Meglio laurearsi bene anche se un po’ in ritardo

“Se avessi un figlio che deve iscriversi all’Università, gli consiglierei di non studiare in Italia”. E’ la dichiarazione un po’ provocatoria del prof. Giorgio Franceschetti, decano della Facoltà di Ingegneria, illustre studioso dell’elettromagnetismo. Chi si chiede il motivo di questa affermazione può anche immaginare come, agli occhi di un illustre docente, con numerosi riconoscimenti a livello internazionale e oltre 30 anni di brillantissima carriera scientifica, l’attuale situazione dell’Università italiana, decapitata nei fondi e nella didattica, non può che risultare insopportabile.
“Credo che la  riforma del 3+2 abbia rappresentato un cambiamento molto pernicioso della nostra offerta didattica”. Per due motivi. Il primo: “quasi tutti coloro che completano il triennio proseguono anche con il biennio perché la laurea di primo livello non interessa alle aziende”. Il secondo: “i docenti non hanno capito che andava cambiato il tipo di insegnamento; al triennio bisognerebbe dare una formazione completa, invece oggi i ragazzi ricevono solo una preparazione di base pur avendo un titolo, in teoria, finito. E’ un’incongruenza!”. Così si è assistito ad un generale peggioramento della preparazione degli studenti i quali “sono spinti in una corsa contro il tempo. Prima ci tenevano ad avere voti alti e, se non erano soddisfatti, preferivano ripetere l’esame; adesso accettano tutto, perché devono accumulare quanti più esami è possibile, per potersi iscrivere entro i termini previsti (quindi senza perdere un altro anno) alla Magistrale”. L’invito del professore alle matricole, invece, è quello di “cercare di ottenere risultati soddisfacenti anche agli esami del triennio e non prenderli sottogamba, in modo da assorbire tutto il possibile da questa Facoltà. Anche se ci si laurea con un anno o due di ritardo non fa niente se la preparazione è consistente”. 
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