III missione: il prof. Losasso è il neo delegato del Rettore

ll prof. Mario Losasso, docente ad Architettura, dove ha diretto per vari anni il Dipartimento, da febbraio è il referente della Federico II per la Terza Missione. Ha ricevuto la delega dal Rettore Gaetano Manfredi. 
Prof. Losasso, che cosa è la Terza Missione?
“È uno dei tre elementi sui quali si basa l’attività di Ateneo oltre alla didattica ed alla ricerca. È poco noto a chi non vive l’Università dall’interno, ma l’Anvur – l’Agenzia per la valutazione delle Università del Ministero – mette al centro dei suoi obiettivi anche la Terza Missione e quindi è uno degli indicatori di valutazione. Danno la pagella anche su questo”.
In che consiste?
“È un insieme di attività che riguarda molti settori. Prevede sostanzialmente  attività di ricerca e consulenza con committenze esterne, brevetti, spin off, incubatori di impresa. Poi la partecipazione a consorzi. E il public engagment che rappresenta la relazione degli Atenei rispetto alla ricaduta di carattere sociale e divulgativo delle sue attività. Per esempio una conferenza, un workshop, un tavolo tecnico sono tutti elementi di disseminazione nella società dell’attività universitaria. Rientrano nella Terza Missione anche i rapporti con le scuole, per esempio gli incontri che organizziamo negli istituti e gli Open day che si svolgono ormai da tempo in tutti i Dipartimenti dell’Ateneo e nel corso dei quali gli studenti conoscono aule, laboratori ed offerta formativa. Collegata alla Terza Missione è pure la capacità di radicare sui territori l’attività formativa di alto livello dell’Università, anche un modello di alta formazione extra moenia. Una formazione non convenzionale che si collega all’acquisizione di competenze. Sinapsi e Federica, ancora, sono attività di Terza Missione in corso da tempo”. 
Come si potrebbero sintetizzare tutte queste iniziative eterogenee?
“Possiamo dire che per Terza Missione si intendono le ricadute di carattere socio-economico ed ambientale delle attività degli Atenei sul territorio”.
Un esempio di attività in corso che ricade in questo ambito?
“Ce ne sono moltissime. Se devo sceglierne una, mi limito a quella della quale hanno parlato molto i quotidiani nei giorni scorsi e riguarda la collaborazione con Sylvain Bellenger, il direttore del Museo di Capodimonte. È indicativa, tra l’altro, delle potenzialità di un Ateneo generalista come la Federico II, perché coinvolge vari Dipartimenti e molte diverse competenze che abbiamo nella nostra Università. Penso, per esempio, ad Agraria, ai settori umanistici, all’ingegneria informatica, alla economia dei beni culturali.  In questo senso credo che la mia formazione di architetto, quindi di docente in un settore per sua natura aperto a contributi disciplinari eterogenei, mi aiuterà nel nuovo compito”.
C’è un modello virtuoso al quale ispirarsi?
“Tengo a chiarire ed a puntualizzare che la Federico II certamente non comincia da oggi, ha una tradizione consolidata. Ciò premesso, esistono, nel mare magno della Terza Missione degli Atenei, belle esperienze. Ne cito una solo per dare una idea. Riguarda le attività di ricerca nel distretto della ceramica di Sassuolo. Si parla di tripla elica per indicare la collaborazione virtuosa nell’ambito della ricerca tra Università, impresa ed enti terzi”.
Se molteplici sono le attività già condotte dalla Federico II, cosa deve fare, allora, il referente?
“Quello che bisogna fare è razionalizzare e protocollare la Terza Missione che va dichiarata nei sistemi di valutazione. Dobbiamo far emergere mille attività che non sono protocollate e valorizzate come Terza Missione nella sua interezza. Per questo va svolto un lavoro di coordinamento con i singoli Dipartimenti. È stata anche allestita allo scopo una struttura di supporto tecnico-amministrativo. Secondo me dovremmo anche entrare in alcune reti nelle quali dialogano Atenei e portatori di interessi”.
Fabrizio Geremicca 
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