Inserimento lavorativo, “l’unica garanzia è l’eccellenza”

“Oggi il sociologo, come ‘tuttologo’, non ha senso più di esistere, si stanno creando profili sempre più specifici: dall’esperto di comunicazione a quello di politiche sociali”, avverte la prof.ssa Enrica Morlicchio, docente di Sociologia del lavoro. In teoria, sembra che gli sbocchi siano tanti, compreso l’inserimento nelle politiche di formazione interna delle aziende e la selezione del personale, “ma, attualmente, le imprese assumono poco e i giovani sono i più colpiti”. Le cooperative sociali possono costituire un’altra opportunità: “fino a qualche anno fa, lo erano. Oggi, purtroppo, anche le cooperative sono in crisi perché la Regione Campania non finanzia i progetti”. Però “il mercato del lavoro cambia in continuazione, quindi vale la pena seguire la propria vocazione e rafforzarla”. Il consiglio: “laurearsi in tempi brevi e cercare di fare esperienze lavorative già durante gli anni di studio”. E poi: “la conoscenza della lingua Inglese, in modo da non fermarsi al mercato locale”. La prof.ssa Enrica Amaturo, docente di Metodologia della ricerca sociale, è più ottimista. “Tanti nostri laureati – afferma – lavorano nella pubblica amministrazione o, ancora, nel settore della comunicazione e nella pianificazione territoriale. L’unica garanzia è l’eccellenza”. 
Un’idea di quanto avviene nel post-laurea la danno le storie di due giovani laureate. Milena De Luca, 31enne di Mugnano, ha conseguito la laurea circa sei anni fa con 110  e lode. “Grazie all’Ufficio Tirocini della Facoltà, ho avuto modo di svolgere, durante gli studi, un periodo di stage presso la cooperativa sociale Dedalus, dove, ancora oggi, lavoro stabilmente. Mi occupo di accoglienza e monitoraggio delle attività e, da qualche mese, di documentazione relativa alla progettazione”. Un’esortazione ai neo-diplomati: “Scegliete la Facoltà che più vi interessa e studiate con passione, perché solo la motivazione e la voglia di farcela vi faranno raggiungere i vostri obiettivi”. Irene D’Ambrosio, 30 anni, napoletana, laurea triennale da un anno, votazione 106, è addetta alle vendite presso una catena di negozi di intimo. “Ho quasi sempre lavorato e studiato, – racconta – per essere indipendente economicamente. Per questo, ho conseguito la laurea, seppur con una buona votazione, ma fuori-corso”. Irene ha deciso di non proseguire con la Specialistica perché si è resa conto che “che la laurea in Sociologia manca di concretezza ed è poco spendibile sul mercato. Ho sostenuto ben 41 esami, tutti molto teorici. Opterò per un Master che, magari, potrà assicurarmi contatti col mondo del lavoro”. Della sua attuale occupazione, dice: “Non è molto gratificante ma si tratta pur sempre di un lavoro dignitoso”. In ogni caso, “grazie agli studi di Sociologia, comprendo tanti fenomeni che magari gli altri non colgono: l’andamento del mercato, la customer satisfaction, la crisi economica. Ad essere sincera, però, se potessi tornare indietro, non sceglierei Sociologia, magari Economia”.
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