Lettere laurea honoris causa lo scrittore Raffaele La Capria

La Facoltà di Lettere de L’Orientale celebra l’estro e la straordinaria passione letteraria di un grande scrittore napoletano, Raffaele La Capria, attribuendogli la laurea honoris causa. “Siamo onorati che il nostro nome si leghi ad uno dei padri della letteratura partenopea”, ha detto il Magnifico Rettore, Pasquale Ciriello. “Sono tanti i motivi che ci hanno indirizzato verso questa scelta, anche se ci terrei a citarvene due in particolare. Il primo: per la grande attualità della sua produzione letteraria e artistica, che durante tutta la sua straordinaria carriera ha spaziato tra diversi generi, dalla saggistica alla poesia, mostrando sempre una realtà limpida ed ammirata della vita sociale napoletana. La seconda è perché La Capria rappresenta l’espressione della parte migliore della nostra città, pur non restando imprigionata nei suoi schemi. Un talento unico, di cui Napoli può andare fiera”. La Capria, 84 anni, narratore e saggista, dopo essersi laureato in Giurisprudenza a Napoli ed aver soggiornato in Francia, Inghilterra e Stati Uniti, ha vissuto a Roma. Ha collaborato alle pagine culturali del Corriere della Sera, è stato codirettore della rivista letteraria Nuovi Argomenti ed autore di radiodrammi per la Rai. È stato anche cosceneggiatore di molti film del suo migliore amico, Francesco Rosi, presente alla cerimonia, tra i quali Le mani sulla città (1963) e Uomini contro (1970). Ha esordito con il romanzo Un giorno d’impazienza (1952) e nel 1961 ha vinto il Premio Strega con il suo romanzo più noto Ferito a morte. Nuovo riconoscimento nel settembre del 2001 quando ha ricevuto il Premio Campiello alla carriera. “L’amorosa inchiesta”, l’ultima sua fatica letteraria (2006). La cerimonia si è tenuta il 10 maggio scorso, presso l’Aula delle Mura Greche di Palazzo Corigliano, tra un nuvolo di fotografi e giornalisti e alla presenza di numerosi amici dello scrittore, tra gli altri, anche Antonio Ghirelli, indiscusso padre del giornalismo napoletano. “Le opere di Raffaele La Capria – ha concluso il Rettore Ciriello- hanno il merito di aver discusso, criticato ed elogiato la nostra città, meglio di tante ricerche e dibattiti sociologici, mostrando pregi e difetti, gioie e dolori, senza costruzioni o restrizioni mentali”. A conferire la laurea allo scrittore è stato il Preside della Facoltà di Lettere, Riccardo Maisano che prima  ha elogiato il napoletano la Capria, con un’emozionante laudatio. “Per lui sono i luoghi a fare la storia, a raccontarla in tutte le sue sfumature, rendendoli immortali al pari di Como o Lecco per il Manzoni. L’amore per i luoghi rappresenta, per La Capria, una possente apertura verso orizzonti sempre più grandi. Anche per questo motivo abbiamo deciso di premiare la sua immensa arte. Per il nostro Ateneo, la componente logistica è molto importante. Non a caso la sua posizione geografica, a partire da questa importantissima sede di Palazzo Corigliano, si colloca sempre nel ventre della città storica, tanto per citare un titolo del suo libro. L’appartenenza ad un luogo rappresenta un carattere distintivo della nostra identità, ma allo stesso tempo, così, come per lo scrittore nella sua evoluzione artistica, ci consente di spaziare verso orizzonti lontani”. Subito dopo, l’attesa Lectio Magistralis del laureando La Capria, dal titolo “La scrittura e l’emozione”. “E chi si immaginava di parlare al pubblico con questa nobile divisa (il riferimento è alle splendide toghe dell’Orientale). Mi sento in imbarazzo, anche a pronunciare la parola Lectio Magistralis –  sorride lo scrittore- ma l’onore è talmente grande che cercherò di controllarmi. In questa mia lettura, vi parlerò dell’emozione, il compito principale di ogni scrittore. Per me, l’emozione cominciò all’epoca dei miei primi trascorsi scolastici, quando, di ritorno da scuola, sulle stradine della Villa Comunale, mi si posò sulla spalla un uccellino. Provai un’emozione talmente grande che, quando tornai  a casa, non riuscii a raccontarla a nessuno. Le parole non avevano la stessa forza di quell’emozione. Solo allora, però, capii dell’enorme difficoltà di saper scrivere, descrivere un fatto, un evento. In altre parole, capii la difficoltà di riuscire ad emozionare. Capii che non bisogna solo dire le cose, ma rappresentarle, dando ascolto al nostro cuore, il centro nevralgico delle nostre emozioni. Solo ascoltando il cuore può venir fuori un esercito di parole, guidate da un unico capitano, noi stessi. Esistono molte tecniche per far ciò, ma la migliore è quella di raccontare le emozioni, quando non si è più emozionati, a mente fredda, riascoltando il nostro cuore. Lo scrittore è anche e, soprattutto, un fingitore”. Parole sublimate da una citazione di Virginia Wolf: “Bisogna raccontare la verità, come soltanto un bugiardo sa dirla”.   
Gianluca Tantillo
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