Patalano: “prendo libri e me ne vanto”

“E’ vero. Prendo spesso libri in prestito e ne sono orgoglioso. Vuol dire che lavoro e faccio ricerca” è la risposta del prof. Vincenzo Patalano, professore di Diritto Penale a Giurisprudenza e ProRettore del Federico II, consulente dei rettori che si sono alternati negli ultimi 20 anni, ma anche fra i cattedratici che tengono molti seminari con magistrati ed illustri avvocati, simulazioni di momenti processuali (di cui Ateneapoli ha spesso dato notizia). Ma il motivo di questa intervista è stavolta un altro: l’illustre professore risulta essere il recordman dei docenti che hanno ricevuto libri in prestito dalla Biblioteca Centrale di Giurisprudenza (ben 73) tuttora non restituiti. Naturalmente non è il solo, con lui almeno una dozzina di docenti, tra cui il prof. Aiello, secondo in graduatoria, con una sessantina di libri in prestito (come risulta da informazioni raccolte in questi giorni dal nostro giornale).
Nel confermare ad Ateneapoli di essere “sicuramente” fra i docenti che usufruiscono del prestito libri della Biblioteca, il prof. Patalano afferma: “stampo due libri l’anno, con la collaborazione degli assistenti della mia cattedra, e sono destinatario di una ricerca in corso, assegnatami dalla Regione Campania. Mi dedico alla ricerca scientifica a tempo pieno. È una colpa?”. “Per questo motivo io ed i miei assistenti prendiamo di frequente libri in prestito. Siamo utenti alla pari degli studenti. Del resto,  i risultati di questi studi, diventano aggiornamenti didattici per i corsi, per attività seminariali e convegni scientifici”. Insomma, danno lustro alla Facoltà di Giurisprudenza ed ai suoi studenti. “Attualmente, ad esempio, sto scrivendo sull’Etica degli Affari. Argomento per il quale abbiamo richiesto dieci libri alla Biblioteca”. Gli facciamo notare che però 73 libri presi in prestito in diversi anni e non restituiti, creano qualche problema, soprattutto agli studenti che a seguito del caro libri spesso usufruiscono della Biblioteca. La risposta: “gli studenti vengono prima di tutto. Sono d’accordo. Però è nostra consuetudine, man mano che completiamo le ricerche, di riconsegnare i libri. Se non erro a dicembre abbiamo fatto una consegna. E comunque, quando la Biblioteca ce ne segnala l’esigenza, se possiamo, li restituiamo prontamente”. Ammette anche che tra Dipartimento, gruppo di studiosi della cattedra e lavori a casa, qualche volta un rallentamento nella consegna può capitare. Sembra però cadere dalle nuvole alla notizia di essere il recordman dei libri presi in prestito, un primato che sembra non del tutto apprezzare: “mi sorprende un numero così alto. Comunque credevo che lavorare molto fosse un vanto, non una colpa” e lascia intendere, o almeno così sembra di capire, che Ateneapoli farebbe molto meglio a verificare quanti sono i docenti che non hanno mai chiesto un libro in prestito (forse che non si aggiornano o non fanno ricerca?). Insomma un invito a fare una graduatoria di quest’altra tipologia di docenti. “Io sono consulente del Parlamento e della Commissione Antimafia, ed anche altri miei colleghi svolgono compiti simili, come si aggiornano costoro? Volete mettere alla berlina tutti coloro che svolgono con serietà il proprio compito?”. No, assolutamente. Ma anche gli studenti hanno diritto a svolgere ricerche bibliografiche per le proprie tesi, per i seminari, così gli specializzandi e i dottorandi di ricerca. “Non c’è dubbio. Il problema è che siamo alla guerra fra poveri: i fondi per gli atenei sono sempre di meno, di conseguenza si è dovuto provvedere a tagli alle strutture (i Poli da cui le biblioteche dipendono, ndr), e sono irrisori anche i fondi per la ricerca. Basti un esempio: la mia cattedra, come moltissime altre, ha in dotazione circa 1.000 euro l’anno per l’attività di ricerca. Capisce? Circa due milioni di vecchie lire. Con questa cifra dovremmo: aggiornarci scientificamente, partecipare a convegni nazionali ed internazionali –che significa anche pernottamenti e spese di viaggio-, fornire almeno il rimborso delle spese di trasporto per studiosi stranieri ospiti in Facoltà, abbonarci a riviste ed acquistare libri appunto”. La coperta è insomma troppo corta per tutti. “Facciamo tutti i salti mortali. Ma capisco che gli studenti sono tanti, hanno le loro esigenze e sono disponibile a fare la mia parte”. Sul personale invece continuamente trasferito dalla Biblioteca Centrale a quelle dei Dipartimenti afferma: “non ne sono a conoscenza. Posso solo dire che nella biblioteca di Diritto Penale, c’è una sola unità di personale, acquisita ai tempi della Presidenza Pecoraro Albano (15 anni fa) e che svolge il lavoro di tre persone”.
Paolo Iannotti
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