Giovani brillanti in cerca di futuro

Premiazione dei nei dottori di ricerca ad Ingegneria, lunedì 4 maggio. Il Preside Edoardo Cosenza ha consegnato ai giovani che hanno appena concluso il XXI ciclo, l’attestato del titolo insieme al volume che racconta la storia della Facoltà.  “Qui a Napoli siamo in grado di produrre alta specializzazione. Siamo una delle più importanti università d’Italia e l’impegno di tanti nostri scienziati in questi giorni in Abruzzo lo dimostra,” ha commentato in apertura il Rettore Guido Trombetti. Presente alla cerimonia anche Alan Smith, direttore presso la sede di Arzano della ST Microelectronics, multinazionale del settore tecnologico che investe il 17% del suo fatturato in sviluppo e ricerca. Un anno e mezzo fa circa, la società ha avviato un accordo con gli atenei della regione per portare avanti, anche presso la sede campana,  programmi di ricerca e innovazione. “I sistemi e le tecnologie diventano tra loro sempre più integrati e complessi, per questo servono persone preparate e i dottori di ricerca in questo senso sono molto importanti”. Molti i dottori assenti alla cerimonia, impegnati per lavoro e ricerca per lo più fuori regione, o all’estero, perché, come ha sottolineato il Preside, “la migliore esportazione di Napoli e della Campania è rappresentata dagli ingegneri. Speriamo che dei tanti che vanno fuori, qualcuno in futuro possa o voglia tornare”. 
La parola ad alcuni neo dottori di ricerca. Alessandro Pranzitelli, 29 anni ha svolto un dottorato in Ingegneria navale sull’analisi numerica della resistenza cui è sottoposta la superficie della carena di un’imbarcazione, insieme ai professori Miranda, Pensa e De Nicola. Oggi cerca lavoro e si prepara per la selezione delle borse al CIRA: “perché non ci sono posti all’università. Durante il dottorato sarei dovuto andare in Belgio per sei mesi, ma poi il programma è saltato. Ora sto completando un articolo per una pubblicazione su una rivista navale e cerco lavoro, per ora non ho ottenuto risposte. Non so se è il periodo poco favorevole o la specializzazione”.  Aspirazione per il futuro? “Scappare dall’Italia, o lavorare per qualche importante azienda, magari una casa produttrice di software di fluidodinamica numerica. Il nostro titolo in Italia non viene considerato, nei moduli di richiesta di personale non è nemmeno previsto. Non vale come anzianità di lavoro e neanche l’università ci tratta tanto bene”. Francesco Petrosino, 28 anni, durante le sue ricerche ha lavorato insieme al prof. Tognaccini alla messa a punto di un modello aerodinamico. Ancora prima di terminare, ha ottenuto un contratto triennale al CIRA per lavorare ad un progetto di previsione della formazione del ghiaccio sulle ali di un velivolo. “La mia aspirazione pensiero è quella di tornare all’università e diventare professore. So che è difficile, ma spero che con il tempo la situazione si possa regolarizzare. Ho ricevuto delle proposte all’estero ma dall’esperienza di altri, significa non tornare. Se avessi voluto lavorare nell’ambito industriale, avrei cercato fuori, ma Napoli è una delle scuole migliori del mondo. Perché andare a cercare altrove qualcosa che ho a portata di mano?”. Marcello Fera, 29 anni, ha conseguito il dottorato in Ingegneria dei Sistemi Meccanici. Ha scelto la strada della carriera accademica: “sperando che  in futuro le cose migliorino. Dopo la laurea, ho avuto delle offerte di lavoro, ma nessuna che tenesse in considerazione la mia aspirazione al dottorato. In generale, la nostra figura è apprezzata presso grandi società di consulenza, ma poco presso le industrie”. Gabriella Carrozza, dottorata in Ingegneria Informatica, 27anni, ha trascorso sei mesi a Londra per uno stage cofinanziato dalla Finmeccanica presso la quale oggi lavora alla gestione di progetti di ricerca. “Sono stata fortunata, il mio è un caso raro in Italia. È difficile che le aziende prestino attenzione al dottorato di ricerca; io, invece, ho avuto un advisor speciale, che mi ha dato tutte le carte per fare le cose al meglio. In genere siamo trattati alla stregua dei laureati, una cosa vergognosa. Non ho apprezzato che durante la cerimonia ci si vantasse che tanti ingegneri vadano all’estero”. Si è laureata molto giovane ed ha deciso di proseguire per passione: “mi piace fare ricerca, ma in ambito accademico c’è poco spazio e forse non valeva la pena spendere anni per niente. La scelta che ho fatto mi è costata, ma sono contenta, i dottori di ricerca hanno una forma mentis che in azienda si nota”. Valerio Grazioso, 34 anni, ha conseguito il Dottorato in Fluidodinamica con un progetto di ricerca sui flussi reagenti, un’applicazione open source sulle reazioni chimiche che vi si sviluppano al loro interno. Oggi lavora presso il Dipartimento, grazie ad una borsa continua le sue ricerche. “Ho scelto il dottorato pensando ad una crescita culturale, non altro. Nei prossimi mesi pubblicheremo i lavori relativi ad alcuni progetti che stiamo portano avanti e poi capirò se restare qui o andare all’estero”.
Simona Pasquale
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