Matricole, il 50 per cento ha difficoltà negli studi ingegneristici

Il Consiglio di Facoltà di Ingegneria svoltosi il 23 novembre ha approvato, su proposta del Preside Vincenzo Naso, l’agenda della riforma. Entro il 15 dicembre, recita la mozione approvata, dovranno presentare una bozza piuttosto avanzata dei curricula, con crediti e contenuti formativi. Entro il 15 gennaio i curricula saranno rivisitati e limati. Tra il 17 ed il 23 gennaio si svolgerà un Consiglio di Facoltà che li esaminerà ed eventualmente li approverà. Entro il 15 febbraio i curricula entreranno per la prima volta nel regolamento didattico. Prima di Pasqua, entro il 16 marzo, confluiranno nel regolamento di Ateneo. Nel frattempo, è un elemento importante della proposta approvata dal Consiglio del 23, la Commissione didattica lavorerà allo studio ed alla elaborazione dei requisiti minimi di ingresso richiesti agli studenti. “La valutazione dei debiti formativi in ingresso la impone la legge – spiega il Preside- Vale anche per noi, che non abbiamo soglie di ingresso”. La bozza del collegio dei presidi di Ingegneria distribuita ai partecipanti alla riunione, elaborata il 20 novembre, elenca questi requisiti nel dettaglio. Sono indicate le competenze che uno studente il quale si iscriva al primo anno di Ingegneria deve possedere. Alcune sono relative alla comprensione verbale, altre alle attitudini ad un approccio metodologico ed alle conoscenze di base in Matematica, Fisica, Chimica.
Sull’accertamento dei requisiti in ingresso, in seno al Consiglio si è sviluppato un interessante dibattito. Lo spunto è venuto da un intervento del professor Guido Greco, docente di Chimica e membro della Commissione didattica. Premette: “noi della commissione abbiamo verificato che meno del 50 % degli immatricolandi è in grado di rispondere correttamente ad almeno il 50% delle domande proposte attraverso i test di autovalutazione. Quelli dello scientifico si collocano sostanzialmente sopra la media; sotto quelli degli istituti tecnici e geometri; quelli del classico sopra la media per comprensione verbale e logica, sotto per Matematica, Fisica e Chimica. Allora, una volta accertato ciò, come recuperare il debito formativo? Sinceramente è irrealistico credere che siano sufficienti un paio di settimane anteposte ai corsi. Allora i percorsi formativi vanno individuati in modo da colmare il debito “spalmandolo” sui tre anni. Questo nel breve periodo. In tempi medio lunghi è indispensabile la collaborazione della scuola”. L’intervento del docente pone in luce una delle contraddizioni della riforma: da un lato si chiede alle facoltà di quantificare il debito formativo ed eventualmente di colmarlo, dall’altro si insiste sulla necessità che il percorso di studi sia il più celere possibile e si compattano corsi e saperi. “A me è capitato anche di ripassare la trigonometria con gli studenti – incalza il professor Giuseppe Mastrocinque, docente di Fisica- Solo che questo era possibile con i corsi annuali, che hanno tempi diversi. Diventa difficile con i semestrali, per altri aspetti ricchi di pregi, e con la riforma del tre più due sarà ancora più arduo”. 
A breve
il palazzo
di Agnano
Elementi di problematicità li ha apportati anche l’intervento del professor Gianfranco Vitale, Presidente del Consiglio di Corso di Laurea in Ingegneria elettronica. “Sarà importante che le regole di transizione siano chiare, perché noi ci troveremo a gestire alcune migliaia di studenti che passano dall’uno all’altro ordinamento. Poi c’è il problema laboratori. Oggi le lezioni che li utilizzano sono prevalentemente collocate al quarto e quinto anno. Gli studenti non sono tantissimi e si riesce a gestirli. Con la riforma molti di questi laboratori saranno anteposti e passeranno alla laurea di primo livello. Sarebbe paradossale che noi non si riesca ad assicurarne la migliore frequenza per mancanza di locali, fondi, personale. Ecco, sono tre elementi sui quali invito la facoltà a mantenersi vigile”. Il Preside Naso raccoglie la sollecitazione. “L’utilizzazione del nuovo palazzo di Agnano è ormai alle porte. Nel Consiglio di dicembre discuteremo anche sul modo migliore per utilizzarlo. Ci offrirà gradi di libertà oggi impensabili, ma dovremo sfruttarli al meglio. Possiamo inoltre pensare di recuperare spazi oggi incardinati nei dipartimenti e malamente utilizzati. Per quanto riguarda i fondi dobbiamo ribadire le nostre esigenze. Certo, quando fossimo in grado di documentare che offriamo un servizio di qualità sufficientemente maggiore, rispetto ad oggi, bisognerà tenerne conto anche in sede di contributi studenteschi”. Un campanello di allarme, per gli studenti. Prosegue: “siamo anche in Agenda 2000, per le attività di formazione”. Il prof. Piero Salatino, Presidente del Corso di Laurea in Ingegneria Chimica, ribadisce alcuni dei punti del documento redatto qualche tempo fa dal Corso di Laurea. Attualmente è all’esame della Commissione Didattica. “Occorre che la facoltà stabilisca condizioni di contorno comuni a tutti i Corsi di Laurea. Tra l’altro i chimici reputano indispensabile scandire meglio i ritmi dell’apprendimento, attraverso una disciplina degli esami di profitto che sia più rigorosa di quella attuale”.
Fabrizio Geremicca
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