Riforma Gelmini, tutti in piazza

Non si ferma la protesta in tutta Italia contro la riforma Gelmini. Ricercatori, studenti e docenti manifestano nelle aule universitarie e nelle piazze, in attesa, dopo l’approvazione del ddl alla Camera, della discussione in Senato, calendarizzata dopo il 14 dicembre, giorno in cui si vota per la fiducia al Governo. Anche gli Atenei campani fanno sentire forte il loro dissenso. Tra flash-mob, occupazione simbolica dei monumenti (eclatante il blitz pacifico dei professori a Pompei presso la Domus dei Gladiatori, recentemente crollata, con lo slogan “Oggi Pompei, domani gli atenei”), cortei cittadini,  blocco simbolico dei binari in Piazza Garibaldi e a Campi Flegrei, happening nelle strade, occupazione di sedi o rettorati. Prevista per il 10 dicembre, mentre andiamo in stampa, una street parade. Il 14 l’università si salderà in un grande corteo a Roma.
In queste settimane, L’Orientale, Lettere ed Architettura della Federico II sono state le roccaforti della contestazione. Ma blocchi della didattica, per consentire la partecipazione alle assemblee, ci sono stati un po’ ovunque negli Atenei campani: da Fisciano al Sannio, alla Seconda Università. 
Si protesta contro quella riforma che “spezza il nostro futuro e quello del nostro Paese – spiega Roberta Russo, dall’Orientale – E stiamo parlando del nostro futuro prossimo. Noi non ci siamo fermati davanti l’approvazione alla Camera, ma stiamo continuando a lottare contro la distruzione dell’Università pubblica. All’Orientale la situazione è tragica, il nostro Ateneo è già indebitato, e ai tagli nazionali al Diritto allo Studio si aggiungono quelli regionali voluti da Caldoro”. L’occupazione di Palazzo Giusso è stato, dunque, un messaggio che si è voluto inviare al Ministro Gelmini, ma anche uno dei tanti strumenti per canalizzare e organizzare la protesta. “Noi riteniamo che sia arrivato il momento di lottare per difendere il diritto allo studio e ad un’Università pubblica, anche se questo significa sacrificare qualche ora di studio – sono le dichiarazioni di Gianluca Torelli, dal Movimento di Lettere della Federico II – Siamo tutti chiamati a protestare, a informare l’opinione pubblica, a difendere il nostro futuro. Noi non vogliamo che si mantenga lo status quo, come vogliono far credere dal Governo, ma non è detto che per cambiare le cose bisogni tagliare l’istruzione e la cultura. Al contrario, in un momento di crisi economica vanno fatti investimenti proprio nella ricerca e nella formazione”. Come sempre molto creative, le forme di protesta di ‘Architettura Pre-Occupata’: una delegazione di studenti simbolicamente imbavagliati si è recata verso il Museo Madre, dove si inaugurava la mostra fotografica ‘O Vero-Napoli nel mirino’, e con  ‘vignette protestanti’ ha percorso tutte le sale della mostra sovrapponendosi alle foto esposte. “Le ‘vignette protestanti’ hanno vivacizzato il vernissage suscitando sorpresa e raccogliendo il sostegno dei visitatori”, raccontano. Non sono mancati momenti di informazione pubblica e solidarietà con altri settori impoveriti dalle politiche governative. Un grande corteo, che ha raccolto studenti dell’Orientale e della Federico II, si è diretto prima all’Agenzia delle Entrate e poi al Teatro San Carlo, “per solidarizzare con le lotte degli artisti anch’essi in sensibile difficoltà per i tagli finanziari alla Cultura imposti dall’attuale Governo”. Fa sapere Roberta de L’Orientale: “abbiamo organizzato un incontro con l’attore Luigi Lo Cascio  per spiegare come la questione cultura si unisce a doppio filo con quella dell’Università”. Un vero e proprio happening è, invece, quello messo in scena dai ragazzi di Lettere Federico II in Piazza San Domenico: “un’aula studio all’aperto. Abbiamo portato banchi e sedie per studiare in piazza – spiega Gianluca – in risposta alle dichiarazioni di Silvio Berlusconi sui veri studenti che stanno a casa a studiare invece che protestare”. 
E’ nato anche il Coordinamento Nazionale dei Professori Associati (CoNPAss) che, riunitosi in assemblea nella sede centrale della Federico II, ha  ribadito l’adesione al Manifesto per l’Università Italiana approvato a Roma il 15 novembre dal Comitato Nazionale e ha espresso “forte dissenso e ferma opposizione all’impianto generale del disegno di legge di riforma dell’Università pubblica, fortemente penalizzante per essa, per i giovani e per le famiglie, a tutto vantaggio delle università private e delle fondazioni che le gestiscono”. 
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