Più veloci alla laurea con il 3+2

L’ingresso della riforma universitaria ha prodotto una certa regolarità nel percorso di studi: questo il dato che emerge con forza dal progetto “Stella” (Statistiche sul Tema Laureati e Lavoro in Archivio on line), un monitoraggio dei nuovi corsi triennali relativo al triennio 2002/2004 e realizzato dal consorzio Cilea, patrocinato dal Miur e svolto in collaborazione con dodici Atenei italiani (per il Sud il Federico II e, da quest’anno ma in via sperimentale, anche l’Università di Palermo). I dati statistici di Stella hanno permesso di tracciare il profilo dei recenti laureati triennali e del loro inserimento nel mercato del lavoro. E proprio sul versante occupazionale non sono mancate sorprese: stando alle prime stime, il 3+2 sembrerebbe piacere ai laureati.
Il rapporto statistico Stella è stato presentato lo scorso 3 novembre nel Centro Congressi fridericiano di via Partenope. Duplice l’obiettivo della ricerca: “Il nostro è uno strumento rivolto sia all’esterno, al mondo delle imprese, affinché conoscano le caratteristiche dei nostri laureati – spiega Marcello Fontanesi, rettore dell’Università Bicocca di Milano, presidente del Cilea ed anima dell’intero progetto – sia all’interno, agli organi di governo universitari, perché possano meglio comprendere ciò che potrebbero voler modificare ulteriormente”. Insomma, l’analisi di Stella deve fare sostanzialmente informazione. Ne è convinto Guido Trombetti, rettore della Federico II, che ha subito appoggiato l’intuizione di Luciano De Menna, direttore scientifico di Softel, di aderire al progetto. “Non illudiamoci – ammonisce Trombetti – le banche dati degli Atenei non creano occupazione, a meno che le università non forniscano notizie dettagliate alle aziende”.
Una grande opportunità per gli Atenei italiani, dunque, il rapporto Stella, perché permette loro un confronto a livello nazionale e promuove la crescita del sistema università nel suo complesso. Nel suo piccolo, l’Università di Palermo già da anni promuove un’attività di monitoraggio dell’offerta formativa “realizzata dal Cinap, il Centro informativo Ateneo Palermo, attraverso cui – racconta la prof.ssa Ornella Giambalvo – riceviamo un feedback che ci aiuta a correggere e migliorare i nostri CdL”. Ha poi dell’unico l’esperienza che si sta cercando di realizzare all’Università di Pisa. “Per contrastare la nascita di università di serie A e di serie B – sostiene la prof.ssa Nicoletta De Francesco – vorremmo far coesistere l’élite con la massa. Come? Adattando i percorsi alle esigenze degli studenti. Abbiamo già realizzato, per esempio, percorsi ad hoc per gli studenti più meritevoli, destinatari di attività formative aggiuntive“. 
Veniamo ai dettagli del rapporto. Nella ricerca, poco più della metà dei laureati Stella proviene da Atenei lombardi, il 17,5% dalla Federico II e solo il 10,9% dall’Università di Palermo. Quelli di Stella (il 23,3% di tutti i laureati italiani nello stesso periodo di riferimento) sono stati confrontati con l’universo dei laureati contenuto nell’archivio dati del Miur. Operazione complessa, dal momento che si è cercato di delineare la dinamica di un triennio di transizione. “Abbiamo lavorato su tipologie di Atenei molto diversificate per dimensioni, caratteristiche gestionali e localizzazione territoriale”, spiega la prof.ssa Marisa Civardi dell’Università di Milano Bicocca. 
I risultati. Nel triennio 2002/2004 si rileva un incremento costante del numero complessivo dei laureati Stella, con un tasso di variazione medio annuo del 14,6% e un peso maggiore (in tutti gli Atenei) dei laureati nel 2004. Sul piano dell’offerta formativa, i laureati Stella hanno frequentato la bellezza di 1393 diversi corsi di studio. Quanto agli esiti, se il numero di laureati Stella vecchio ordinamento subisce solo una lieve flessione, il numero dei laureati Stella di primo livello aumenta sensibilmente, soprattutto nel 2003, con un incremento del 176,%. 
L’analisi è proseguita per corsi di studio e non per Facoltà, troppo composite per essere indagate adeguatamente. In questo caso, sono i laureati in Ingegneria a fare la parte del leone, per via del maggior peso del Politecnico di Milano. Rispetto all’anno base, il 2002, fatta eccezione per il giuridico, per tutti gli altri gruppi di corso di studio si evidenzia comunque un significativo incremento del numero di laureati Stella. Le variazioni maggiori si hanno per i gruppi psicologico, educazione fisica ed insegnamento; i cambiamenti meno sensibili riguardano quelli chimico-farmaceutico ed economico-statistico. 
Il rapporto Stella ha anche prodotto un’analisi del bacino di utenza dei dodici atenei coinvolti, da cui è emerso un elevato grado di “provincialismo”: per gran parte delle Università, la quasi totalità dei laureati risiede nella stessa provincia. Nello specifico, Palermo registra il valore più contenuto degli studenti provenienti da altre regioni; in contro tendenza le Università di Pisa e Pavia. 
Studi precedenti hanno evidenziato come tipo e voto del diploma di maturità contribuiscono – almeno in parte – all’esito degli studi universitari. Su questo versante, il rapporto Stella riporta che la stragrande maggioranza dei laureati (40,9%) ha frequentato il liceo scientifico; non trascurabile anche il peso del classico. Inoltre, l’analisi per genere mostra una migliore performance delle donne in termini di voto di diploma; più in generale, sembra sia aumentato il voto medio d’ingresso all’università.
E veniamo al capitolo della regolarità negli studi. Un indicatore di permanenza ha misurato la durata dei percorsi di studio dei laureati. I risultati (dal campione si escludono coloro che sono passati dal vecchio al nuovo ordinamento) dicono che aumenta il numero di quanti si laureano nei tempi regolari: la percentuale di laureati in corso è passata dal 14,4% del 2002 al 27,4% del 2004, con percentuali più elevate per le femmine. Inoltre, diminuisce la quota dei laureati che ci mettono il doppio degli anni previsti per legge. “Si va più spediti verso la laurea perché si perde meno tempo per la redazione della tesi – l’interpretazione della prof.ssa Civardi -. Per effetto della riforma, la riduzione dei tempi di laurea si avverte maggiormente nei gruppi architettura, psicologico e politico-sociale”. Quanto al voto di laurea, si registrano differenze forti tra un Corso di Laurea e l’altro. Buono, comunque, il livello: il 67% si laurea con più di 100; il 19,1 con lode. Anche in questo caso, è migliore il rendimento delle donne. 24 anni, la media dell’età dei neolaureati triennali.
La conferenza del 3 novembre è stata anche l’occasione per presentare un’anticipazione degli esiti dell’indagine occupazionale post laurea condotta nel giugno 2005 sui laureati di otto Atenei del gruppo Stella. Stando ai risultati, il 98,2% dei laureati triennali si riscriverebbe all’università, contro il 92,4% di quelli del vecchio ordinamento. Positiva anche la loro collocazione lavorativa: col titolo di primo livello lavora il 50% dei laureati, soprattutto coloro che provengono dall’ambito sanitario. “Insomma, sebbene l’indagine vada ultimata, i laureati Stella gradiscono i nuovi percorsi di laurea perché li portano dritti a lavorare, sia col titolo triennale che con quello specialistico”, l’opinione del prof. Nello Scarabottolo dell’Università di Milano. Sarà vero?
Paola Mantovano
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