Informazione e democrazia, ma non solo. Michele Santoro, protagonista il 28 gennaio del secondo incontro del ciclo “Storie e protagonisti”, è intervenuto al chiostro di San Marcellino per parlare anche di sé, della propria vicenda personale e della battaglia giudiziaria da cui è uscito vittorioso. E non ha deluso le aspettative degli studenti, accorsi numerosi non solo per discutere insieme al popolare giornalista ed europarlamentare sul tema del giorno, “L’informazione e la politica. Media, pluralismo e democrazia”, ma anche per capire qualcosa di più di quanto è avvenuto a uno dei più amati personaggi televisivi. Perché il licenziamento dalla Rai? Perché l’allontanamento dal piccolo schermo? A queste e a tante altre domande è stato possibile dare una risposta attraverso l’intervista, particolare forma di comunicazione che caratterizza gli incontri attraverso i quali si sviluppa l’iniziativa promossa dalla Facoltà di Sociologia e curata dalla cattedra di Sociologia dell’Arte e della Letteratura del dott. Luigi Caramiello. L’efficacia espressiva di questo metodo è stata sottolineata in apertura dell’evento dalla Preside della Facoltà, prof. Enrica Amaturo: “la libera intervista ricalca un approccio che a volte si usa in Sociologia- ha detto- quello del racconto, della storia. Nel caso di Michele Santoro, un giornalista che ha sperimentato linguaggi diversi tra loro, dalla carta stampata alla televisione alla comunicazione politica, la storia personale diventa simbolo di un’esperienza collettiva”. Sotto la presidenza del Presidente del Polo delle Scienze Umane della Federico II, Giuseppe Cantillo, la discussione ha preso il via proprio dalle ultime novità sul licenziamento Rai, cui ha accennato l’intervistatore e organizzatore dell’intero ciclo “Storie e protagonisti”, il dott. Luigi Caramiello. “In questa giornata dobbiamo fare i complimenti a Michele, che ha vinto il suo processo contro la Rai”, ha detto Caramiello. Subito dopo un Santoro sereno e soddisfatto ha commentato: “mi sento molto meglio, la sentenza mi ha riconciliato con la vita”. Il tribunale del lavoro di Roma ha infatti stabilito che Michele Santoro deve tornare in Rai: l’azienda è tenuta a reintegrare il giornalista nelle funzioni svolte “fino alla stagione televisiva 2001/2002” e a pagargli un indennizzo di 1,5 milioni di euro (fra risarcimento del danno, restituzione dei quattro giorni di sospensione dal lavoro nel 2002 e della decurtazione dello stipendio, anche questa dal 2002, con i relativi interessi). L’europarlamentare ha rivelato: “ci sono degli aspetti di questa vittoria che i giornali hanno trascurato e che mi preme sottolineare. La mia soddisfazione non è legata solo al reintegro, e per quanto riguarda i soldi, la cifra che la Rai mi deve mi lascia indifferente, come per me sempre avviene rispetto alle questioni economiche. Ciò che davvero mi ha commosso è stata la condanna dall’azienda alla cancellazione della sanzione disciplinare che mi era stata applicata per aver realizzato una trasmissione televisiva sul caso Enzo Biagi. Un giudice ha stabilito che non ho abusato della mia posizione di giornalista del servizio pubblico, ed era quello che mi premeva di più. Io ho sempre lavorato con onestà”. E così, partendo dalla parola onestà, Santoro ha incominciato a offrire ai presenti alcuni dei suoi più cari ricordi di giornalista. Le amicizie, anzitutto: quella con Indro Montanelli, “un radicale come me nonostante la diversità di idee, con un solo mandato categorico: l’onestà nel racconto”, quella con Enzo Biagi, anche lui illustre vittima dell’allontanamento dalla Rai, “un’amicizia cementata dal nostro Presidente del Consiglio”. E poi l’avventura televisiva, le telecamere sghembe che “restituivano il vero senso di questo lavoro”. “Biagi mi rimproverava – ha raccontato Santoro- mi diceva che avrei dovuto bussare alla porta degli italiani prima di entrare, io invece entravo direttamente con la mia telecamera sghemba. Ma quelle telecamere per me sono importantissime, usarle in quel modo significa rappresentare non la verità ma la realtà, che dal mio punto di vista sono due cose diverse”. Se si parla più in generale di tv, l’analisi di Santoro è tanto lucida quanto allarmata, la televisione è al centro di un fenomeno degenerativo internazionale, “che in Italia però appare drammatico”. “I programmi oggi vengono prodotti con il 30% in meno delle risorse che si impiegavano dieci anni fa – ha detto- c’è stata un’invasione dei reality show, nei confronti dei quali, sia ben chiaro, non nutro ostilità in linea di principio. Ma se per ragioni industriali si trasformano sei canali televisivi in un reality, cioè si riempie il palinsesto di programmi ad alto rendimento e a basso costo, si ha un risultato devastante in termini di valori. Abbiamo perso anche i valori hollywoodiani, il sogno americano tradotto in immaginario collettivo, quello dell’uomo che con il proprio impegno riesce a vincere delle sfide. La televisione italiana oggi ci trasmette un solo messaggio ed è questo: come si cambia la vita? Col ‘culo’. Apri il pacco giusto. Oppure partecipa a un reality show. Se tutto questo si scarica su un paese già depotenziato allora il messaggio culturale è devastante. Il nostro paese è depresso perché anche la tv è depressa”. A questa preoccupante diagnosi Santoro ha aggiunto una previsione altrettanto preoccupante, quella di un “effetto Scampia” per il piccolo schermo. La tv come un quartiere degradato di periferia, Scampia appunto, dal quale chi può scappa. “Volete sapere a quali conseguenze porterà questa situazione?”, ha chiesto il giornalista. “Quelli che hanno gli strumenti per acculturarsi se ne andranno, e in quella scatola, la televisione, resteranno intrappolati solo i più poveri”.
Le domande di Luigi Caramiello lo hanno poi portato ad affrontare altri temi: la politica, il comunismo, l’impegno da parlamentare. Anche il pubblico è intervenuto con quesiti che esprimevano a volte ammirazione e a volte dubbio su un personaggio che può apparire controverso. “Per quale motivo ha scelto di candidarsi con uno schieramento che quando ha avuto la possibilità di disinnescare la bomba del conflitto di interessi non l’ha fatto?”, ha chiesto uno studente. “In che cosa crede se si è schierato così?”. “Nella nuova veste di parlamentare cambierebbe un po’ la sua prospettiva di giornalista?”, ha chiesto un altro. Qualcuno ha chiesto dell’esperienza in Mediaset, qualcun altro ha posto domande sullo scenario politico internazionale e sull’anomalia del sistema italiano. “Siamo ancora in democrazia?”. Per rispondere a questa domanda Santoro è tornato sulla sua esperienza personale, prendendola a paradigma. “Non siamo in un regime. In un regime non si vincono battaglie giudiziarie contro il regime stesso. La nostra democrazia però presenta attualmente un’anomalia. E noi dobbiamo avere un nostro sogno da mettere in campo. Dobbiamo cercare di far tornare questo paese dinamico e moderno. Uomini normali dovranno farci uscire da una situazione anormale”.
Sara Pepe
Le domande di Luigi Caramiello lo hanno poi portato ad affrontare altri temi: la politica, il comunismo, l’impegno da parlamentare. Anche il pubblico è intervenuto con quesiti che esprimevano a volte ammirazione e a volte dubbio su un personaggio che può apparire controverso. “Per quale motivo ha scelto di candidarsi con uno schieramento che quando ha avuto la possibilità di disinnescare la bomba del conflitto di interessi non l’ha fatto?”, ha chiesto uno studente. “In che cosa crede se si è schierato così?”. “Nella nuova veste di parlamentare cambierebbe un po’ la sua prospettiva di giornalista?”, ha chiesto un altro. Qualcuno ha chiesto dell’esperienza in Mediaset, qualcun altro ha posto domande sullo scenario politico internazionale e sull’anomalia del sistema italiano. “Siamo ancora in democrazia?”. Per rispondere a questa domanda Santoro è tornato sulla sua esperienza personale, prendendola a paradigma. “Non siamo in un regime. In un regime non si vincono battaglie giudiziarie contro il regime stesso. La nostra democrazia però presenta attualmente un’anomalia. E noi dobbiamo avere un nostro sogno da mettere in campo. Dobbiamo cercare di far tornare questo paese dinamico e moderno. Uomini normali dovranno farci uscire da una situazione anormale”.
Sara Pepe








