Protestano i lavoratori del Federico II

“I contratti firmati vanno rispettati” e “Primi alla CRUI, ultimi alla PEO”. Questo è il tono di alcuni striscioni dei manifestanti in piazza l’11 maggio. Stavolta la protesta non arriva dagli studenti ma dai dipendenti della Federico II.
E’ bollente  la situazione per il personale tecnico amministrativo dell’Ateneo: dopo tre assemblee sindacali, il 3 maggio ad Agraria, l’8 maggio ad Ingegneria ed il 10 nella sede centrale in  corso Umberto I, è scattata l’11 l’assemblea- manifestazione che ha visto l’adesione di oltre mille lavoratori.
“Il grande numero di partecipanti – spiega Massimo Di Natale, segretario CGIL e membro del CdA- segnala una forte sofferenza da parte del personale, che è il riflesso dei tagli che sono avvenuti per tutti gli Atenei”.
La protesta, organizzata dalle tre sigle CGIL, CISL e UIL,  si basa su diverse rivendicazioni a partire dalla mancata approvazione da parte del Revisore dei Conti dell’accordo raggiunto lo scorso luglio tra i Sindacati e l’Amministrazione dell’Ateneo.
“La rivendicazione- spiega anche Alfredo Maiolino, segretario organizzativo CISL- deve essere un momento di contrattazione tra i sindacati e l’amministrazione e non vogliamo interventi di terzi, come il Revisore dei Conti. La copertura economica va verificata prima e non dopo l’accordo”.
Progressione verticale, art.56, ed orizzontale, art.57, sono i punti fondamentali dell’accordo, in  questi giorni messo in forse:  la progressione verticale attivata nel 2002 con l’indizione di 10 bandi non è stata, infatti, ancora messa in pratica, mentre quella orizzontale, che riguarda l’aumento di gradone, dunque di  natura  economica, resta bloccata da cinque anni.
Il personale T.A. ha affrontato in questi anni le grandi trasformazioni che hanno interessato l’università senza una guida, ma subendo continui tagli: dal 1999 il numero di dipendenti è stato ridotto di circa mille unità con sole 200 assunzioni, per un totale attuale di circa 2000 lavoratori.
“Negli ultimi anni sono aumentati i carichi di lavoro- denuncia Generoso Vitagliano, membro del CdA e sindacalista UIL- ad esempio per le segreterie, gli amministrativi negli uffici, la formazione del personale, con pensionamenti non reintegrati e con stipendi più basi di tutto il pubblico impiego. Manca inoltre l’informazione all’interno dell’Ateneo. Ad esempio è stato rinnovato e ristrutturato il CSI senza che i sindaci sapessero nulla”.
Valorizzazione del pubblico impiego, superamento del precariato, rinnovo del modello di contratto, sono dunque  alcuni punti chiave della protesta: attualmente oltre i lavoratori co.co.co, gli stagionali e i ricercatori precari, sono presenti oltre 50 dipendenti giardinieri vivaisti che prestano servizio presso l’Ateneo da 20 anni con contratti semestrali. Ma anche negli uffici di Ragioneria la situazione non è certo delle migliori con una crescente carenza di personale e di dirigenti: su 4 nuovi arrivi sono stati infatti tagliati altrettanti 4 lavoratori e l’unico dirigente, il capoufficio, è in maternità.
“Le difficoltà- spiega Luigi Guerriero, segretario CISL per le Facoltà non mediche- sono ferme sul FFO, perchè se  i finanziamenti, che questo Governo  aveva promesso, sono inadeguati la ricaduta è sulla qualità dei servizi, della ricerca e della didattica. Se le risorse non si recuperano dai tagli operati con il recente Decreto Bersani, uniti ai tagli del Governo precedente, si rischia il collasso. I contratti e la contrattazione integrativa sono strettamente legati al sistema formazione e se ciò non avviene si ha una ricaduta sui lavoratori e sull’organizzazione del lavoro”. “La preintesa firmata- aggiunge- è stata una delle migliori degli ultimi anni, basti ricordare lo sforzo dei sindacati per i ticket, passati da 5 a 7 euro, sul 4% di conto terzi per il personale che non fa ricerca e sui corsi multimediali”.
La formazione è un altro punto forte della questione, manca l’aggiornamento professionale del personale che è costretto ad imparare da autodidatta. “Noi chiediamo più diritti e non solo doveri- dichiarano Concetta e Stefania, due dipendenti di XIII livello, attuale D3, operanti in Biblioteca- Non esiste formazione. Inoltre siamo costrette, per mancanza di personale, a svolgere mansioni che non ci competono”.
“Gli scotti della cattiva amministrazione- spiega Paola, assistente contabile di Ingegneria- ricadono inevitabilmente sugli studenti perché noi non siamo gratificati sul posto di lavoro. La formazione è limitata e quando c’è non è finalizzata, ma è concentrata sulla massa”.
E nelle Facoltà scientifiche, come Ingegneria, dove ci sono diversi laboratori la mancanza di personale e di formazione si fa sentire ancora di più. “Manteniamo aperti i laboratori oltre l’orario previsto- aggiunge Cira, dipendente dell’area tecnica elaborazione dati- senza essere retribuiti perchè non ci sono le quote per gli straordinari”. “I nostri sforzi- commenta anche Antonella,  area tecnica elaborazione dati di Ingegneria- sono solo per aiutare gli studenti, perchè noi lo facciamo gratis”. Ed aggiunge con soddisfazione Vincenzo, amministrativo contabile di Ingegneria “sono molto orgoglioso di quello che faccio. Basta pensare che gli studenti mi hanno regalato una targa d’oro per ringraziamento”.
Se le gratifiche arrivano dagli studenti, mancano invece quelle economiche: un impiegato di  V livello guadagna circa 900 euro al mese ed uno di VIII livello, dirigenziale, circa 1300 euro mensili.
“In Ateneo i dipendenti vengono considerati l’ultima ruota del carro- sostiene Maria, lavoratrice di V livello- Io guadagno, dopo 20 anni di servizio, 950 euro al mese, pago 500 euro di fitto e ho una figlia da mantenere: non riesco ad arrivare a fine mese. Perchè non riducono gli stipendi ai docenti ed aumentano i nostri?”.
Sprechi e stipendi esorbitanti per la classe docente sono le accuse dei lavoratori, che molto spesso si possono considerare sotto la soglia di povertà. “Era ora che si facesse una manifestazione di questo tipo- commenta Pasquale, bibliotecario- Erano 35 anni che non si organizzava una mobilitazione del genere”. 
Al termine della manifestazione-assemblea, i tre rappresentanti delle sigle sindacali, con tre rappresentanti dei Sindacati di Base, si sono recati in delegazione al Rettorato per chiedere un incontro con il Rettore Guido Tronbetti. “Con l’organo amministrativo è stato chiuso il contratto – spiega Carlo Melissa, segretario CISL- Il CdA l’ha bloccato, per questo adesso il nostro interlocutore diventa il Rettore”.
Se  non verrà rivista la posizione sull’accordo di luglio 2006, “la protesta continuerà con gli scioperi- dichiara Di  Natale- ma garantiremo, comunque, che vengano svolte le elezioni del CNSU agli studenti a cui abbiamo scritto, anche, un comunicato di solidarietà”.
Valentina Orellana
- Advertisement -





Articoli Correlati