L’Orientale è l’unico Ateneo in Italia dove si insegna la lingua hausa, “una porta sull’Africa occidentale”

Patrimonio inestimabile dell’Università è una plurisecolare tradizione d’insegnamento nel campo delle lingue africane. Swahili, berbero, amarico, somalo e hausa: “si tratta dell’unico pacchetto formativo che comprende sia l’Africa settentrionale, arabofona e non, che l’Africa sub-sahariana occidentale e orientale”, esordisce il prof. Gian Claudio Batic, docente di Lingua e Letteratura Hausa. Discipline che costituiscono un notevole valore aggiunto nel quadro didattico predisposto dal Dipartimento Asia, Africa e Mediterraneo. Non tutti sanno, infatti, che L’Orientale è “l’unico Ateneo italiano ad offrire un corso di hausa, Triennale e Magistrale”. Che tipo di lingua è? “Appartiene alla famiglia ciadica, del cui gruppo fanno parte circa 170 lingue distribuite tra Nigeria, Niger, Camerun e Chad. È una lingua veicolare di enorme importanza economico-culturale e conta più di 70 milioni di parlanti”. Ragione per cui “ne consideriamo l’insegnamento come una porta sull’Africa occidentale, uno strumento messo nelle mani degli studenti per capire, amare, esplorare, ricercare e orientarsi nelle complesse e magnetiche realtà di questa parte del continente”, continua il docente, responsabile peraltro anche di Linguistica ciadica. Quest’ultimo “un corso pressoché unico al mondo e che deriva da una lunga tradizione di studi. Sono, perciò, molto contento che il Dipartimento abbia coraggiosamente manifestato l’intenzione di proteggerlo”.
La novità 
Un corso introduttivo 
al Fula
Partirà, in particolare, durante il mese di marzo un nuovo corso introduttivo alla Lingua Fula, termine che “indica la lingua parlata dai Fulani, un gruppo etnolinguistico presente lungo tutta la fascia saheliana dalla regione del Senegambia, nell’estremo occidente del continente africano, fino al Sudan”. Al fine di fornire le chiavi di accesso all’apprendimento della lingua, l’attività (articolata in un ciclo di sei lezioni) è contraddistinta dalla forte componente laboratoriale ed “è aperta a tutti agli studenti di africanistica dotati di curiosità e senso della scoperta”. Il Laboratorio di Fula sarà incentrato, in particolare, “su due delle varietà più importanti, il pular e il fulfulde: la prima diffusa in Paesi come Guinea, Sierra Leone, Gambia, Guinea-Bissau, e la seconda in Nigeria, Cameroon, Chad”. Tuttavia, risulta attualmente “difficile quantificare con precisione il numero di parlanti fula nel loro complesso: una stima realistica dovrebbe attestarli tra i 25 e i 30 milioni”.  Una lingua, il fula, che presenta molteplici punti di contatto con l’hausa, perché “la coabitazione linguistica tra le due nella regione che oggi corrisponde alla Nigeria settentrionale e al Niger meridionale dura da secoli”. Per motivi storici, in primis, dato che “furono i fulani a islamizzare i regni hausa promuovendo, grazie al genio militare e religioso di Usman dan Fodio, il jihad che portò alla creazione del califfato di Sokoto nella prima metà del XIX secolo”. Naturale conseguenza della specificità del corso è una forte componente di “scambio e collaborazione internazionale, anche attraverso il programma Erasmus”. In Europa “corsi di fula sono attivati unicamente all’INALCO in Francia e all’Università Goethe in Germania”. Saranno, infatti, proprio due docenti tedeschi, Rudolf Leger e Abdourahmane Diallo dell’Institut für Afrikanistik di Francoforte, a tenere le lezioni che si svolgeranno in inglese dove “si fisseranno le coordinate culturali e socio-linguistiche del fula, per poi passare agli aspetti grammaticali di base”. Il fula, come lo swahili, “è una lingua a classi e funziona con un sistema di suffissi, perciò possiede una morfologia verbale e nominale piuttosto complessa. In compenso, a differenza dell’hausa e di altre lingue africane, non è una lingua tonale, per cui, una volta compreso il meccanismo morfologico, la strada sarà davvero tutta in discesa”. Anche perché “il contesto didattico delle nostre attività si discosta dalla canonica impostazione di didattica frontale che caratterizza i corsi con un numero elevato di studenti”. 
L’africanistica, invece, si muove su un piano informale, dove “la distanza tra docente e partecipante è in qualche modo neutralizzata nella misura in cui il docente coinvolge lo studente e questi stimola il docente con la sua curiosità e i suoi dubbi”. Tra le iniziative a breve, sulla scorta del successo degli ultimi anni, continuerà il Laboratorio di ‘West African Pidgin English’ a cura del lettore prof. Mahmoud Adam. E sarà, inoltre, prevista per il primo semestre del prossimo anno accademico una rassegna cinematografica dal titolo ‘Nollywood: viaggio nell’orrore africano’, con cui – conclude – “ho intenzione di presentare un sub-genere particolarmente prolifico e culturalmente significativo della vasta produzione cinematografica nigeriana”. 
Sabrina Sabatino
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