Incontro con D’Ascia, il progettista della nuova Stazione di Montesanto

Un incontro tra l’Ingegneria e l’Architettura. È quello che si è svolto venerdì 27 febbraio nell’aula Bobbio della Facoltà di Ingegneria, alla presenza del Preside Edoardo Cosenza, dei docenti Elvira Petroncelli, Lia Papa, Mario Lo Sasso e dell’architetto Laura Palazzo. Ospite della mattinata l’architetto Silvio D’Ascia, autore del progetto della nuova Stazione di Montesanto e di molti altri progetti di rilevanza, al tempo stesso strutturale e ambientale. Napoletano, classe 1969, vive a Parigi da oltre quindici anni. Si occupa di urbanistica ed è fautore dell’etica dell’architettura progettando luoghi che aiutino a generare processi di sviluppo, contribuendo però anche al recupero della memoria. ‘Fari del progresso che vivono nel mondo indipendentemente da dove si trovino, perchè ciò che è bello è anche buono’. In questo senso è autore di diversi progetti prestigiosi, in Europa e in Cina. Biblioteche, ospedali e i modernissimi centri finanziari ad alta tecnologia di Shanghai. In Italia si è occupato della nuova stazione ferroviaria per l’alta velocità di Torino Porta Susa, mentre nella sua città natale ha curato i progetti della Stazione di Torregaveta, del nuovo polo universitario di Ercolano, del centro commerciale in via Arenaccia, della Porta del Parco a Bagnoli Futura e soprattutto della Stazione terminale delle linee circumflegrea e cumana con annesso il recupero del seicentesco convento di clausura, in seguito trasformato in Ospedale militare. “L’idea principale è che non si deve fare tabula rasa del passato, per questo abbiamo reinterpretato con il vetro e l’acciaio l’atrio e il porticato  restaurando dove possibile le strutture originali, come le colonnine di ghisa della loggia liberty, aperta sulla città, dove troveranno posto delle attività commerciali”. Un’opera che da sola vale ‘dieci progetti realizzati in Cina’ perchè rende più funzionale un intero polo di scambio. “I volumi ed il traffico sono gli stessi di Torino Porta Susa, ma senza poter contare sugli oltre trecento metri di galleria che corre al di sopra dei binari. Per questo è stato molto importante fin dal primo istante pensare a dividere i flussi in ingresso ed in uscita dalla stazione”. Il recupero dello spazio ha portato all’eliminazione di tutte le sovrastrutture. “Nel corso del tempo, infatti, al corpo originario erano stati aggregati dei volumi. Il portico, per esempio, era stato chiuso da un lato per far posto ad un esercizio commerciale. Abbiamo eliminato questi volumi e ripristinato gli spazi originali. Persino le lamelle in vetro del loggiato riproducono l’andamento di quelle originali” prosegue l’architetto mostrando un’immagine d’epoca che ritrae la stazione a fine ‘800. Ciò che più risalta all’occhio è la continua presenza della luce. “In contrasto con il buio dei vicoli, la stazione deve essere un faro e per questo anche l’illuminazione notturna è stata accuratamente studiata”. I tempi di realizzazione sono stati estremamente rapidi, solo tre anni nonostante inevitabili lungaggini burocratiche. “Grazie al sostegno dell’amministrazione e dell’Assessore Cascetta e poi perchè un progetto ben disegnato aiuta anche le maestranze ad interpretare il lavoro a cui si stanno dedicando”, commenta in chiusura l’arch. D’Ascia. 
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