetti di collaborazione con altri Atenei. Unica soluzione, ridurre i percorsi per non ridurre eccessivamente gli ingressi. Da tempo la Facoltà si trascina dietro questa grave incertezza, divisa fra la necessità di chiudere dei Corsi di Laurea con pochi iscritti ma di grande qualità e spendibilità, come Economia delle Imprese Finanziarie e Statistica, e rispondere alle pressioni esterne. Una soluzione possibile viene dalle proposte dei due Corsi con maggiori iscritti, Economia Aziendale ed Economia e Commercio. Entrambi prevedono, nel Nuovo Ordinamento, 20 crediti liberi che insieme ai 12 obbligatori per legge aprirebbero la possibilità di costruire dei curricula in Finanza e Statistica. Votare l’ordinamento non implica istituire realmente il Corso e nonostante le aperture e le necessità restano ancora forti le resistenze. In primis, quelle degli statistici che, all’insaputa del Corso di Laurea e della Facoltà di Scienze Politiche con la quale condividono l’attuale percorso in Statistica, propongono un proprio Corso di Laurea, in prospettiva di futuri progetti interateneo. Al termine di una discussione durata quattro ore, la Facoltà decide di approvare tutte le proposte, comprese le due di Statistica, prima di maturare decisioni più consapevoli, ma il tempo disponibile è agli sgoccioli. 
“Dobbiamo prendere delle decisioni. Se decidessimo di introdurre il numero programmato, le procedure per aderire ai consorzi nazionali sono lunghe, perché gli Atenei vanno a gara”, ricorda il Preside Achille Basile alla platea suscitando immediate reazioni. “Ce l’ha ordinato il medico di avere tutti questi Corsi di Laurea? Propongo un minimo di riflessione culturale. Qual è la politica di bilancio dell’università e dove stiamo andando? – chiede con insistenza il prof. Giancarlo Guarino – Se già sappiamo che tutto resterà com’è, allora introduciamo il numero programmato, ma io sarò sempre contrario perché colpisce gli studenti in un momento in cui, invece, andrebbero aiutati”. “Siamo costretti al numero programmato solo se prendiamo decisioni che ci portano fuori bilancio”, replica Basile. “Forse dovremmo pensare a trovare delle soluzioni per gli studenti che devono sviluppare nella nostra città e nazione una propria opportunità lavorativa. Un primo principio deve quindi essere legato agli sbocchi professionali”, suggerisce il prof. Riccardo Mercurio, Presidente del Corso di Laurea in Economia Aziendale. “Condivido la posizione sull’occupazione dei laureati, ma questo è un momento di grave incertezza. I Corsi di Laurea che non sono in grado di rispondere alle aspettative, devono essere tagliati, ma non in questo contesto incerto”, interviene il prof. Nicolino Castiello, Presidente del Corso di Laurea in Scienze del Turismo. “Gli interessi degli studenti verrebbero sacrificati molto di più chiudendo Corsi di Laurea che offrono prospettive concrete, piuttosto che introducendo il numero chiuso”, sottolinea il prof. Stefano Ecchia, Presidente del Corso di Laurea in Economia delle Imprese Finanziarie. In molti si interrogano sul metodo. “Mi vengono i brividi nel sentire che ci si deve rivolgere a società esterne per introdurre il numero chiuso. È una cosa per la quale serve prima un elenco dei costi e dei vantaggi. Non esprimiamo più niente, corriamo solo per essere i primi della classe. Inizio a rifiutare questa logica”, interviene la prof.ssa Francesca Stroffolini. “Chi vogliamo essere e quale qualità vogliamo offrire? Siamo costretti a decrescere senza possibilità di discussione? Non possiamo incrementare il nostro corpo docente tramite mobilità? Se rientriamo nello schema saremo virtuosi? E domani come andremo avanti? Una volta capito quanti studenti possiamo reggere, in base a quale criterio vogliamo mantenere i Corsi?”, domanda la prof.ssa Rosa Cocuzza. Ma incombono delle scadenze. “Si sta imponendo la visione di alcuni Atenei, autodefinitisi virtuosi, come Bologna, Milano, Genova, Firenze, Trento etc.. Correre è difficile, ma le regole ci sono. Cerchiamo di cogliere l’occasione per riformulare l’offerta didattica. Di fatto, negli anni abbiamo risposto con una offerta didattica insoddisfacente, non adatta agli studenti. È una delle occasioni per risolvere. Ridurre i Corsi di Laurea ed introdurre il numero programmato non mi soddisfa, ma non mi spaventa. Dipende da come si gestisce e richiede scelte consapevoli. In dieci giorni i Presidenti dei Corsi di Laurea potrebbero portare all’attenzione della Facoltà vantaggi e svantaggi ed il Preside potrebbe informarci sulla possibilità di incorporare dei percorsi ed essere informati sulle duplicazioni”, aggiunge nel suo intervento il prof. Riccardo Martina. “È scandaloso che requisiti così stringenti siano previsti solo per le università pubbliche e non per quelle private”, interviene il prof. Giancarlo De Vivo, neoPresidente del Corso di Laurea in Economia e Commercio. “Che succederebbe se ci fosse un solo percorso triennale e gli attuali Corsi di Laurea diventassero curricula?”, domanda Ciro De Martino, rappresentante degli studenti. “Occorrerebbero 94 docenti, anche così si dovrebbe fare qualcosa”, risponde Basile. L’aula approva, votando le proposte singolarmente. Apertura di bandi in regime di cofinanziamento previsti dai decreti Mussi e l’assegnazione di posti con mobilità interregionale, concludono la seduta.
Simona Pasquale
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