Il mondo affascinante della Matematica raccontato dagli studenti

Sono quasi le 17.00, orario di chiusura della biblioteca del Dipartimento. Dalle aule studio e dalla sala centrale escono gli studenti. Qualcuno torna a casa, altri invece, da soli o in piccoli gruppi, salgono ai piani superiori per cercare un posto e terminare gli ultimi esercizi, passando davanti al Laboratorio di Informatica appena rinnovato, dove una quarantina di ragazzi siede concentrata davanti agli schermi. Curiosità, passione, sfida personale, ma soprattutto divertimento. Sono questi i motivi per i quali si scelgono gli studi in Matematica. Apriamo con quest’articolo un ciclo di approfondimento sugli studi scientifici visti con gli occhi di chi li ha scelti. “Viviamo in clausura e questo è il nostro convento”, scherzano Roberto Vianenti, Sefora Pengue e Sabrina Procentesi, studenti del terzo anno. “Ci si iscrive perché piace la materia poi si scopre che la Matematica reale è un’altra cosa”, dice Roberto che vorrebbe fare ricerca. “Capire un teorema non è semplice, ma quando ci riesci è una soddisfazione”, commenta Sabrina. Sefora, invece, ha scelto gli studi dopo aver letto le statistiche sui dati occupazionali: “i settori con quasi il 100% di assorbimento erano Ingegneria Meccanica e Matematica. Ho scelto quello che mi interessava di più per approccio e metodo, nonostante pensassi che l’unico sbocco fosse l’insegnamento. Insegnare può dare grandi soddisfazioni. Si può anche essere dei geni e non saper trasmettere niente. In Facoltà abbiamo esempi simili”. “Mi piace la logica di questa materia – dice Giuliana Capasso, studentessa triennale al secondo anno fuori corso – È tutto in ordine e per tutto c’è una spiegazione. Parti da un punto e arrivi ad un altro attraverso procedimenti lineari. Ci vogliono tanto tempo ed impegno, come del resto per qualunque cosa si intraprenda. Non ho un fine, procedo a piccoli passi. Farò la Magistrale poi vedrò com’è il mondo del lavoro e soprattutto se c’è lavoro”. “Al liceo ho avuto un professore fantastico. Mentre spiegava gli brillavano gli occhi. Gli ho dedicato la tesi triennale. Ho deciso di seguire questa strada fregandomene delle prospettive lavorative che all’epoca credevo fossero nulle. Dopo ho capito che i matematici lavorano ovunque”, racconta Marco Natale, iscritto alla Magistrale ed ex rappresentante degli studenti, che aspira a diventare insegnante. Milena è una laureata magistrale iscritta al Master in Economics and Finance: “al primo anno ho seguito per un mese ad Ingegneria, ma non mi piaceva, tutto era finalizzato all’applicazione. Qui, invece, ho trovato un mondo affascinante”. L’interesse per la Finanza è affiorato presto, fra gli esami a scelta, infatti, Milena ha inserito Teoria dei Giochi e Teoria della Finanza: “ad un certo punto devi pensare al futuro, ma sto scoprendo un mondo molto interessante”. Francesca Romana Pica, primo anno fuori corso alla Magistrale, a scuola si divertiva ad affrontare e risolvere problemi: “avevo l’esigenza di coltivare questa passione. Venivo dal liceo classico ed ho incontrato tantissime difficoltà, perché si danno molte cose per scontate. Ho vissuto l’università con senso del dovere, ma è stato difficile. In futuro vorrei lavorare in azienda e vedere realizzato qualcosa che ho fatto con le mie mani”. Non tutti affrontano con slancio gli studi, come Giovanni Cavallo, studente alla Laurea Magistrale: “mi piacciono l’Analisi e la Logica, la prima descrive la realtà e la seconda se ne allontana, ma dopo un po’ studiare diventa noioso”. Roberto Marigliano a scuola faceva le gare di Matematica: “e con grandi successi. Era molto divertente. Col tempo l’entusiasmo si è smorzato. La mediocrità dell’università italiana mi ha ucciso. Significa che le speranze di fare il salto di qualità nella vita sono finite. Oggi l’unico desiderio è andare all’estero”.
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