Cosenza: \”un caso di spesa intelligente e produttiva di risorse europee\”

Il Complesso universitario della Federico II che è stato realizzato a San Giovanni a Teduccio senza dubbio è una delle novità più interessanti negli ultimi anni sotto il profilo dell’edilizia universitaria. Uno spazio in periferia che ospita vari Corsi di Laurea, iniziative prestigiose tra le quali la Apple Academy, incubatori d’impresa e laboratori. Una iniziativa, soprattutto, che si pone anche un obiettivo che va al di là della pur importante necessità di reperire spazi funzionali per l’Ateneo. È nata, infatti, anche con lo scopo di contribuire a dare una nuova vocazione ad un’area, quella della periferia orientale di Napoli, che si è lasciata alle spalle i suoi trascorsi industriali e cerca funzioni ed attività che possano sostituirli. 
Ma a che punto è la realizzazione del polo della Federico II? Cosa manca ancora e quale è il cronoprogramma dei futuri interventi? L’uomo che può rispondere con precisione e cognizione di causa a questi quesiti è il professore Edoardo Cosenza, ex Preside della Facoltà di Ingegneria, già assessore regionale nella giunta Caldoro e Presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Napoli e provincia. Cosenza è stato infatti delegato dal Rettore Gaetano Manfredi a seguire da vicino lo sviluppo dei lavori e dei progetti dell’Ateneo federiciano per quanto concerne il completamento del polo di San Giovanni. 
Professore, in che percentuale oggi sono stati realizzati gli interventi previsti?
“Quello che è costruito è il quaranta per cento del totale. Vari lotti sono in  costruzione, altri in gara ed altri da finanziare”. 
Quale è il cronoprogramma?
“Alcuni edifici saranno completati alla fine dell’anno in corso. Altri entro la primavera 2020. Per altri la data prevista di ultimazione dei lavori è la fine del 2021. Questo relativamente ai cantieri già aperti. Altre gare già sono state  finanziate e serviranno circa tre anni e mezzo tra autorizzazione e lavori. L’ultimo atto sarà la costruzione del Palazzo della Innovazione. Lo stiamo progettando noi ingegneri insieme ai colleghi di Architettura e dovrebbe essere pronto nel 2025”.
Che cosa è il Palazzo della Innovazione?
“Sarà un grande pensatoio per studiosi di innovazione di tutto il mondo che verranno ad interagire con i ragazzi di Sisco e della Apple e con altre realtà già presenti a San Giovanni”.
Quale sarà alla fine il costo complessivo dell’operazione?
“Circa 250 milioni di euro”. 
3.000 gli studenti che
frequentano la struttura
Quali saranno i prossimi ospiti che arriveranno nel complesso universitario mano a mano che saranno ultimati i lavori in corso?
“Alcuni istituti del Cnr. Tecnologie della costruzione sarà uno di essi. Potrebbe aggiungersi una sezione che si occupa di Beni culturali. Poi laboratori vari della Federico II di Fisica e Chimica. La grande sfida è di attirare, poi, negli spazi che circondano il polo universitario realtà imprenditoriali innovative, capaci di competere sulle nuove frontiere tecnologiche e per questo interessate ad intessere rapporti con l’Ateneo. Già sappiamo, per esempio, che un’azienda campana leader in Europa verrà qui da noi a provare i suoi trasformatori. Stipuleranno una convenzione con l’Ateneo. D’altronde abbiamo competenze e strutture che possono risultare molto interessanti anche per i privati interessati a collaborare con noi”.
Per esempio?
“Il campo di prova per i droni, solo per citare una bella esperienza tra le tante”. 
Quanti studenti frequentano attualmente il polo di San Giovanni a Teduccio?
“Circa tremila, compresi i ragazzi e le ragazze della Apple Academy. Peraltro ospitiamo anche l’Academy delle Ferrovie”. 
La presenza dell’Ateneo finora ha avuto ricadute positive sul territorio oppure siete una cattedrale nel deserto?
“Finora il risultato più importante è stato certamente il prolungamento della Metropolitana linea 2, con la realizzazione del capolinea a San Giovanni a Teduccio. Se non ci fosse stata l’Università dubito che si sarebbe realizzata. Poi vedo che nella zona intorno all’Università hanno aperto pizzerie, cartolerie, bar ed altre attività funzionali a rendere alcuni servizi agli studenti che ogni mattina affluiscono a San Giovanni per frequentare i corsi ed i laboratori. Insomma, qualcosa si è mossa, altro si sta muovendo e confido che in futuro l’Ateneo possa sempre più essere volano di sviluppo per quella zona. In fondo anche questa è la cosiddetta Terza missione della quale tanto oggi si parla ed alla quale così spesso si fa riferimento”. 
Quale lezione si può trarre dalla esperienza della realizzazione del polo federiciano nella periferia orientale?
“La lezione è che se ci sta continuità le cose si fanno. Questo è un progetto che è partito negli anni Novanta, quando il prof. Fulvio Tessitore, all’epoca Rettore, ed io firmammo l’accordo di programma con la Regione e con il Comune. Mi piace anche rimarcare che è un caso di spesa intelligente e produttiva di risorse europee. Stiamo provando a creare le condizioni di uno sviluppo vero in un'area periferica".
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