Musica e matematica, due passioni conciliabili

Due grandi passioni – la musica e la matematica- ed un solo obiettivo: allenare il cervello con gioia. “Ho deciso di iscrivermi a Matematica a 18 anni per applicare il rigore che avevo appreso studiando musica. Dopo il liceo, ho cercato di entrare alla Normale di Pisa ma ho mancato l’ammissione di un soffio” dice Francesco Russo, 26 anni, un diploma in pianoforte e una laurea in Matematica conseguita con il massimo dei voti nel 2003. Racconta com’è possibile trasformare una passione prima in un tema di studio e poi in un lavoro. Argomento centrale della tesi di laurea, un modello algebrico-geometrico applicato ai canoni dell’opera di Bach. “Nella composizione di un brano, si presentano spesso delle simmetrie, evidenti per chi sa leggere uno spartito. Grazie a specifici diagrammi di tempo e frequenza, molte problematiche, tipiche dell’armonia e del contrappunto, possono essere visualizzate e trasmesse anche ad un pubblico di non esperti” spiega Francesco che ha sviluppato, insieme alla prof.ssa Clorinda De Vivo e al prof. Paolo Fergola, un modello matematico applicativo. Il materiale raccolto durante i seminari di RISMA, un corso sul trattamento numerico del segnale sonoro e alcune attività del Dipartimento di Matematica di Caserta, hanno completato la formazione sull’argomento.
“Molte mie scelte sono state condizionate dai maestri, tutti eccezionali, che ho incontrato lungo la strada” prosegue il giovane matematico che spiega quale sia stata, dal suo punto di vista, la difficoltà principale incontrata durante la sua formazione. “Se nello stesso mese avevo esami sia al Conservatorio che all’Università, mi dovevo necessariamente accontentare di voti inferiori al massimo. La media globale, però, è sempre stata buona ed ho concluso tutto entro i tempi previsti”. 
Nel nostro Paese, ci sono molti corsi di musica elettronica, informatica applicata alla musica e fisica nella musica, nessuno di modelli algebrici applicati alla musica. Anche il numero delle riviste di settore è esiguo. Al tempo stesso, le persone con questo tipo di formazione sono pochissime e le offerte di lavoro non sono mancate. “Ho ricevuto proposte da diverse aziende che producono programmi musicali, sia in Italia che all’estero, ma io volevo approfondire gli argomenti affrontati nella tesi e ho scelto il dottorato. La prima volta non ho superato il concorso, ma l’anno successivo è andata benissimo. Ho anche provato l’insegnamento, ma non mi piaceva”. 
Oggi Francesco è dottorando di ricerca  in Algebra con il prof. Francesco De Giovanni (un altro buon maestro). “In questo periodo sono in Germania per ricerche sulla Teoria dei Gruppi Infiniti. Fondamentalmente non ho aspirazioni, né traguardi lontani, mi piace quello che faccio e sono contento”. In questo cammino di formazione, i colleghi rivestono un ruolo importante: “hanno condiviso con me tutte le esperienze, dai concerti, alle conferenze. Si è instaurata una forma di amicizia, professionale e umana, molto bella e difficile da spiegare”.
Simona Pasquale
- Advertisement -




Articoli Correlati