Gli allievi del corso di Composizione Architettonica ed Urbana tenuto dal professore Sandro Raffone al primo anno della Laurea Magistrale in Progettazione architettonica si sono cimentati, nel I semestre, con un tema molto affascinante: la progettazione, in uno spazio attualmente inutilizzato della Mostra d’Oltremare, di un padiglione dell’architettura, della fotografia e dello sport. Una sorta di museo, un luogo nel quale i visitatori possano rivivere, attraverso l’esposizione di cimeli, gli eventi più significativi dello sport per la città; possano contemplare, finalmente riunificate, le foto storiche di Napoli che sono attualmente dislocate in varie collezioni private; possano, infine, seguire i percorsi dell’architettura napoletana del secolo scorso. “Ogni anno – racconta il professore Raffone – mi sforzo di assegnare a chi segue le mie lezioni temi concreti, che aiutino ad apprendere facendo, a sperimentare nella pratica la futura professione di progettista. Stavolta ho scelto come ambientazione la Mostra per una serie di motivi. Uno di essi è che è tra i luoghi più belli, meno conosciuti e meno valorizzati della città. Un altro motivo affonda le radici nella mia stessa biografia. Sono nato a L’Aquila, ma sono poi cresciuto ad Asmara, in quelli che all’epoca fascista furono definiti i possedimenti italiani d’oltremare. Inevitabilmente ho sviluppato un rapporto speciale, molto intenso con la Mostra”. Gli studenti, poco meno di una trentina, hanno approfondito la storia di quello spazio, ne hanno studiato le caratteristiche architettoniche ed hanno effettuato un sopralluogo. Alla fine hanno elaborato i progetti. “Sono particolarmente soddisfatto – prosegue Raffone – del risultato che hanno conseguito, indipendentemente dal fatto che poi le idee emerse durante il corso saranno realizzate oppure rimarranno sulla carta. Dopo un avvio difficile, come sempre capita, ragazze e ragazzi che hanno frequentato le lezioni hanno prodotto un buon risultato”. Nel Museo dello sport – l’idea del quale nasce dall’olimpionico di pugilato Patrizio Oliva e dall’associazione Milleculure, alla quale aderiscono campioni come i Porzio, Pino Maddaloni, Diego Occhiuzzi e Ciro Ferrara – dovrebbero trovare spazio calottine, guantoni, kimono e altri cimeli dei campioni napoletani. “Sarebbe un modo – sottolinea Raffone – di far conoscere anche ai ragazzi più giovani i grandi risultati ottenuti, a prezzo di impegno e sacrifici, da chi ha vinto medaglie e competizioni internazionali. Sotto questo profilo, indubbiamente l’idea degli amici di Milleculure ha anche un valore etico e didattico”. Nei giorni scorsi il docente ha inviato una lettera ai soci della Mostra, affinché si riuniscano e valutino la fattibilità della realizzazione del progetto. Quest’ultimo, secondo il docente, potrebbe sostenersi economicamente, una volta realizzata ed aperta la struttura, anche attraverso la vendita al pubblico di sciarpe, cappellini, magliette ed altri oggetti legati alla passione sportiva. Il costo della realizzazione dell’opera, attualmente, non è ancora quantificabile. “Conti economici non ne abbiamo fatti”, chiarisce Raffone. Aggiunge: “L’ipotesi progettistica che emerge dai lavori degli allievi è una struttura in cemento armato. Un’architettura regolare, sul solco del razionalismo mediterraneo. Esperienza, quest’ultima, che si è interrotta nel dopoguerra, ma che non considero conclusa, come del resto testimoniano vari esempi in Spagna ed in Portogallo”. Prosegue il professore Raffone: “Se c’è la volontà di concretizzare questa iniziativa e di finanziarla, bisognerà poi che si compiano alcuni passaggi. Va cambiato il piano urbanistico attuativo, perché lì è previsto un auditorium da 5000 posti che non si realizzerà mai, ed occorrono necessariamente tutte le autorizzazioni della Soprintendenza. Insomma, non è una iniziativa che potrebbe partire domani, ma credo che valga la pena tentare di condurla in porto. Sarebbe, tra l’altro, una bella occasione per aprire alla città la Mostra, farla conoscere da più persone, restituirle il ruolo che merita”. Conclude: “Per me che continuo ad attraversare Napoli da viaggiatore, a rimanerne incantato ed affascinato, sarebbe una straordinaria soddisfazione”.
Fabrizio Geremicca
Fabrizio Geremicca








