Il Federico II pensiona 150 ricercatori

L’Ateneo Federico II farà a meno di 150 ricercatori. E’ quanto deliberato nel corso del Senato Accademico tenutosi il 29 dicembre scorso (durante la votazione, ci sono stati solo tre contrari: i ricercatori Luigi Sivero ed Angelo Puglisi, e il rappresentante del personale tecnico–amministrativo Luigi Guerriero). Una decisione che fa seguito alla norma che prevede di mandare in pre–pensionamento il personale che abbia raggiunto i quarant’anni di contribuzione. Dal provvedimento, non sono esclusi i ricercatori che vengono accorpati al personale tecnico–amministrativo. Restano indenni, invece, professori ordinari, associati e magistrati. Nello specifico, i quarant’anni di contribuzione a cui fa riferimento la norma –art. 72 della legge 133 del 2008 – comprendono anche i vari anni di riscatti –dagli anni di laurea a quelli delle borse di studio e altro– che hanno pagato gli stessi ricercatori, quindi si può dire che non sono anni di effettivo servizio ma validi ai fini del pensionamento. E i ricercatori sono sul piede di guerra. In una movimentata assemblea tenutasi il 12 gennaio, nell’aula De Sanctis, presso la sede universitaria di C.so Umberto, è stato stilato un documento attraverso il quale, civilmente, i ricercatori del Federico II chiedono al Rettore prof. Guido Trombetti di convocare, entro quindici giorni, il Senato Accademico con la revoca del provvedimento. Dopo i quindici giorni, saranno concordate forme di lotta e agitazione in collaborazione con le sigle sindacali (Cgil, Cisl e Uil). “E’ la prima volta, nella memoria storica di questo Ateneo, che i ricercatori e gli assistenti ordinari non fanno parte del corpo docente – afferma la prof.ssa Roberta Lencioni, della Facoltà di Lettere – ed è penoso come un’istituzione importante, quale il Federico II, utilizzi un ingiusto limbo di collocazione dei ricercatori, da un lato, per ricoprire i ruoli dei professori, e, dall’altro, per mandarli a casa. Oltretutto, c’è da dire che gli affidamenti, perpetuati in modo continuativo dall’attivazione dei nuovi corsi di laurea del ‘3+2’, sono gratuiti, per cui noi ricercatori ci siamo accollati altri oneri…”. E se c’è bisogno di tagliare da qualche parte, “l’Università deve farlo laddove ci sono esuberi”. “Licenziando 150 ricercatori, l’Università andrà a guadagnare 2milioni e 400mila euro – afferma la Lencioni – e sapete a quanto ammonta la spesa annua per la pulizia del solo Polo delle Scienze Umane e Sociali? A 2milioni e 300mila euro!”. Insomma, l’invito è di andare a tagliare altrove. “E’ una questione di categoria – afferma il dott. Luigi Sivero, della Facoltà di Medicina– in quanto, con questa delibera, si è calpestata la dignità dei ricercatori tutti. Sono state annullate tutte le nostre piccole conquiste di questi ultimi anni, a partire dalla legge n. 270 del 2004 che riteneva i ricercatori docenti equivalenti. Come si può approvare un provvedimento che afferma che i ricercatori non sono docenti, quando facciamo didattica a tutti i livelli? Mandando a casa 150 unità del personale, molti corsi di laurea non avranno più i requisiti minimi…”. Secondo il comma 11 dell’articolo 72, dovrebbero essere esclusi dal provvedimento i magistrati e i professori universitari, essendo queste categorie non contrattualizzate. Ma, con la delibera approvata in Senato Accademico, viene negato il ruolo docente ai ricercatori e questi ultimi vengono annoverati al personale tecnico–amministrativo, in assenza, anche, di un loro status giuridico. “All’assemblea, – afferma la prof.ssa Elena Scuotto, della Facoltà di Lettere – sono stati invitati anche i Presidenti dei Corsi di Laurea, ma purtroppo nessuno è intervenuto. Il problema grave si porrà quando, con il licenziamento di 150 ricercatori, molti corsi di laurea non disporranno dei requisiti minimi per rimanere in vita. E devo dire che a Lettere, abbiamo pensato anche ad un escamotage inserendo, tra i nominativi da indicare al Ministero, anche persone che, dopo due mesi, sarebbero andate in pensione… A questo punto, quello che dovrebbero fare i rappresentanti di Facoltà è un organigramma di ogni Facoltà in cui sia presente il peso e il conteggio di tutte le componenti”. Dunque, visto che i ricercatori non sono professori, si potrebbe ritenere esaurita la propria attività didattica nel primo semestre “in modo da dedicarci esclusivamente alla ricerca”. E poi, c’è una ulteriore beffa. “Siamo stati messi in pre–pensionamento per la disgrazia di aver pagato i contributi”, dice la Scuotto.
I ricercatori vengono distinti dai docenti, ma sul sito di Ateneo –al link ‘ateneo in cifre’- vengono accorpati ad ordinari, associati e assistenti, in modo da raggiungere il numero di 3121 unità, tale che il Federico II abbia un rapporto docenti – studenti di 1 a 30. Secondo il prof. Angelo Puglisi, della Facoltà di Giurisprudenza, “c’è una crisi di rappresentatività”. “E’ molto grave – afferma Puglisi – che, all’assemblea, siano presenti solo le persone colpite o che si reputano colpibili da questo provvedimento. Non ci sono giovani, perché, a mio avviso, ritengono transitorio il loro status di ricercatore, e invece lo è sempre meno…”. 
Il provvedimento dovrebbe colpire in misura maggiore le Facoltà di Medicina e Lettere: la prima dovrebbe vedere diminuito il numero dei ricercatori di 61 unità (di cui 44 aggregati), la seconda di 28. “Di una cosa sono certo – dice il prof. Sebastiano Perriello, della Facoltà di Scienze – sono stanco di fare lezione al posto dei professori di ruolo, perché noi ricercatori non abbiamo l’obbligo di fare didattica!”.
E da L’Orientale, lo scorso 8 gennaio, “il Consiglio di facoltà di Lettere -afferma la prof.ssa Annamaria Pedullà – ha deliberato che tutta la Facoltà è contraria al pre–pensionamento dei ricercatori, a meno che l’interessato stesso dia il proprio consenso”. 
Mentre, anche nel Consiglio del Polo delle Scienze Umane e Sociali del Federico II, tenutosi il 13 gennaio, c’è stata la piena adesione allo stato di urgenza rappresentato ed “è stato prodotto un documento – ci aggiorna la Lencioni, rappresentante nel Consiglio del Polo – in cui chiediamo la revoca della delibera”. I motivi: la mancata ricognizione degli effetti sul carico didattico per l’anno accademico 2008/2009 e successivi, tenuto conto che, a partire dal 2010, l’esodo naturale dei docenti sarà crescente e che le sostituzioni richiederanno alcuni anni, la mancata ricognizione impedisce l’esercizio della discrezionalità prevista dalla legge 133 del 2008 in relazione alle esigenze di servizio, e ne inficia la legittimità. Il Consiglio del Polo si dice particolarmente colpito dagli automatismi previsti, il quanto il carico didattico gravante su ricercatori, assistenti ordinari, professori associati e ordinari risulta già imponente, e verrebbe aggravato specie per alcuni Corsi di Laurea del Polo con effetti negativi sulla qualità dell’offerta didattica. In chiusura, i Consiglieri ritengono iniquo che, come condizione per la messa in quiescenza, sia stato previsto, per il personale amministrativo, un calcolo basato sull’anzianità contributiva invece che sugli anni di effettivo servizio. In ogni caso, sottolineano l’applicabilità del limite di quarant’anni di contributi per il pre – pensionamento di assistenti ordinari e ricercatori, tenuto conto che sono personale non contrattualizzato alla stregua dei professori universitari che sono esclusi dalla legge 133.
Maddalena Esposito
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