Non solo camici e provette nella Notte Europea dei ricercatori

Dimostrazioni scientifiche, filmati divulgativi, musica, teatro nelle piazze del centro storico: venerdì 22 settembre si è festeggiata “La Notte Europea dei ricercatori”. La manifestazione, sostenuta dall’Assessorato regionale all’Università e alla Ricerca Scientifica, si è svolta contemporaneamente in altre 29 città dell’Unione Europea dalle ore 18 sino a notte fonda. 
Momenti ludici si sono alternati a quelli di approfondimento per destare la curiosità dei passanti e creare un contatto tra il mondo della ricerca e i cittadini.
“Abbiamo ideato un percorso che va dagli studi sul rischio vulcanico a quelli sul patrimonio storico-archeologico” afferma Paolo Cutolo, amministratore della Dicocom, la società promotrice dell’iniziativa, nonché docente di Marketing del Turismo al Suor Orsola Benincasa. “La particolarità del nostro progetto consiste nell’aver coinvolto non solo i Dipartimenti prettamente scientifici ma anche quelli di Archeologia e di Restauro che sono molto importanti in un Paese ricco di storia e di arte come il nostro”, afferma Simona De Luca, co-progettista dell’evento. “Ci auguriamo di far comprendere che il ricercatore non vive in una torre eburnea tra le sue provette ma fa un mestiere appassionante ed utile per il bene di tutti”, sottolinea Cutolo.
“I ricercatori lavorano per la società. Il fine di questa serata vuol essere l’incontro con i cittadini che usufruiscono di questi studi, seppur indirettamente – afferma Giovanni Macedonio, Direttore dall’l’Istituto nazionale di Geologia (Osservatorio Vesuviano)- Siamo qui per farci conoscere personalmente, per mostrare in che modo operiamo e di cosa ci occupiamo. Far conoscere i nostri studi serve per stimolare l’attenzione verso la ricerca e per far capire che sostenerla è fondamentale per qualsiasi progresso civile”.
Mentre i fiati della Contrabbanda rallegrano le piazze del centro, il numero dei curiosi che si fermano agli stand allestiti dai ricercatori cresce man mano che si attenua la luce del giorno 
“C’è parecchio interesse da parte dei passanti. Si fermano sia per domandarci in cosa consista la nostra professione, sia per avere notizie sull’organizzazione dei nostri corsi – sostiene Giorgio Troisi, docente del Corso di Diagnostica del Restauro al Suor Orsola – I ragazzi in procinto di iscriversi all’Università ed i loro genitori si informano sui nostri laboratori e ci chiedono consiglio sulle possibilità di inserimento lavorativo”.
Una particolare attenzione è dedicata ai bambini: la Compagnia degli Sbuffi li ha guidati nella costruzione di grossi pupazzi rappresentanti i ricercatori. Il coloratissimo corteo, scortato dalla banda, si è poi mosso da piazza Dante per giungere a piazza del Gesù dove una nuova attività era pronta per i bambini. I ricercatori del Suor Orsola li hanno invitati ad entrare in un’ampia vasca colma di terreno per sperimentare la procedura di scavo degli archeologi. “Da stamattina abbiamo destato la curiosità degli adulti – afferma Mario Grimaldi, ricercatore del Suor Orsola, responsabile del laboratorio di scavo di Pompei – Stasera possono provare solo i bambini ma il fatto che ci siano arrivate tantissime richieste da parte degli adulti significa che lo scavo è visto come un’operazione divertente. Pochi hanno un’idea precisa su cosa faccia l’archeologo. Sono abituati a veder dall’esterno le recinzioni dei cantieri, a lamentarsi per i lavori della metropolitana rallentati dal rinvenimento di reperti archeologici”. I piccoli si accalcano intorno alla vasca in attesa del proprio turno per ‘giocare a fare l’archeologo’ mentre osservano i loro coetanei che iniziano ad estrarre i primi reperti finti. “All’inizio i bambini si sono tuffati nel terreno ma poi hanno capito che si deve procedere piano piano – racconta Arianna Rizio, ricercatrice del Suor Orsola e organizzatrice dell’esperimento – Divertendosi imparano che lo scavo archeologico non è una caccia al tesoro ma richiede un procedimento scientifico”. “In altri Paesi ho avuto modo di vedere che queste esperienze funzionano molto bene. Avvicinano gli adulti al mondo dell’archeologia attraverso i bambini – prosegue il dottor Grimaldi – Il fine è far percepire lo scavo non più come un limite alla viabilità ma come parte integrante della nostra memoria storica”.
“Questa manifestazione ha un sapore mitteleuropeo perché la cultura incontra la società al di fuori dell’Accademia. Tuttavia è un’esperienza radicata anche nella nostra tradizione perché già i Borbone avevano intuito l’utilità del sapere per la società” interviene il professore di Archeologia e Storia dell’Arte Greca e Romana al Suor Orsola Umberto Pappalardo. Tra i lavori più affascinanti e meno conosciuti vi è quello dell’archeologo subacqueo. Su uno schermo in piazza Dante è proiettato un video che documenta lo scavo archeologico nelle acque di Vivara condotto dal professor Claudio Moccheggiani, il più illustre archeologo subacqueo d’Italia che coordina l’indirizzo di Archeologia del mare al Suor Orsola. Il ricercatore Fabrizio Ruffo ne illustra i vari passaggi mentre Roberta Belli afferma: “data la novità di questo settore, molti genitori chiedono materiale e informazioni sulle attività esterne, sulle lezioni per il brevetto subacqueo, sulla possibilità di partecipare a campagne di scavo. Ne organizziamo spesso in Sicilia perché tra i nostri docenti c’è Sebastiano Tusa, il Soprintendente del Mare per la Regione Sicilia”.
 “La gente è più curiosa del funzionamento dei dispositivi esposti piuttosto che del nostro lavoro” dice Maurizio De Rosa, ricercatore dell’INOA, l’Istituto Nazionale di Ottica Applicata del CNR, mostrandoci uno strumento per la misurazione dei gas emessi dal terreno. “Queste dimostrazioni servono per ottenere visibilità, per far capire l’utilità di ricerche poco pubblicizzate. – spiega il dottor De Rosa – Ma è anche un modo per attirare i giovani ed invogliarli ad iscriversi alle Facoltà scientifiche”.
Ad illustrare ai passanti il meccanismo di sensori in fibre ottiche che rilevano le deformazioni del suolo, è Libera Nasti, neolaureata in Fisica alla Federico II e vincitrice di una borsa di studio al CNR assegnata dal Centro di competenza Ambra. “Si possono usare per studiare i terremoti ma anche in campo industriale. – spiega la dottoressa – In uno stage all’Alenia ho applicato questi sensori sulle calotte degli aerei. Fare ricerca è gratificante. Permette di costruire qualcosa partendo dalle proprie idee”.
Per il visitatore la serata è ricca di appuntamenti: a piazza San Gaetano c’è la ricostruzione virtuale della facciata del tempio di Castore e Polluce, al Conservatorio di San Pietro a Majella c’è uno spettacolo di musica ed immagini a cura del corso di Composizione Musicale ed a seguire un concerto della Jam session dei professori della Federico II diretti dal professor Ennio Forte, Ordinario di Economia dei Trasporti alla Federico II. 
 “Ho trovato molto interessante i filmati scientifici, soprattutto quello dell’Osservatorio Vesuviano. Peccato, però, che manchi uno stand della Federico II. E’ una bella idea per incitare la ricerca e per orientare verso le Facoltà scientifiche” afferma il professor Giuseppe Ferulano, docente di Chirurgia Generale alla Federico II, all’ingresso del Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II dove sta per iniziare ITT (Intorno ai Testi di Testa), uno spettacolo teatrale interattivo per persone e cellulari. “E’ l’unico spettacolo teatrale in cui i telefonini debbono rimanere accesi – interviene il regista della rappresentazione, l’architetto aeronautico Geppino Monti – La scientificità della messa in scena consiste nel rapporto tra realtà reale e realtà virtuale intorno ai testi di un grande scrittore del gruppo ’63. La simultaneità tra attori che recitano, attori registrati, spettatori proiettati su grandi schermi, fotografati, e chiamati sul cellulare fa di questa rappresentazione non uno spettacolo ma un evento multimediale adatto a far riflettere sulle ricadute nel quotidiano dell’avanzamento tecnologico della ricerca”. 
Manuela Pitterà
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