Geologi nel mondo, le storie di successo al DISTAR

Partenza da Capodichino con destinazione Nord Europa, Sudamerica, Asia. Sono questi i percorsi dei laureati in Scienze Geologiche della Federico II, le cui “storie di successo”, il 28 maggio, hanno fatto da conclusione all’incontro “Il mio primo lavoro: dove cercarlo, come trovarlo”. Molti hanno raccontato la propria esperienza professionale via Skype. È stato il caso di Laura Galluccio, connessa dalla Gran Bretagna, dove svolge il ruolo di carbonate reservoir geologist alla Badley Ashton & Associates. Ha parlato dal Cile, invece, Linda Daniele, oggi docente di Idrogeologia e Idrogeochimica della Universidad de Chile. Collegamento dalla Cina, infine, per Guglielmo D’Andrea, Engineering Geologist del Kier group a Hong Kong. A raggiungerlo in Asia, a breve, sarà Angelo Noviello il quale, a differenza dei colleghi, ha parlato dal vivo nella chiesa dei Santi Marcellino e Festo che, almeno fino alla pausa pranzo, ha ospitato un pubblico molto numeroso. “Napoli è una bella donna che troppo spesso ti tradisce”, ha affermato tradendo un po’ di nostalgia. Meglio cercarne una fedele che sappia riconoscere le qualità del partner. Quella “donna”, nella carriera di Angelo, qualche tempo fa ha risposto al nome di Australia: “mi sono laureato nel 2012 qui alla Federico II. La mia è stata una tesi internazionale, perché ho prelevato dei campioni in Spagna per poi analizzarli per tre mesi nel laboratorio della Curtin University of Technology di Perth”. Così, in seguito alla corona d’alloro e dopo sei mesi trascorsi a mandare invano curriculum, la decisione di ritornare in Oceania: “sono stato poco meno di tre anni in Australia. Ho lavorato per una compagnia pubblica che trattava di ferro, occupandomi di tutta la trafila, dall’esplorazione alla produzione”. Il ritorno in Italia è solo momentaneo. Il tempo di sbrigare pratiche burocratiche, poi si risale in aereo. Questa volta la meta è Shangai. Ad attenderlo c’è un impiego alla Pan Pacific, dove, insieme a un team di geologi, valuterà la validità dei progetti proposti dalla compagnia privata. Ai colleghi più giovani, dice: “se volete restare in Italia, allora Geologia non è la scelta giusta”. 
Esperienze di laureati, ma non solo, sono salite in cattedra nel corso di una giornata organizzata e moderata dal professor Mariano Parente, ricercatore di geologia stratigrafica e sedimentologica e docente al corso di Introduzione alle Geoscienze: “è la seconda edizione di questo evento. La nostra idea è di fornire strumenti e informazioni per compiere l’importante e difficile passaggio dall’università al lavoro. Quest’anno avremo importanti aziende italiane che operano in vari settori e ci saranno recruiter che vi daranno consigli su come affrontare la selezione”. Dopo i saluti del Presidente della Scuola Politecnica e delle Scienze di Base Piero Salatino, il prof Parente ha ripreso la parola per dare il via alla sua relazione intitolata “Quanto lavoro c’è per i geologi, in Italia e nel mondo”. Prima la pillola e poi lo zucchero. Il suo discorso è partito “dalle cattive notizie. Se si va su Almalaurea, si scopre che ad un anno dalla laurea, solo il 37,9% dei laureati lavora. A tre anni la situazione migliora, ma comunque siamo sotto la media delle altre lauree magistrali”. A fare da contraltare, le buone notizie che vengono da oltreconfine: “negli USA più del 50% degli studenti esce dall’università con il lavoro in tasca”, inoltre, “in merito ai salari, i geologi sono quelli che guadagnano di più rispetto ai colleghi di altri settori scientifici”. Incoraggiamenti sono arrivati anche dall’ing. Paolo Curatolo, intervenuto in qualità di Project Director della Golder Associates: “in Italia e all’estero lavoro ce n’è. L’importante è sapere quali sono le realtà e come inserirsi”. Sulla formazione: “la laurea è adeguata per le attività di base. Ovviamente, le conoscenze geologiche vanno poi integrate con competenze chimiche, biologiche e informatiche”. Mattinata conclusa dall’intervento di Eni, l’Ente Nazionale Idrocarburi, rappresentato per l’occasione dai dottori Sergio Nardon, Danilo Monti e Diego Sonaglio, e da quello del Consorzio COCIV, per il quale il responsabile del settore ambientale Raffaele Ippoliti e la geologa Elisabetta Cascone hanno presentato “I lavori del Terzo Valico”, un progetto ferroviario per il corridoio Reno–Alpi. Chiusura degli interventi esterni affidata al dott. Donato Fiore, responsabile del Dipartimento di Geofisica alla Dimms control e al dott. Luca Nicodemo, Head of Recruitment di International Atomic Energy Agency, che ha dato un consiglio ai presenti: “create un curriculum che sia adatto all’organizzazione alla quale vi rivolgete. Ricordate che chi legge non vi conosce, quindi non trascurate nulla”. Regola fondamentale: “non demoralizzarsi se non rispondono. La media è di una risposta su dieci curriculum inviati”. Aspettava suggerimenti come questo Martina Puoti, al terzo anno di Scienze geologiche: “sono venuta per cercare qualche spunto e per rendermi conto di come e in cosa voglio specializzarmi”. Dopo aver ascoltato le varie relazioni, occhi sempre più puntati all’estero per Rosa Di Somma, anche lei al terzo anno: “c’è l’idea di andare via. Se ci sono opportunità migliori altrove, perché non allontanarsi? Non è solo per una questione di soldi, ma è per avere la possibilità di fare qualcosa che piace e che possa formare come professionisti”. La pensa come lei la collega Marilisa Raucci: “andare all’estero significa avere speranza per il futuro, perché non sempre siamo sufficientemente motivate. In Italia il geologo è sottovalutato. Altrove, invece, si investe”. Pensano già al lavoro anche alcune matricole, come Salvatore Ruocco: “volevo informazioni sul lavoro che potrei svolgere in futuro e sulla preparazione necessaria per farlo”. Con lui Edoardo Benassa: dal momento che in Italia non c’è molto lavoro, allora meglio prepararsi per l’estero”. 
Ciro Baldini
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