La posta di Ateneapoli

Chioschi informatici
famelici
Non è raro che il chiosco informatico, utilissimo strumento per la prenotazione degli esami, la richiesta di certificati e innumerevoli altre attività di segreteria, risucchi il badge magnetico che lo studente ha infilato nell’apposita fessura senza poi restituirlo. Cosa avviene in questi casi? Ce lo spiega dalla Prima Ripartizione studenti la sig.ra Anna Pepe. “Abbiamo degli addetti che settimanalmente ispezionano gli apparecchi per verificare se si sono avuti inconvenienti di questo tipo- dice- i badge eventualmente rimasti all’interno dei chioschi vengono ritirati e consegnati presso la prima ripartizione studenti. Siccome sulle schede non c’è scritta la facoltà di provenienza ma solo il nome, il cognome e la data di nascita dello studente, il nostro compito è quello di controllare in base a questi dati a quale segreteria deve tornare la tessera. E’ infatti possibile che uno studente di Giurisprudenza si trovi a utilizzare un chiosco che si trova a Ingegneria, tanto per fare un esempio, e quindi neppure la localizzazione del chiosco è di aiuto per capire a quale facoltà fare riferimento. Noi della prima ripartizione raggruppiamo i badge e poi li mandiamo alle segreterie delle facoltà di provenienza, dove i ragazzi dovranno recarsi per ottenerne la restituzione, senza dover sostenere alcuna spesa”. Dunque le vittime del ‘chiosco famelico’ sono tenute a informarsi presso la segreteria della propria facoltà dopo una settimana o due dal fatto, il tempo necessario a compiere le operazioni di cui parla la sig.ra Pepe, che aggiunge: “nell’ipotesi in cui il badge si smagnetizzi i ragazzi ugualmente devono rivolgersi alla segreteria che ritirerà la scheda per consegnarcela ai fini della rimagnetizzazione. Dopo qualche giorno verrà restituita sempre negli uffici di segreteria e sempre senza alcuna spesa per lo studente. L’unico caso in cui si deve procedere al versamento di 5,16 euro è quello in cui si richiede un duplicato perché la tessera si è smarrita o si è rotta”.
Gli sbocchi per i 
laureati triennali in Ingegneria Elettronica
Alessandro ci scrive chiedendoci se siamo a conoscenza “delle reali opportunità di lavoro per un laureato triennale in Ingegneria Elettronica”. “Se tutto va bene dovrei laurearmi l’anno prossimo”, dice, “nei miei progetti non vorrei continuare con la specialistica, dati i problemi di età (ho 25 anni)”. Giriamo il quesito al delegato per l’Orientamento a Ingegneria, il prof. Luigi Verolino. “Le lauree triennali furono fortemente volute dal mondo dell’industria- dice il professore- ma a tutt’oggi non è ben chiaro quale sia il loro effettivo appeal. La mia esperienza mi porta a dire che attualmente, essendoci ancora numerosi laureati del vecchio ordinamento in circolazione, le possibilità di inserimento per chi ha il titolo triennale sono limitate. In un prossimo futuro però ci si troverà nella situazione opposta e allora si spera possano esserci più chance per i laureati di primo livello. L’ingegneria elettronica è un campo ad elevato impatto di know-how, le possibilità di applicazione delle competenze di chi ha scelto quest’indirizzo sono molteplici e in Campania il settore non è ancora crollato del tutto, basti pensare che esiste ancora un grande gruppo come l’IPM, le Imprese Politecniche del Meridione”. Luigi Verolino si sente anche di confortare Alessandro sul problema dell’età. “Non sono affatto d’accordo sul fatto che a 25 anni si sia troppo vecchi per proseguire col biennio. Se ci si mette d’impegno, in due anni ci si laurea e si esce dall’università a 27 anni, in perfetta media dei neoingegneri. L’importante è non perdere altro tempo. Comunque, se lo studente vuole può scrivermi all’indirizzo verolino@unina.it per approfondire la questione”. 
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