Giuliana, tre mesi in Giappone per una tesi sul butoh

Neolaureata con lode in Storia del Teatro Moderno e Contemporaneo alla Federico II con il professor Ettore Massarese, Giuliana Riccio il 30 marzo terrà una relazione su Lo spazio creativo nel butoh nell’ambito di una giornata di studi organizzata dal Dipartimento di Discipline dello Spettacolo dell’Università di Bologna.
Il butoh è la danza giapponese su cui Giuliana ha incentrato la sua tesi sperimentale, frutto di un’esperienza diretta, poiché la ragazza si è trasferita in Giappone per tre mesi per frequentare uno stage con il maestro Kazuo Ohno, fondatore del butoh. “Il suo è un centro di ricerca  che richiama danzatori da tutto il mondo. C’è stata Pina Baush e l’anno scorso, per il centenario del maestro, vi si è recata Carla Fracci”, afferma la ragazza che è partita per l’Oriente in compagnia della sorella Fernanda, 24 anni, che si laureerà ad aprile in Letteratura Giapponese all’Orientale con il professor Gianluca Coci presentando una tesi su  Hayao Miyazaki, il regista de La città incantata.
Le due sorelle condividono, dunque, una passione per le arti performative del Paese del Sol Levante. “Non è semplice spiegare la complessa spiritualità che anima il butoh – afferma Giuliana convinta che per danzare non ci sia bisogno di compiere ampi movimenti, poiché l’energia interiore è racchiusa in un piccolo gesto – Ecco perché i danzatori hanno spesso le mani semigiunte ad indicare come anche tra le palma sia contenuto uno spazio sufficiente per danzare”.
“Nel palmo della mano è la via Lattea” è, infatti, il titolo della tesi di Giuliana a cui chiediamo cosa l’abbia affascinata di quest’arte così lontana dalla nostra cultura e dalla nostra tradizione. “Mi piace che si lavori sull’energia, per un tentativo di conoscere la propria energia e non per utilizzarla a fini performativi”. Nel suo lavoro, la ragazza avanza la tesi che il butoh non sia lo spettacolo ma il training che vi è dietro. “E’ una condizione di vita, un modo per essere in sintonia con la propria energia”, sostiene Giuliana che afferma di aver provato una sola volta questa sensazione panica e, paradossalmente, mentre non danzava: “Mi è capitato un giorno mentre osservavo gli altri allenarsi in un’improvvisazione sul tema della luna. Quella è stata forse l’unica volta che ho veramente danzato”.
La ragazza è partita per il Giappone entusiasta ma, dopo le difficoltà incontrate durante le prime lezioni, ha dubitato della reale praticabilità dei principi del butoh. A Bologna Giuliana, infatti, seguirà un nuovo stage di butoh con il maestro Yoshito Ohno e poi continuerà a prepararsi per concorrere al dottorato di ricerca sul teatro orientale a Nizza o in Germania. Ha, inoltre, già comprato il biglietto d’aereo per trascorrere l’estate a Londra, dove perfezionerà l’inglese con l’intento di concorrere ad una borsa di studio finanziata dal Ministero degli Esteri.
Giuliana considera il suo maggior successo non tanto l’aver portato a buon fine la tesi, quanto l’essere riuscita a mantenersi a Yokohama per tre mesi con soli 1300 euro, comprensivi anche della guesthouse dove risiedeva. “Avevo solo quella somma e ho fatto i salti mortali per centellinarmela. Ho avuto fortuna perché ho conosciuto delle belle persone. A volte ho insegnato delle ricette allo chef di un ristorante italiano ed i proprietari mi hanno fatto mangiare gratis”. E senza conoscere neppure una parola di giapponese! “Comunicavo con le mani ma la gestualità giapponese è totalmente differente da quella napoletana, per cui i fraintendimenti erano all’ordine del giorno”. 
La cosa che l’ha più colpita del popolo giapponese è, però, l’eccessivo formalismo. “Noi lo intendiamo come etichetta, invece ha radici nel loro culto dell’immagine. E’ da non credere, per esempio che le madri impieghino ore la mattina per decorare le pietanze che i bambini porteranno a scuola. Danno al riso o ad una frittatina la forma di un orsacchiotto, di un personaggio dei cartoons”. Come la cura dei particolari indica la dedizione delle madri, così il rispetto del cerimoniale regola i rapporti sociali. “Fanno inchini in continuazione. – racconta Giuliana – Ho ospitato per due settimane a casa mia un amico giapponese e a mio padre è venuto il mal di schiena per ricambiare!”.
Manuela Pitterà
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