Terza edizione della Scuola Estiva Arrighetti. L’IA per studiare i papiri ercolanesi

Rotoli carbonizzati sopravvissuti all’eruzione del Vesuvio, testi filosofici sepolti per secoli. A Napoli la papirologia ercolanese continua a vivere tra nuove tecnologie e formazione, e lo farà ancora una volta con la Scuola Estiva di Papirologia Ercolanese ‘Graziano Arrighetti’, alla terza edizione, in programma dal 21 al 26 settembre.

Ad organizzarla è il Centro Internazionale per lo Studio dei Papiri Ercolanesi ‘Marcello Gigante’, in collaborazione con la Biblioteca Nazionale, i Dipartimenti di Studi Umanistici della Federico II e di Lettere e Beni Culturali della Vanvitelli. Tra i coordinatori dell’iniziativa anche la prof.ssa Giuliana Leone, docente di Papirologia Ercolanese, che ad Ateneapoli racconta il valore di un’esperienza pensata per avvicinare i giovani ad un patrimonio unico al mondo: “I papiri ercolanesi costituiscono l’unica biblioteca restituita dall’antichità; alcuni rotoli andarono perduti perché inizialmente non si comprese che fossero libri antichi e vennero scambiati per pezzi di legno bruciato.

Nonostante tutto, quello che possediamo oggi resta una ricchezza straordinaria”. Dietro la nascita del Centro c’è la figura del compianto prof. Gigante, che nel 1969 diede impulso alla ripresa degli studi sui papiri e istituì alla Federico II l’insegnamento di Papirologia Ercolanese.

“Fin dall’inizio il Centro ebbe una forte vocazione internazionale – racconta la prof.ssa Leone – Gigante sostenne giovani studiosi provenienti da tutto il mondo e promosse anche la ripresa degli scavi della Villa dei Papiri”. I rotoli custoditi nella Biblioteca Nazionale restituiscono soprattutto testi legati alla filosofia epicurea, ma non solo: “Ci sono anche opere stoiche perché gli epicurei leggevano gli avversari per polemizzare con loro”. Il valore dei papiri ercolanesi non riguarda soltanto il loro contenuto filosofico, ma anche ciò che raccontano sulla storia materiale del libro antico: “Abbiamo circa 1800 pezzi catalogati e questo permette di approfondire aspetti paleografici, bibliologici e storici”.

Oggi, accanto allo studio tradizionale, si apre anche una frontiera nuova. “Stiamo lavorando insieme a partner stranieri, soprattutto americani, per utilizzare l’intelligenza artificiale nello svolgimento virtuale dei rotoli mai aperti”. L’obiettivo è riuscire a leggere i testi senza srotolarli fisicamente, attraverso tecniche non invasive basate sul sincrotrone e su sofisticati algoritmi digitali: “È un traguardo assolutamente rivoluzionario”.

La Scuola estiva nasce proprio per avvicinare i giovani studiosi a queste nuove frontiere della ricerca. Vi parteciperanno dodici laureandi e laureati Magistrali, dottorandi e dottori di ricerca (selezionati tra quanti si saranno candidati entro fine maggio) con una formazione classica e filologico-letteraria. Le attività alterneranno pratica e teoria. La mattina gli studenti saranno nell’Officina dei Papiri Ercolanesi della Biblioteca Nazionale: “leggeranno papiri inediti al microscopio e lavoreranno con fotografie digitali e strumenti che utilizziamo quotidianamente noi papirologi. Insegneremo loro concretamente il mestiere”.

Nel pomeriggio, invece, le lezioni si sposteranno in Dipartimento, tra filosofia antica, paleografia, archeologia e digital humanities. “Ogni partecipante lavorerà direttamente su un papiro e presenterà i risultati finali della propria ricerca. I contributi più significativi potranno essere pubblicati nelle Cronache Ercolanesi, storica rivista del Centro e punto di riferimento per gli studi sui papiri ercolanesi”.

I risultati delle passate edizioni raccontano già l’impatto dell’iniziativa: “Almeno quattro studenti della Scuola del 2017 oggi collaborano con il Centro o con la Federico II. Alcuni partecipano a congressi internazionali e lavorano proprio sulle nuove ricerche dedicate ai papiri ercolanesi”.
Gi.Fo.

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Ateneapoli – n.9-10 – 2026 – Pagina 13

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